I nostri Bot vanno alla grande, Rehn smentisce sé e Monti: manovre basta

Pubblicato il 12 Maggio 2012 11:16 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2012 13:12

“Ritorna la paura dei derivati”  (Sole 24 Ore) con 2 miliardi di dollari di perdite per J.P.Morgan, ritorna il terrorismo anarchico (Corriere della Sera),  Equitalia, contro cui “l’Italia si rivolta” (Fatto Quotidiano) è diventata bersaglio della “Guerra col fisco”  (Libero),  il Governo annuncia 2,3 miliardi per “Poveri e Sud” (Repubblica, ma anche Corriere della Sera e Stampa). Dice che domani torna il freddo, ma bastano queste notizie a rovinare questo sabato di sole.

Repubblica apre con “il piano” di Monti per poveri e sud, non precisa il numero del piano perché se ne è perso il conto, ogni giorno c’è un nuovo piano che poi, subito dopo l’annuncio, finisce negli scaffali della burocrazia, oggi virtuali ma sempre polverosi. Il Mattino sembra più scettico e colloca l’annuncio a secondo titolo: “Piano anti povertà, al Sud 2 miliardi”. A Napoli ne hanno viste tante e sentite di promesse ancora di più. Meglio una scelta di cronaca, per il Mattino, con l’assalto alla sede di Equitalia.

Nessun giornale sembra registrare la vocina di Giulio Tremonti: “Sono sempre gli stessi soldi, si pensava fossero già stati spesi, oggi ci dicono che vengono destinati ad altra finalità ma l’impressione è che siano sempre gli stessi, non un euro in più: come i carri armati di Mussolini che giravano sempre”. Peccato che fino a novembre c’era proprio lui sul ponte di comando e l’ammissione è grave: non li avevano spesi a sua insaputa. Ora li hanno ritrovati, meglio tardi che mai. Se Mario Monti se ne stesse di più in ufficio a studiare le carte, invece di andare a concerti in Vaticano (Corriere della Sera) chissà quanti altri soldi salterebbero fuori che non sono stati spesi e potrebbero essere utilmente reindirizzati.

Ma tra un concerto e l’altro ieri Monti ha trovato anche il tempo per una frase storica “Non siamo una colonia della Ue”, come riporta il Corriere della Sera, primo titolo di prima pagina. Repubblica ha più il senso della misura e titola a pagina 6: “L’Italia non diventerà una colonia”. Ma sullo stesso Corriere, la vignetta di Giannelli coglie il coté ridicolo: si vede Monti, vestito da re delle banane, sotto un ombrellone da cerimonia retto da Piero Giarda vestito da senatore romano. Il fumetto è: “Non siamo una colonia, siamo uno stato sovrano”. Angela Merkel, vestito coloniale con tanto di caschi, frustino e stivali, li guarda severa e rende il lato comico della situazione.

Che siamo colonia lo aveva scritto in agosto lo stesso Monti sul Corriere della Sera (come ricorda Stefano Feltri sul Fatto di oggi) e lo ha confermato il vice presidente dell’Unione Europea Olli Rehn il quale ha pensato bene di tranquillizzarci un po’, anche se dopo un trafelato inseguirsi di comunicati e smentite che fa temere comunque il peggio. Non c’è bisogno, ha detto “di manovre aggiuntive” (Sole 24 Ore), tagliandola col balletto di minacce più o meno velate con cui si sono inseguiti sui giornali Monti e il ministro dello Sviluppo Corrado Passera.

La realtà, come ben sappiamo, è un’altra e trova conferma in un articolo del Fatto, dove Stefano Feltri racconta: “Altro che Bce, la lettera tagliatutto fu scritta a Roma. La denuncia di Tremonti a Servizio Pubblico. Tutto cominciò con i documento di Draghi e Trichet che non fu subito da Berlusconi, ma negoziato da lui”. Autore materiale Renato Brunetta. Secondo Feltri la lettera fu voluta da Berlusconi come “una assicurazione sulla vita”, ma appare più probabile che Berlusconi volesse servirsi dell’ombra severa della Banca centrale europea come spauracchio per convincere Umberto Bossi e la sua Lega a mollare sulle riforme. Non ci riuscì e cadde proprio infilzato dalla inadempienza alle indicazioni di quella lettera.

Gli assalti a Equitalia hanno la loro parte nelle prime pagine di oggi, molti giornali portano grande la foto dell’assalto alla sede di Equitalia di Napoli. “Equitalia nel mirino, guerriglia a Napoli” titola in apertura il Mattino. Non si può tacere il dubbio che un po’ sia una sceneggiata, però i manganelli sono veri. “In guerra col fisco” è il titolo di Libero. “Irresponsabile darci colpe” è la difesa del Messaggero. Il Fatto dà il quadro: ” Assalto alla sede di Napoli, pacco bomba a Roma, a Milano un imprenditore aggredisce due impiegati. Sono ormai 270 le intimidazioni contro chi per legge deve riscuotere le tasse”).

Equitalia ha il merito di far pagare chi fino a ha pensato che intanto in Italia se se furbo non ti cercano mai e questo merito, a onor del vero, non è di oggi, perché l’azione esattiva di Equitalia fa parlare di sé da qualche anno. Ha il demerito di non cercare di distinguere tra i furbacchioni grandi e piccoli e le vittime delle disfunzioni a livello pratico di un Paese dove spesso le notifiche non arrivano, le raccomandate si perdono, la firma la mette il vicino che poi si scorda…

Dopo qualche giorno dalla gambizzazione dell’ad dell’Ansaldo Nucleare è arrivata la rivendicazione: dal 7 al 10 maggio. Dice che “la firma è anarchica” (Stampa), anzi è “la minaccia degli anarchici” (Corriere della Sera, Messaggero): “Colpiremo altre sette volte” (Il Secolo XIX”),  “Ci spareranno 7 volte” (Giornale). Carlo Bonini su Repubblica ci spiega che è “un salto di qualità”.

Il terrorismo fa paura, perché colpisce secondo una logica che sfugge a chi non vi si immedesima, ma i danni che produce sono di immagine più che materiali. Nessuno si impressiona ad esempio per i morti in incidenti stradali. Lo stesso giorno dell’azzoppamento di Adinolfi, fu  data la notizia che nel fine settimana c’erano stati 21 morti. Solo che il loro destino era stato scelto da una Autorità inappellabile, mentre quello di Adinolfi era dipeso da sconosciuti che si erano arrogati quel diritto.

Ma oggi il vero titolo da paura è quello con cui apre il Sole 24 Ore: “JP Morgan annuncia un buco di due miliardi di dollari por le scommesse sbagliate su Cds aziendali. Ritorna la pausa dei derivati”. Ricordiamoci che la presente recessione mondiale (che Monti ha aggravato ma che è in corso dal 2008) nacque proprio sulla fine della bolla dei derivati sulla casa in America. Sul Corriere della Sera altri particolari: “Un trader fa cadere gli invincibili. Un maxibuco da due miliardi di dollari in poche settimane”. Non vi preoccupate se avete azioni di JP Morgan: i suoi profitti netti sono stati di 19 miliardi di dollari, si proprio così, nel 2011. JP Morgan, ha notato il New York Times che per primo ha dato la notizia on line ieri mattina, è uscita dalla crisi del 2008 come la “più grande banca americana”. Ma la perdita, così, in pochi giorni, di quelle dimensioni, dimostra come sia facile caderci e ricaderci e perdere immense quantità di denaro.

La dimensione della perdita di JP Morgan è facile da capire, se si pensa che proprio ieri il Tesoro italiano ha piazzato dieci miliardi di Bot, e si tratta di un intero Paese al confronto di una singola banca. E possiamo anche notare con soddisfazione (Sole 24 Ore) che l’asta è andata alla grande, a fronte di una richiesta doppia.

Una nota di malinconia dallo sport. La Gazzetta dello Sport dedica la prima pagina alla “domenica degli addii” del Milan, da cui escono Nesta, Gattuso, Inzaghi e Zambrotta e della Juventus, per la partenza di Alessandro Del Piero. La storia di Del Piero lascia l’amaro in bocca, come racconta Maurizio Crosetti su Repubblicaa: “Del Piero dice no a Agnelli: nessuna festa di saluto”.