Calciopoli, per la cassazione 14 partite truccate

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Marzo 2015 10:50 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2015 10:51
Calciopoli, per la cassazione 14 partite truccate

Roma-Juve 1-2 del 2005 (foto Ansa)

ROMA – “Ignorate le impavide dichiarazioni autoassolutorie di Luciano Moggi“, scrive Vincenzo Iurillo sul Fatto Quotidiano, “che intervistato da Repubblica liquida con un “fa ridere” l’accusa di associazione a delinquere e scambia la prescrizione per la salvezza della Procura di Napoli invece che della propria. Le sentenze definitive dicono altro. Dicono il contrario”.

Il dispositivo di Cassazione di Calciopoli, la spugna della prescrizione che lava i reati ma non i peccati del pallone sporco, stabilisce come verità giudiziaria una circostanza che dovrebbe far sobbalzare: 13 partite di Serie A e una di Serie B furono truccate grazie all’azione consapevole di almeno 15 persone ben introdotte nel gotha del calcio professionistico.

È provato che si intervenne per truccare le seguenti partite: Juventus-Lazio 2-1 del 5 dicembre 2004; Fiorentina-Bologna 1-0 del 5 dicembre 2004; Reggina-Brescia 1-3 del 5 dicembre 2004; Bologna-Juventus 0-1 del 12 dicembre 2004; Cagliari-Juventus 1-1 del 16 gennaio 2005; Juventus-Udinese 2-1 del 13 febbraio 2005; Sampdoria-Reggina 3-2 del 20 febbraio 2005; Chievo-Lazio 0-1 del 20 febbraio 2005; Lazio-Parma 2-0 del 27 febbraio 2005; Roma-Juventus 1-2 del 5 marzo 2005; Milan-Chievo 1-0 del 20 aprile 2005; Chievo-Fiorentina 1-2 dell’8 maggio 2005; Arezzo-Salernitana 1-0 del 14 maggio 2005 (l’unica sfida di B); Lecce-Parma 3-3 del 29 maggio 2005. Ed è altrettanto provato che la Cupola non è un’invenzione dei giornali. Esisteva ed è “definitivamente accertata”, anzi, per usare le parole del Pg Gerardo Mazzotta, “è provata l’esistenza dell’associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva come emerge dalle intercettazioni, dal sistema di schede estere riservate e dal perseguimento del fine di predeterminare gli esiti delle partite e la designazione del vertice della Lega Calcio”.

Ne facevano parte, ed è Cassazione , il dg della Juventus Luciano Moggi, l’ad Antonio Giraudo, il vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini, il designatore arbitrale della stagione 2004-2005 Pierluigi Pairetto (la posizione dell’altro designatore, Paolo Bergamo, è stata stralciata per una dichiarazione di nullità della sentenza di primo grado ed è ancora in attesa di definizione), l’arbitro internazionale Massimo De Santis (se non fosse scoppiato lo scandalo avrebbe dovuto rappresentare i fischietti italiani al Mondiale 2006), l’arbitro Salvatore Racalbuto, il direttore sportivo del Messina Mariano Fabiani. E le partite del campionato 2004-2005 sulle quali hanno indagato i pm di Napoli Giuseppe Narducci e Filippo Beatrice non sarebbero state falsate senza il contributo determinante, ma penalmente prescritto, del presidente della Lazio Claudio Lotito, del presidente della Fiorentina Andrea Della Valle e del fratello Diego Della Valle, patron dei viola, del presidente della Reggina Pasquale “Lillo” Foti, del dirigente del Milan Leonardo Meani, dei guardialinee Claudio Puglisi e Stefano Titomanlio e dell’amministratore esecutivo della Fiorentina Sandro Mencucci. Molti di loro erano stati già beneficiati in Appello dalla prescrizione per le accuse di frode sportiva. Ma hanno comunque fatto ricorso in Cassazione. Nel tentativo di ottenere una assoluzione vera. La Suprema Corte ha rigettato. Resta la macchia (…)