Buzzi e Carminati al telefono: “Famme fa un campo rom, me compro tre case”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Giugno 2015 9:50 | Ultimo aggiornamento: 5 Giugno 2015 9:50
Buzzi e Carminati al telefono: "Famme fa un campo rom, me compro tre case"

Buzzi e Carminati al telefono: “Famme fa un campo rom, me compro tre case”

ROMA – “Famme fa un campo rom, no? De case te ne compro te”. Così al telefono Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, ritenuti i due capi dell’organizzazione di cui si occupa l’inchiesta Mafia Capitale, chiacchieravano al telefono. A rovistare, atti alla mano, nelle loro conversazioni è stato Mattia Feltri per La Stampa. Non inquieta soltanto il contenuto delle conversazioni, ma anche il tono. I due si lamentano perché mentre i loro contatti sono “in vacanza” loro sono costretti a ” sta’ sul pezzo pe’ magnasse un pezzo de’ caciotta”

Scrive Feltri:

 Ma non è tanto importante chi parla, piuttosto che si dice e come lo si dice, «vivo modestamente, c’ho una barca e un cavallo», spiega uno, e un altro ricorda di quando andava a Ventotene col traghetto, «con l’altra moglie che c’avevo, con la pupa piccola… accaldati co’ la navetta e arrivava ’sto stronzo con la barca…». È una gran fatica, («tutti in vacanza amico mio, siamo rimasti io e te, io e te a guarda’ il bidone, me pare tutti in vacanza ’sti pezzi de’ merda, poi si lamentano che no… che non vendono i prodotti, ma vaffanculo, ma va») e dunque «famme fa’ un campo nomadi, no?! Te ne compro tre di case, no una!», e dunque, ancora, «chiunque viene, Cherubini, Capponi, Politano, fra’ cazzo da Velletri, basta che vie’ qualcuno».

Non mancano passi inquietanti. Come quando si parla di fare incontri in aperta campagna perché non si sa mai come può andare a finire:

Il problema semmai è intendersi, due parlano di un tizio che deve arrivare a dargli una mano, non sanno bene chi sia, questo tizio glielo ha mandato uno che si chiama Di Maio, e allora uno suggerisce all’altro di parlare con «Di Maio e vedi un attimo chi cazzo è insomma, perché se è un ergastolano a noi va benissimo». I gusti non si discutono. Qui, per esempio, si legge di un incontro tenuto «in aperta campagna perché se andava male lo sotterrava lì», dove il sotterratore era il solito Carminati e il potenziale sotterrato un povero emissario.

La parola più usata? L’insulto “mortacci tua”. Ancora Feltri:

Sui defunti si insiste molto: «Giordano è un porco, li mortacci sua…», «li mortacci tua, te possono arresta’…», «ci hanno tolto un altro cinque per cento, li mortacci loro», «’ndo stai Danie’?», «a Porto Cervo», «mortacci tua!». Siamo sempre un po’ nervosetti, ci si spacca la schiena ma un po’ di rassicurazioni ci vogliono: «Che progetti c’avete? Perché voi fate li progetti… la politica… adesso che progetti c’avete? Teneteci presenti per i progetti che c’avete. Che te serve? Che cosa posso fare? Come posso guadagnare, che te serve il movimento terra? Che ti attacco i manifesti? Che ti pulisco il culo?… Ecco, te lo faccio io, perché se poi vengo a sape’ che te lo fa un altro, capito?, allora è una cosa sgradevole…».