Carioti su Libero: “Imu, dietrofront Pd. Pensioni bloccate. Ossessione ricchi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Ottobre 2013 18:25 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2013 18:25
fausto carioti su libero: "imu, dietrofront pd. pensioni bloccate. ossessione ricchi"

Enrico Letta (LaPresse)

ROMA – “Dietrofront pd sull’Imu. Pensioni bloccate. L’ossessione sinistra di punire i «ricchi».” Questo il titolo dell’articolo a firma di Fausto Carioti sulle pagine di Libero in edicola mercoledì 9 ottobre.

Nel Pd – e dunque anche nel governo, alla cui guida c’è il piddino più politicamente corretto che ci sia – gira una strana idea di ricchezza. È figlia di due filosofie, inconciliabili solo in apparenza. Da un lato è sempre forte nei democratici (soprattutto nella componente vicina alla Cgil) il vecchio riflesso di stampo classista, che li fa scattare come il cane di Ivan Pavlov appena sentono parole come «proprietari» e «rendita».

La loro salivazione aumenta e provano un bisogno incontenibile di punire il nemico di classe aumentando le imposte o inventandone di nuove (…). Ovviamente la bastonata viene data in nome di quel fine nobile e superiore chiamato «giustizia sociale», «solidarietà» e così via. L’altro ideale che li muove, meno romantico e più prosaico, è quello di fare cassa: servono soldi e non si può guardare troppo per il sottile. A costo di etichettare come «ricco», e quindi passibile di ulteriore esproprio fiscale, chi ricco non è.

Vecchi ideali sociali e moderna ideologia tecnocratica vanno benissimo a braccetto insieme: i primi fanno da alibi per la seconda. La storia dell’imposta sugli immobili è istruttiva. Il Pd ha appena provato a rimettere la prima rata dell’Imu sulle «case dei ricchi», che secondo la definizione in uso al partito di Guglielmo

Epifani sarebbero quelle con una rendita catastale superiore ai 750 euro. Sono immobili «di lusso», sostengono dal Pd, i loro proprietari sono privilegiati ed è giusto che paghino. E chi ha il coraggio di opporsi al molto democratico principio secondo cui i «ricchi» debbono pagare di più? Peccato che l’etichetta appiccicata  ai proprietari di quegli immobili da Epifani e compagni sia falsa come quella delle borse di Vuitton vendute sulla spiaggia di Ladispoli. Basta fare un controllino per scoprire che, nelle città più popolate, 750 euro di rendita sono la norma, non l’eccezione.

In questi centri la rendita media degli immobili più diffusi, gli A2 (categoria catastale che raggruppa le abitazioni «di tipo civile»), è ben superiore ai 750 euro. I benemeriti di Confedilizia snocciolano dati: a Bari è pari a 1.171 euro, a Bologna a 1.602 euro, a Firenze a 900 euro, a Genova a 1.310 euro, a Milano a 1.487 euro, a Napoli a 932 euro,a Roma a 1.179 euro, a Torino a 1.295 euro, a Venezia a 1.019 euro. A Roma la rendita media è superiore alla soglia indicata dal Pd (ammonta infatti a 887 euro) persino per le unità immobiliari di categoria A3, quella che raggruppa le «abitazioni di tipo economico».

Insomma, altro che ricchi: ne avrebbero fatto le spese milioni di famiglie della media e piccola borghesia. Bisogna usare il condizionale e il periodo ipotetico del terzo tipo, perché ieri il Pd ha ritirato l’emendamento. Non per una meritevole resipiscenza sugli effetti della norma, ma perché le volpi piddine (meglio tardi che mai) hanno capito che, dopo aver visto il Pdl ricompattarsi in seguito all’attacco di Enrico Letta a Silvio Berlusconi, non era il caso di dare ai «governativi» e ai «lealisti» del Cavaliere una nuova ragione per fare fronte unico. In altre parole, se il governo vuole andare avanti non può permettersi di umiliare Angelino Alfano e il resto della componente pidiellina, che qualche risultato a casa, specie sui provvedimenti fiscali, lo devono portare. Scongiurata la presa in giro dell’Imu sulle «case di lusso», resta però incombente quella ai danni delle «pensioni d’oro».

Anche qui, stesso ragionamento tra ideali di classe e ideologia della cassa, con il ceto medio sempre nei panni della vittima designata. In questo caso la colpa è del governo. Per decisione del ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, il prossimo anno resteranno bloccati, cioè senza rivalutazione, gli assegni pari ad almeno tremila euro al mese. Tremila euro lordi fanno circa 2.300 euro netti al mese: pensioni con le quali si campa dignitosamente, ma che ci vuole coraggio e sprezzo del ridicolo a definire «molto elevate», come fa il ministro tra gli applausi del Pd. Bene che vada, l’indicizzazione ricomincerà nel 2015, ma solo in modo parziale. (…)