I Bot fanno il tutto esaurito e i Bund no. Rodolfo Parietti, Giornale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Maggio 2014 12:09 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2014 12:09
I Bot fanno il tutto esaurito e i Bund no. Rodolfo Parietti, Giornale

I Bot fanno il tutto esaurito e i Bund no. Rodolfo Parietti, Giornale

ROMA – “I Bot fanno il tutto esaurito e i Bund no: rendono poco” scrive Rodolfo Parietti del Giornale: “Preferite guadagnare uno 0,5%, oppure più del 2%? Atten­ti, la risposta non è così sconta­ta. Non almeno quando si parla di titoli di Stato, i cui rendimen­ti sono legati a doppio filo alla durata del bond. Capita così che un tasso di interesse inferio­re al mezzo punto percentuale attiri gli investitori con la poten­za di una calamita. È successo ieri, con il Tesoro che ha colloca­to 6,5 miliardi di Bot semestrali senza peraltro riuscire a soddi­sfare tutte le richieste, di 1,7 vol­te superiori all’offerta. Chi è riu­scito a mettere le mani sul Buo­no, ha accettato di incassare ap­pena uno 0,492% (0,594% in aprile)”.

L’articolo completo:

Dietro al successo dell’asta, un esito elettorale che ha quasi annichilito le spinte populiste del Movimento 5 Stelle e conso­lidato il peso di Matteo Renzi, ora atteso a un non facile compi­to ri­formista dentro i confini na­zionali e a tro­vare, a livello europeo, la quadra neces­saria per­favori­re crescita e oc­cupazione. Il ri­po­sizionamen­to delle lancet-te sul versante della stabilità politica è d’al­tronde alla base del raffredda­mento dello spread, sceso a quota 157. Dal picco della scor­sa settimana, quando nessuno avrebbe scommesso un cent sull’affermazione quasi bulga­ra del Pd, sono oltre 40 punti in meno. Per via XX Settembre si­gnificano un risparmio (teori­co) di circa 3,5 miliardi sugli in­teressi pagati sul debito.
Ma il calo delle tensioni, visi­bile anche nello scivolamento dell’euro sotto 1,36 dollari, ri­manda anche alle misure che la Bce prenderà giovedì prossimo per contrasta­re i rischi di deflazione e per indeboli­re il cambio. Scontato un duplice ta­glio dei tassi (sia quello di riferimento, sia quello sui depositi), re­sta ancora qualche margine di incertezza sulla possibile im­plementazione di una nuova iniezione di liquidità destinata all’economia reale. Mario Dra­ghi è però già in movimento: do­mani scoprirà le carte del piano predisposto con la Banca d’In­ghilterra per rivitalizzare il mer­cato degli Abs, i titoli che carto­larizzano i prestiti a famiglie e imprese. Improbabile, invece, l’acquisto diretto di titoli di Sta­to, un’opzione che da sempre incontra il fuoco di sbarramen­to della Bundesbank.

Peccato, però, che la banca centrale tedesca faccia in casa propria esattamente ciò che vorrebbe impedire alla Bce. Ie­ri, e per la seconda volta in una settimana,l’asta dei Bund è sta­ta un fiasko , per dirla con i tede­schi. Un flop di domanda per il trentennale, proposto con un rendimento del 2,25 giudicato insufficiente dagli investitori. Così, come già accaduto in pas­sato, la Buba è intervenuta per acquistare l’invenduto .Che sa­rà poi ricollocato sul mercato secondario. Di fatto, Jens Weid­mann si comporta come un pre­statore di ultima istanza verso lo Stato tedesco. Un comporta­mento non proprio in ossequio a quei “sacri“trattati,tanto dife­si da Berlino quando di mezzo ci sono i Btp o i Bonos spagnoli, che vietano un finanziamento monetario del disavanzo.
2,25%