David Borrelli, il caso è oscuro. Giua: come se Minniti…Valentini: ecco i retroscena

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2018 11:22 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2018 11:22
David Borrelli, il caso dell'eurodeputato M5s è oscuro. Giua: come se Minniti...Valentini: ecco i retroscena

David Borrelli, il caso è oscuro. Giua: come se Minniti…Valentini: ecco i retroscena (foto Ansa)

ROMA – “Il caso Borrelli va chiarito. Le motivazioni dell’uscita di scena di uno degli uomini chiave dell’ecosistema a 5 Stelle – per di più a meno di tre settimane dal voto politico – devono essere rese pubbliche. È come se Marco Minniti, per fare un nome, lasciasse oggi il governo…”

Il caso è quello di David Borrelli, uscito dal Movimento a poche settimane dalle elezioni in circostanze che nessuno, fuori dall’inner circle di Grillo e Casaleggio, ha capito. Il lapidario messaggio su Twitter è di Claudio Giua, già direttore del Tirreno e del Mattino di Padova e co fondatore di Kataweb.

Sono affermazioni dure e pesanti, il paragone non è banale. Valerio Valentini, sul Foglio, offre una spiegazione.

“Sulle prime si ipotizza un suo coinvolgimento nel pasticcio dei bonifici. Però, sin dall’inizio, molte cose non tornano. E lui non aiuta a chiarirle: semplicemente lascia Treviso poco prima che la sua abitazione venga cinta d’assedio da cameraman e cronisti, e va via insieme alla sua compagna, Maria Angela. […] Chi riesce a parlarci, con Borrelli, riferisce del suo stesso stupore nell’apprendere del patetico riferimento ai “motivi di salute” cui fa cenno la nota stampa diffusa dal gruppo grillino a Bruxelles. “Quel comunicato non l’ha scritto lui: a Laura Agea – capodelegazione M5s all’Europarlamento – devono averglielo dettato altri”. Voci, anche queste. Che però ruotano tutte intorno allo stesso nome: Cristina Belotti. E qui si arriva al nodo della questione, allo scontro che forse ha determinato la rottura e che esige, però, un passo indietro.

“Quando nel 2014 viene eletto alle europee con 26.000 preferenze, Borrelli a Bruxelles è l’uomo forte della Casaleggio. Gode della stima incondizionata di Gianroberto, con cui condividono la passione politica sin dai tempi della Lega. Entrambi bossiani quando Bossi era quel Bossi, sono tutti e due convinti di una cosa: che in fondo nell’ascesa del Carroccio ci siano i prodromi del trionfo del Movimento. A Borrelli – consigliere comunale a Treviso sin dal 2008, quando il M5s ancora non esisteva e infatti lui si candidava a sindaco con la lista “Grilli Treviso” – Gianroberto Casaleggio demanda il compito di avvicinare imprenditori e artigiani del nord-est; è Borrelli l’organizzatore dell’incontro con la Confapri alla vigilia delle elezioni del 2013; è Borrelli che indicherà ai vertici del Movimento Massimo Colomban, che di Confapri è uno dei fondatori, quale assessore alle Partecipate per il Campidoglio.

“Nel maggio del 2016 viene nominato socio di Rousseau, la piattaforma online del Movimento che ne è in realtà la vera centrale operativa, ben stretta nella mani di Davide Casaleggio. Perché lui? Forse perché davvero la sua designazione è stata una delle ultime volontà di Gianroberto, morto con la consapevolezza che la sua creatura politica era già stata snaturata. Forse perché, come qualche parlamentare sussurra, Grillo “ci ha voluto mettere almeno uno dei suoi, dentro Rousseau”, per limitare il dominio del giovane Casaleggio, e ha scelto Borrelli.

“Per Borrelli l’intesa con Davide Casaleggio non scatta mai. E i rapporti s’incrinano ancor più dopo la fallimentare trattativa con l’eurogruppo dell’Alde, di cui Borrelli si era fatto garante, e di cui viene dunque ritenuto responsabile. Insieme a lui viene declassato anche Filippo Pittarello, pure lui ai ferri corti con Casaleggio jr, rimpiazzato nel ruolo di portavoce da Cristina Belotti, giovane rampante che s’è già fatta notare sfilando di mano la web-tv grillina “La Cosa” a Matteo Ponzano e poi – dicono i maligni – facendo le scarpe allo stesso Pittarello.

“Borrelli sente puzza di bruciato: forse, memore della concessione fatta a Bugani, chiede anche lui un paracadute. Ma non lo ottiene. […] La “nuova linea” del M5s non gli piace, la svolta governista, istituzionale, gli appare un tradimento inaccettabile. […]

“Ormai è inevitabile il divorzio. Che arriva però in tempi sospetti, a venti giorni dal voto del 4 marzo e nel bel mezzo della buriana sui bonifici farlocchi dei parlamentari. E infatti c’è chi dice che anche Borrelli tema di essere colto in flagrante, specie dopo aver scoperto che “Le Iene” gli sono alle costole.

“Lui, a quel punto, un messaggio se lo scrive da solo, e lo pubblica su Facebook. “Non ho problemi di salute e non ne ho mai accennato. Auguro al MoVimento 5 Stelle una strada costellata di ambiziosi traguardi e grandi successi”. Poi, l’annuncio: “Ora è arrivato per me il momento di cambiare percorso. Nella vita mi sono sempre occupato con grande intensità di imprenditori e risparmiatori. Per questo ho deciso di aderire ad un nuovo progetto: un movimento, che nascerà a breve, e che si occuperà proprio di imprenditori e risparmiatori. Lo devo a loro, lo devo alla mia vita””.

Mistero su quel che sarà, prevede Valentini: “Anche se forse qualcosa già s’intravede. La creazione di un’associazione “in difesa dei cittadini che si sono visti azzerare i loro depositi nelle due banche venete”, è un qualcosa di cui Borrelli parla da tempo, con chi gli sta vicino. Quanto ai compagni d’avventura, è probabile che ci sia anche Colomban, che da ottobre – da quanto, guarda caso, Borrelli è entrato in rotta di collisione con Casaleggio – si è liberato dei suoi incarichi istituzionali romani, rassegnando le dimissioni. Scontato, invece, sembra il coinvolgimento dell’avvocato Gaetano Roberto Filograno, professore associato di Diritto privato all’Università di Bari. E’ con lui che Borrelli ha curato il ricorso presso la Corte europea dei diritti dell’uomo “a difesa di risparmiatori e azionisti di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza”, promosso appunto dal M5s, ed è con lui che è intervenuto, proprio su questo tema, nella tappa trevigiana del Rally Tour, la peregrinazione elettorale di Luigi Di Maio. Era il 10 dicembre, e il candidato premier sedeva accanto all’eurodeputato veneto. E forse entrambi già sapevano che era l’ultima volta“.