Rassegna Stampa

Brunetta torna all’attacco: stipendi Rai più trasparenti. Andrea Cuomo sul Giornale

Brunetta torna all’attacco: stipendi Rai più trasparenti. Andrea Cuomo sul Giornale

Brunetta torna all’attacco: stipendi Rai più trasparenti. Andrea Cuomo sul Giornale

ROMA – “Brunetta torna all’attacco: stipendi Rai più trasparenti ” scrive Andrea Cuomo del Giornale:

Brunetta-Polifemo non ci sta: gli tappano un occhio e lui ne apre un altro. Quello con cui vigila su Mamma Rai. Il ca­pogruppo di Forza Italia alla Ca­mera si è visto oscurare dopo quattro mesi il sito raiwatch.it , aperto il 5 settembre scorso, in seguito alla decisione del Tribu­nale di Bologna b­asato su un ri­corso della Rai per l’uso della si­gla dell’azienda nel nome? Ed eccolo ripartire da ieri con un nuovo sito, nuovo nome ( tvwa­tch. it ), medesimo scopo: moni­torare l’attività dell’emittente di Stato. Uno strumento di de­mocrazia, dal momento che la Rai appar­tiene al mini­stero del Teso­ro e quindi ai cittadini, che peraltro con­tribuiscono a finanziarne l’attività gra­zie al canone.
«La Rai – sostiene Brunetta ­ha sottoscritto con gli italiani che pagano il canone un con­tratto per cui è tenuta a rispetta­re la sua natura di servizio pub­blico ».

Un servizio che significa essenzialmente «offrire un pro­dotto di qualità che rispecchi i valori di fondo su cui si regge la civile convivenza». Ma anche pluralismo, par condicio, tra­sparenza. Per questo il sito si struttura in quattro categorie te­matiche: l’area compensi, che pubblica gli stipendi di dipen­denti e consulenti e gli emolu­menti di ospiti, conduttori e re­gisti Rai; l’area fornitori,che get­ta un occhio sulle aziende affi­datari di contratti pubblici per beni, lavori e servizi; l’area plu­ralismo, dove sono consultabi­li tutte le interro­gazioni presen­tate sulle trasmissioni Rai e le ri­sposte fornite dai vertici azien­dali; infine l’area dedicata al­l’Osservatorio di Pavia, un isti­tuto di ricerca e analisi della co­municazione che da vent’anni monitora sia i media tradiziona­li si­a quelli legati alle nuove tec­nologie. Ma il sito è basato an­che sull’interazione dei cittadi­ni. Che ad esempio possono vo­tare og­ni trasmissione Rai in ba­se a qualità, contenuti ed equili­brio. Ma anche esprimersi e se­gnalare.
Insomma, Brunetta riparte. Ma l’oscuramento di raiwatch. it è una ferita ancora aperta. An­che perché passata quasi sottosilenzio degli organi di stampa: «Ci spiace constatare che non si è udita alcuna sia pur sommes­sa voce di solid­arietà o tantome­no di protesta per la ferita all’ar­ticolo 21  della Costituzione, al­lorché il 5 gennaio scorso il Tri­bunale di Bologna, su ricorso urgente della Rai, ha soppresso questo strumento di conoscen­za e di democrazia, poiché figu­rava nel suo titolo quel nome che credevamo appartenesse a tutti gli italiani,per l’ovvia ragio­ne che è dello Stato ed è finan­ziato con il canone ». Ma i vertici di viale Mazzini non l’hanno pensata così e «non potendosi rivolgere contro i parlamenta­ri, la cui manifestazione del pensiero e attività politica gode di una tutela costituzionale raf­forzata » se la sono presi «con la società che svolgeva le funzioni di provider del sito, fornendo semplicemente il know-how tecnico». Per questo Brunetta ha cambiato formula: «Mi sono assunto personalmente la re­sponsabilità giuridica del nuo­vo sito ». Infine i sarcastici augu­ri: «Buon lavoro e buona libertà di stampa per tutti, ma proprio tutti, persino per chi non è di si­nistra ». Naturalmente a Mam­ma Rai piacendo. 

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