Castelfranco, baby genitori a 12 e 13 anni. Psicologa: “Essenziali i nonni”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 ottobre 2014 21:17 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2014 21:17
Castelfranco, baby genitori a 12 e 13 anni. Psicologa: "Essenziali i nonni"

Castelfranco, baby genitori a 12 e 13 anni. Psicologa: “Essenziali i nonni”

TREVISO  – Lui ha 12 anni. Lei 13. E sono papà e mamma di un bambino. E’ una storia che fa discutere quella di Castelfranco Veneto, paesino in provincia di Treviso. Là ovviamente non si parla d’altro che dei baby genitori.

Così su Repubblica Alessia Marchi racconta la vicenda: 

Nemmeno hanno l’età per andare in motorino, e sono già diventati genitori. Dodici anni lui, tredici lei. Da giugno ma mma e papà di un bellissimo bimbo, ora affidato alla nonna materna. È la storia di «due ragazzi normali» — come li descrive chi li conosce — residenti a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso.

I due adolescenti si conoscono da sempre, da tre anni vivono la loro storia sentimentale e, alla fine di giugno, hanno avuto un figlio. Sono cresciuti velocemente, costretti dagli eventi. Continuano, per quanto possibile, la vita di prima. A settembre hanno ripreso a frequentare la scuola media: entrambi fanno la terza, ma in classi diverse. Lei, visino pulito, ha compiuto da pochi giorni 14 anni e ha così potuto riconoscere il suo bimbo. Lui, ancora tanta voglia di divertirsi, si è fatto carico della nuova responsabilità e quando può inforca la bici: va a casa di lei per stare vicino alla nuova famiglia.

Il quartiere sa e, superato l’iniziale stupore, ora fa il tifo per i baby genitori. «Un bimbo che nasce è una gioia per tutti », commenta un vicino di casa allungando il passo per non dover aggiungere altro. I genitori e i nonni dei due ragazzi non li hanno mai abbandonati. Sempre al loro fianco: quando hanno deciso di tenere il bimbo, durante la gravidanza, il giorno del parto al parto e adesso. Sono contentissimi. «Anche se – confida la nonna del baby papà – è stato troppo presto. Come non essere felici per la meravigliosa creatura che ci hanno regalato: è un bel maschietto sano. Ma i nostri ragazzi sono ancora piccoli».

La gravidanza è stata tenuta nascosta ai compagni di scuola, fino a quando non è apparso il fiocco azzurro fuori dalla casa dalla nonna materna. «Siamo una famiglia a posto, senza problemi economici – dice la madre della ragazza – le daremo tutto il sostegno di cui ha bisogno». Lei fa la casalinga, il marito è artigiano. Oltre alla baby mamma hanno un’altra figlia. «E ora abbiamo in casa anche un maschietto». Un terzo “figlio” che accudiranno con grande amore.

La scelta di portare fino in fondo la gravidanza non è stata facile, ma una volta deciso, nessuno ha più avuto dubbi. E oggi i due adolescenti, seguiti da uno psicologo, si dividono tra scuola e figlioletto. Al mattino la ragazzina va in classe, al pomeriggio fa i compiti e poi si dedica al figlio. Il baby papà fa lo stesso e la loro storia d’amore continua. «Ma sono giovanissimi », ripete la nonna di lui.

A Castelfranco la loro storia commuove e apre il dibattito sull’essere genitori a tredici anni. Nessuno si sente di condannare un gesto d’amore, ma è anche vero che c’è preoccupazione per questi ragazzi “forzati” a diventare adulti da una gravidanza inaspettata. La comunità è attenta, vuole proteggerli. Francesco Gallo, direttore dei servizi sociali dell’Usl 8 di Castelfranco, approva la scelta di tenere il bimbo: «Le ferite di un aborto sono già profonde in una donna adulta, figuriamoci in una ragazzina. Certo, si troverà ad affrontare passaggi normali per la sua età, avendo già compiuto un’esperienza importante come la maternità. E questo può comportare scompensi, superabili con l’affetto e l’aiuto si chi le sta attorno». Una sfida anche per la scuola, che si trova ora a gestire una piccola grande emergenza.

Sulla vicenda, invece, il Secolo XIX si affida al parere di un’esperta, la psicologa Anna Oliverio Ferraris. L’intervista:

Il caso dei due ragazzini-genitori di Treviso non è nuovo, anche se certamente non frequente. Il Secolo XIX si era occupato di mamme-bambine già in passato e in un’occasione aveva interpellato Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell’età evolutiva. Che non aveva avuto dubbi nel rispondere: le maternità molto precoci presentano problemi fisici e psicologici che non vanno sottovalutati. Se una mamma-bambina vuole avere suo figlio ad ogni costo, accettare la sua volontà è doveroso. Così come deve essere accettata una decisione diversa, ma anche una condizione di grande incertezza.

«Bisogna sempre rispettare la libertà della ragazza – dice la psicologa – Ma essenziale, quando si parla di madri così giovani, è il ruolo dei nonni. Se c’è alle spalle una nonna che può supportare la futura madre, la gravidanza può essere affrontata con serenità».

Lei , nella sua attività, ha incontrato situazioni di questo tipo?

«Ho visto mamme-bambine che, con l’aiuto della famiglia, riescono a maturare e affrontano la situazione in modo equilibrato. In Inghilterra, ad esempio, è molto più diffuso che da noi il fenomeno delle ragazze-madri, anche giovanissime. È una situazione alla quale altri Paesi sono molto più abituati e però non così infrequente anche da noi» .

Ma una ragazzina di 13 anni può essere una madre adeguata?

«La verità è che la madre, in questi casi, deve maturare insieme al proprio figlio. Non è impossibile che questo avvenga, certamente la condizione è non lasciare sola la neomamma. Il ruolo della famiglia e dei nonni, allora, è veramente decisivo perché la gravidanza si svolga senza ulteriori traumi».

A tredici anni il fisico di una donna può sopportare una maternità?

«L’aspetto fisico, in genere, in queste maternità rappresenta il problema minore. Però è essenziale che la futura mamma non sia lasciata sola e abbia alle spalle una famiglia che permetta la crescita di tutti e due. La madre-ragazzina e il bambino hanno bisogno di crescere,ognuno con i suoi tempi»

Vuol dire che l’aborto non è sempre la soluzione di fronte a maternità precoci?

«L’aborto, se non ci sono problemi fisici che inducano a praticarlo, non è certamente l’unica soluzione possibile anche di fronte a una gravidanza molto precoce».