La burocrazia costa cinque miliardi l’anno, Dario Di Vico sul Corriere della Sera

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 gennaio 2014 12:24 | Ultimo aggiornamento: 8 gennaio 2014 12:24
"Imprese, se la burocrazia costa cinque miliardi l’anno ..."

“Imprese, se la burocrazia costa cinque miliardi l’anno …”

ROMA – Quando la burocrazia costa cinque miliardi l’anno, l’inchiesta è del Corriere della Sera: “Il titolare di una piccola azienda lavora in media 45 giorni l’anno per tutti gli adempimenti di legge”.

L’articolo di Dario Di Vico:

La lotta contro la burocrazia è poco studiata sia dagli economisti sia dai sociologi e la verità è che non le è mai stata riconosciuta una vera dignità. Chi denuncia l’oltraggio amministrativo è raffigurato come qualcuno che «si lamenta» e nella buona sostanza non capisce come i controlli siano in realtà il tributo che l’iniziativa privata «deve pagare» per la sua stessa natura al bene comune. In questa visione, ancora predominante nonostante il passaggio di secolo, il burocrate è investito di una funzione pubblica mentre l’imprenditore è un individualista che cerca solo il suo personale profitto.

Il risultato di questa discriminazione ha dell’incredibile: il titolare di una piccola impresa lavora (direttamente) 45 giorni l’anno in media per lo svolgimento di adempimenti burocratici e in più deve utilizzare allo stesso scopo il tempo dei suoi dipendenti per una media di 28 giorni l’anno.
Il dato emerge da una ricerca che la Cna ha affidato all’Ipsos e che segnala un altro dato anacronistico: la burocrazia batte anche la tecnologia perché l’avanzata del processo di automatizzazione finora non ha semplificato le procedure — come ci saremmo attesi — bensì ha generato nuove incombenze. Non siamo ancora riusciti a far coesistere Internet, la trasparenza e la semplificazione. Ogni governo che si alterna a Palazzo Chigi propone nel discorso di insediamento un proprio pacchetto di misure per la semplificazione ma i risultati hanno lasciato quasi sempre a desiderare perché magari quelle misure di riduzione del carico vengono bilanciate da nuovi provvedimenti culturalmente orientati ancora una volta a «controllare» l’impresa e di fatto a metterle i bastoni tra le ruote. Così facendo però il costo in euro dei 45 giorni lavorativi bruciati dal titolare di un’impresa e dei 28 giorni dei suoi dipendenti arriva in media a 11 mila euro l’anno. L’Ipsos ha moltiplicato questa cifra per quante sono le piccole imprese italiane ed è arrivata a indicare in 5 miliardi l’anno il costo della burocrazia made in Italy. Per avere un termine di raffronto varrà la pena ricordare come l’Imu pagata dalle stesse imprese, sempre in un anno, ammonti a 9 miliardi.
Un terzo degli adempimenti burocratici sono giudicati dagli imprenditori della Cna «indebitamente attributi alle aziende» da un apparato pubblico, che seppure appare mastodontico non riesce (paradossalmente) a coprire le esigenze che ha creato. La fenomenologia raccontata dagli artigiani parla non solo «di un sacco di tempo perso» ma anche di facilità di errori dovuti alla complessità delle norme, di difficoltà a comprendere le richieste dell’amministrazione e dell’insopportabile obbligo di fornire più volte le stesse informazioni ai vari enti della pubblica amministrazione. Le buro-pratiche richieste più largamente riguardano la tracciabilità del contante e il Durc, il Documento unico di regolarità contributiva mentre l’adempimento giudicato più problematico è il Sistri, il Sistema di tracciabilità dei rifiuti.