Caso rifiuti nel Lazio, rubata la richiesta d’arresto di Cerroni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 gennaio 2014 9:46 | Ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2014 9:46
Caso rifiuti nel Lazio, rubata la richiesta d’arresto di Cerroni

Manlio Cerroni a Malagrotta (LaPresse)

ROMA – Nello scandalo rifiuti del Lazio c’è anche il giallo di un misterioso furto: quello della richiesta di arresto di Manlio Cerroni e di altre sei persone.

Il faldone con la richiesta di arresti domiciliari depositata il 21 marzo dello scorso anno fu trafugato dall’ufficio del gip. La scoperta avvenne il 16 luglio. Un episodio che la Procura, nella nuova richiesta di misure restrittive depositata il 18 ottobre non esita a definire con ogni “probabilità riconducibile alla sfera di influenza esercitata dagli odierni indagati” anche se “commesso da soggetti ignoti”.

Scrive Sara Menafra sul Messaggero:

Mentre il gip, nel corso dell’ultimo anno, valutava gli atti che avrebbero portato all’arresto del Ras delle discariche Manlio Cerroni. E capace di far sparire l’intera richiesta di misura cautelare firmata dal pm Alberto Galanti dalla sua cassaforte. Non solo. Quando i magistrati si sono accorti di quanto era accaduto negli uffici del tribunale, il 16 luglio 2013, e hanno avviato le prime indagini si sono accorti di due particolari molto gravi: i nastri delle telecamere che filmano i corridoi di piazzale Clodio notte e giorno erano spariti. E, contemporaneamente, chi ha agito è riuscito a non lasciare nessun segno di effrazione. Insomma, c’è qualcuno all’interno del tribunale che gli ha dato una mano, permettendo di ritardare l’arrivo degli arresti. Per questo un fascicolo di indagine è stato aperto anche a Perugia. Il pm Galanti nel firmare l’integrazione alla richiesta di custodia cautelare è esplicito: «La sottrazione, pur essendo allo stato commesso da soggetti ignoti, deve con ogni probabilità ricondursi alla sfera di influenza esercitata dagli odierni indagati, la cui “onnipresenza” all’interno della pubblica amministrazione è conclamata da una serie infinita di riscontri».

Il deposito degli atti a sostegno della misura di custodia cautelare ai domiciliari per sette indagati (ieri ci sono stati i primi interrogatori di garanzia) dà anche il quadro di quanto fossero forti i legami di Cerroni con la politica. Accuse molto pesanti sono quelle contro l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo. Non solo per aver firmato l’autorizzazione per il termovalorizzatore di Albano, firma che gli è costata l’accusa di falso e abuso d’ufficio. La scheda che gli inquirenti gli hanno dedicato spiega che di quel sistema di relazioni «faceva egli stesso parte avendo rivestito un ruolo di primaria importanza per il raggiungimento dei fini illeciti. Egli gettava le basi per quelle che veniva successivamente inquadrate come attività di artificio e raggiro finalizzate all’ottenimento di pubbliche erogazioni».

Firmando l’autorizzazione per la costruzione del gassificatore di Albano, Marrazzo faceva anche in modo che su quel capitolo andassero i fondi europei Cip6. Il 30 marzo del 2008, quando la prima autorizzazione sembra essere bloccata, da un parere negativo alla valutazione di impatto ambientale, il governatore interviene di persona (…)