Calcioscommesse, Gervasoni su Conte: Non poteva non sapere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Ottobre 2015 19:21 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2015 19:21
Calcioscommesse, Gervasoni su Conte: Non poteva non sapere

Calcioscommesse, Gervasoni su Conte: Non poteva non sapere

ROMA – Carlo Gervasoni, uno dei principali pentiti dell’inchiesta calcioscommesse, chiama in causa il ct della Nazionale Antonio Conte. Lo fa in una lunga intervista concessa ad Andrea Scanzi per il Fatto Quotidiano, una chiacchierata in cui racconta di come ha iniziato a truccare le partite (confessa di aver contribuito a falsarne una dozzina”.

La tesi di Gervasoni è che Conte, come tutti gli allenatori, se una partita è truccata “non può non accorgersene”. Tradotto: secondo lui il ct della Nazionale sapeva di quelle partite vendute. A dire il vero l’accusa di Gervasoni è indiretta. Il grande accusatore di Conte è infatti Filippo Carobbio, che del ct fu giocatore ai tempi del Siena. E a domanda su Carobbio Gervasoni lo definisce “testimone molto credibile”. 

 

Chi ero – “Fino a 27 anni ero un buon giocatore di B. Avrei potuto giocare in A, ma ho preferito godermi la vita e non stare inpanchina. Guadagnavo circa 100mila euro a stagione”.

E’ cominciata così – “Ho truccato 12 gare in cui giocavo io, più una quarantina che ho pilotato. La prima volta che mi hanno proposto di aggiustare una partita è stato nel 2004. Stavamo andando in C, avevo 4 anni di contratto (400mila euro in totale). Ci siamo tassati tutti. Io ho dato 4mila euro. Ho poi conosciuto “gli zingari” in un ristorante in Svizzera, nel 2008. Al primo incontro mi hanno proposto di accomodare la partita. Inizialmente non ci sono stato. Giocavo nell’Albinoleffe. Gli “zingari”, dopo il primo incontro, mi hanno corteggiato come si fa con una ragazza: li ho rivisti 5-6 volte, fino a quando mi hanno proposto di nuovo di vendere una partita. Avevano borse piene di contanti. Ho accettato. La partita era Albinoleffe-Pisa, febbraio 2009. Però ho fatto un errore: ho invitato a casa mia quasi tutta la squadra e l’ho proposto a tutti: qualcuno ovviamente ha detto no, perché anche chi voleva non poteva esporsi davanti a tutti. Alla fine qualcuno di loro mi ha chiesto di combinarla e l’abbiamo fatto in tre. A fine anno ho cambiato squadra”.

(…)

Perché lo facevo – “Per soldi. Per fare la bella vita. Cene,vacanze, locali. Avevo rotoli di bigliettoni in tasca. Giravo anche con 30-40mila euro in contanti. Se non mi avessero scoperto, probabilmente sarei andato avanti per sempre. E’ durata circa due anni e mezzo. Io le combinavo ogni tanto, ma molti miei compagni l’avrebbero fatto sempre. Vendere le partite mi dava un sacco di adrenalina, forse anche più di quella che avevo quando scendevo in campo in partite ‘regolari’. Era comunque un’adrenalina diversa: particolare. In quei momenti, ai tifosi che pagano il biglietto per vedere la partita, non pensi”.

Quanti soldi ho fatto (e poi perso) – “In tutto, a occhio e croce, credo di avere guadagnato mezzo milione di euro. Quanto mi è rimasto? Niente”.

Come si fa a combinare – “Bastano due o tre giocatori. Durante la famosa Atalanta-Piacenza, la madre di tutte le combine (19 marzo 2011), eravamo in tre del Piacenza ad averla venduta. Tra questi il portiere, e quando hai lui dalla tua è tutto più facile. Nella Sampdoria ad averla combinata c’era Cristiano Doni di sicuro. Tirò il primo rigore al centro proprio come gli avevo detto io a inizio partita, dopo avere parlato col mio portiere. Poi, visto che avevamo pattuito il 2-0 fine primo tempo, prima dell’intervallo procurai personalmente un secondo rigore per l’Atalanta. Alla fine doveva finire con almeno due gol di scarto e 3 reti dell’Atalanta. Finì 3-0 e tutto funzionò”. Doni è anche protagonista di una delle intercettazioni più comiche. Parlando con l’amico Santoni, anch’egli coinvolto, al telefono dice: “Fantozzi è lei?”. Lo fa – teoricamente – per “evitare” le intercettazioni. Poi, sempre a Santoni, consiglia di fare il falsetto per mascherare la voce (con risultati fantozziani). Il giorno dell’arresto, Doni – che oggi ha un chiosco di successo a Palmanova di Maiorca – provò a fuggire in mutande all’alba”.

 

(…)

Come mi hanno scoperto – “Cremonese-Paganese, 14 novembre 2010. Mi hanno messo un potente sedativo nel tè, o forse in una borraccia. Qualcuno dei nostri che voleva farci perdere” (per questo reato è stato condannato a 5 anni dalla giustizia sportiva l’allora portiere della Cremonese Marco Paoloni, che ha sempre negato). “Nessuno di noi sapeva nulla, ma eravamo più forti e dopo 3 minuti eravamo già 1-0. Finì 2-0. Dopo la partita, mentre tornavo a casa in macchina, mi sono addormentato di colpo e ho causato un incidente della madonna. Per fortuna non si è fatto male nessuno. Lì per lì ho pensato fosse stanchezza, ma eraMinias in dosi da cavallo. Feci un esame delle urine su consiglio del medico sociale perché anche alcuni miei compagni erano stati male dopo la partita. Potevo anche morire. Quando hanno scoperto cosa ci aveva causato problemi è stata aperta un’indagine peravvelenamento. Da lì la Procura di Cremona ha sospettato che ci fossero sotto dei tentativi di combine e ha messo sotto controllo alcuni cellulari. Ed è iniziato tutto”.

Perché ho parlato – “Per liberarmi di un peso, perché ormai mi avevano beccato e perché rischiavo dai 3 ai 7 anni di carcere. Ma forse ho sbagliato. Dovevo dire: “Ok, parlo ma voglio tornare egiocare”. Non l’ho fatto e mi hanno radiato. Ho perso molti amici. Il mio agente? Mai più visto. Non posso tornare in alcune città. Sono arrivato a pensare al peggio. Mi ha salvato miamoglie”.

Altri giocano ancora – Gervasoni insiste sui due pesi e le due misure nel calcio. Allude soprattutto a Mauri, il capitano della Lazio, che il capo degli zingari Ilievski (che ha fatto anche i nomi di Milanetto e Bettarini) reputa responsabile della combine diLazio-Genoa 4-2 (18 maggio 2011). “Non ho nulla contro Mauri. Ai giudici ho solo raccontato i fatti, proprio come Ilievski”. Un altro giocatore tornato in attività è Masiello, responsabile di un autogol surreale durante la combine Bari-Lecce 0-2 (15 maggio 2011) che ha portato al risarcimento dei tifosi per “danno di passione sportiva”. “So di avere sbagliato, ma ho la sensazione che in questa vicenda stia pagando solo io”.

Antonio Conte – “E’ difficile, molto difficile, che un allenatore non si accorga di una partita combinata. Può succedere, ma è molto raro”. Carobbio, che Gervasoni ben conosce, è il grande accusatore di Antonio Conte e con le sue parole ha portato alla squalifica per omessa denuncia dell’attuale ct della Nazionale (Albinoleffe-Siena stagione 2010/11 Serie B) e al rinvio a giudizio per frode sportiva da parte della Procura di Cremona assieme ad altri 103 indagati. Gervasoni reputa Carobbio un testimone credibile? “Molto credibile. Credibilissimo”.