Calciopoli, la verità della Corte: è la Juve a dover risarcire la Figc. Paolo Ziliani, Il Fatto Quotidiano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 agosto 2015 12:25 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2015 12:25
Luciano Moggi (foto Ansa)

Luciano Moggi (foto Ansa)

ROMA – “Avete presente – scrive Paolo Ziliani del Fatto Quotidiano – i 444 milioni che la Juventus, da anni, minaccia di chiedere alla Figc come risarcimento per i danni che le sentenze di Calciopoli, nell’estate 2006, le avrebbero arrecato: a spanne 130 milioni per il calo in Borsa, 80 per la mancata partecipazione alla Champions, 100 per la svalutazione del marchio, 50 per la diminuzione dei diritti televisivi più ammennicoli vari?”

L’articolo di Paolo Ziliani: Beh, una boiata pazzesca. Grazie alla pubblicazione delle motivazioni con cui la Cassazione ha dichiarato prescritto (ma non assolto) Antonio Giraudo, l’a.d. della Juventus che era stato condannato in appello a 1 anno e 8 mesi per associazione a delinquere e frode sportiva, la realtà che emerge, messa nero su bianco dai giudici, è la seguente: la Juventus, al pari del suo massimo dirigente Giraudo, sarà chiamata a risarcire in solido, in sede civile, i danneggiati di Calciopoli a cominciare proprio dalla Figc.

Una novità assoluta che scaturisce al termine del rito abbreviato scelto da Giraudo; nel rito ordinario scelto da Moggi – di cui si attendono ancora le motivazioni – la Juventus era stata esclusa come possibile soggetto risarcitore.

Dopo aver spiegato, al punto 41.1 (pag. 42), i motivi per cui le parti lese Brescia Calcio e Victoria 2000 – la società di Gazzoni Frascara, a quel tempo presidente del Bologna, retrocesso al pari del Brescia – hanno diritto a ottenere il risarcimento, al punto 41-2 la Cassazione scrive: “Ancora più evidente il danno per la Figc (…) sicché al di là del pregiudizio patrimoniale va riconosciuta, come ha fatto la Corte di Napoli, sicuramente una componente non patrimoniale derivante da un danno all’immagine pienamente risarcibile se derivante da reato”.

Insomma: non è la Figc che dovrà pagare i danni alla Juventus, ma la Juventus (assieme a Giraudo) che dovrà pagarli alla Figc (e alle altre parti lese). Nelle 45 pagine delle motivazioni, la Cassazione demolisce indirettamente, ma interamente, le ragioni del fantomatico ricorso juventino da 444 milioni: quelle di essere stata oggetto di dure sanzioni (retrocessione in B, due scudetti tolti, deprezzamento del parco giocatori eccetera) non comminate ad altri club colpevoli, per il comportamento dei loro dirigenti, degli stessi reati contestati a Moggi e Giraudo. Il riferimento è all’Inter (per le telefonate di Facchetti) e al Milan (Meani), ma la Cassazione smonta in toto il teorema rimarcando l’evidenza, per Giraudo e Moggi, del delitto di associazione a delinquere non certo imputabile a Facchetti e Meani.

Secondo la Cassazione, che ha respinto tutti e 13 i ricorsi presentati da Giraudo, come quello sul preteso numero ridotto di partecipanti all’associazione (“nel caso in esame – si legge al punto 41.5 – è facilmente desumibile che il numero degli associati superasse il numero di dieci” e si citano i nomi di Giraudo, Moggi, Mazzini, Bergamo, Pairetto, De Santis, Lanese, Bertini, Racalbuto, Pieri, Cassarà, Gabriele e altri ancora), è pienamente confermata “l’esistenza di una strutturata associazione delinquenziale volta all’alterazione o comunque al condizionamento del campionato 2004-2005, evidenziando la disponibilità ab origine di un sistema di comunicazione tra i vari associati sostanzialmente segreta… al riparo da intrusioni esterne, sistema di comunicazione sapientemente sofisticato”.

La Cassazione ricorda le ripetute “riunioni operative” tra Moggi, Giraudo e i designatori Bergamo e Pairetto, sempre clandestine; il loro lavoro congiunto di predisposizione delle griglie arbitrali, “una anomalia sotto il profilo etico, deontologico e valutabile in sede penale”; le schede telefoniche a prova di intercettazione acquistate in Svizzera e distribuite a designatori e arbitri; la forte “ingerenza esercitata da Giraudo nella duplice veste di dirigente della Juventus e di consigliere federale non solo per il conseguimento di vantaggi per la Juventus ma anche per il salvataggio di altre squadre come Fiorentina e Lazio”; i poteri di condizionamento di Giraudo e Moggi su giornalisti di tv e stampa specializzata, poteri “volti a proteggere la società Juventus e gli arbitri che ne avevano diretto gli incontri”; il loro potere di tagliare le gambe ed emarginare tesserati considerati “disturbatori”, e quindi nemici, come ad esempio Zeman (…).