Castelfranco, comunità con i baby genitori: “No scandalo, è una cosa bella”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 ottobre 2014 19:47 | Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2014 19:47
Castelfranco, comunità con i baby genitori: "No scandalo, è una cosa bella"

Castelfranco, comunità con i baby genitori: “No scandalo, è una cosa bella”

TREVISO – “Fa scandalo perché è successo a due italiani, ma è una cosa bella”. La comunità di Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, fa scudo ai due baby genitori che ad appena 13 anni hanno dato alla luce un bel neonato. I neo-nonni aiutano i due fidanzatini, insieme dai tempi della scuola media, e gli abitanti di Castelfranco sono con loro. “Nessuna vergogna, dobbiamo proteggerli”, ripetono i familiari che temono che la privacy dei baby genitori possa essere  violata.

Massimo Pisa su Repubblica scrive:

“Andrea (nome di fantasia, ndr) ha altri orizzonti di gloria: il suo è un pupo di tre mesi e mezzo che ha appena smesso di prendere il biberon poco meno di un chilometro più in là. Di mattina ci pensa la 40enne suocera, pomeriggio e sera sono con mamma Raffaella (altro nome di fantasia), 14 anni, fidanzatina dei banchi delle medie, reduce dalla prima estate tra latte in polvere e pannolini. Sanno tutti, ormai, in paese.

Per un’estate sono riusciti a prolungare l’equivoco di quella pancia sempre più rotonda ma spacciata per adipe ai compagni di scuola, di quel fiocco azzurro sulla porta inteso come terzo fratellino di Raffaella, poi è arrivato il quattordicesimo compleanno della ragazza, il riconoscimento legale, la pubblicità.

È il momento dello scudo, vivamente consigliato dagli psicologi del consultorio che hanno preso in carico, con discrezione, la vicenda dei genitori bambini. Delle porte aperte e subito chiuse sul muso dei curiosi, con tanto di ringhio del barboncino di casa, dalla mamma di Andrea. Degli sguardi torvi del nonno di lui e della bisnonna di lei, avvertiti che a Castelfranco girano telecamere, che la vicenda potrebbe diventare presto pastura da talk show e bisogna risparmiarglielo, almeno questo shock, ai ragazzi”.

Le famiglie, spiega Pisa, dopo lo shock iniziale hanno deciso di tenere il bambino e di aiutare i due baby genitori, a cui ora fanno da scudo:

“una decisione, quella di tenere il bimbo, presa poi senza tentennamenti, anche per evitare violenze peggiori sul corpo di una bimba. Convengono anche due dirimpettaie di Andrea, mamma e figlia, intercettate in bici davanti alla pasticceria Borsa: «In fondo meglio questo di altre tragedie. Le famiglie sono d’accordo ed entrambe lo possono mantenere, sono artigiani, brave persone. E anche i due ragazzi, più grandi della loro età. Giocavano, forse nemmeno loro sapevano a cosa». Al gioco, al momento, non partecipa il Comune: «Abbiamo sollecitato i servizi sociali — spiega il vicesindaco Stefano Marcon — ma le famiglie per il momento hanno risposto che provvederanno loro»”.

Non si tratta di vergogna, ribadisce Pisa, ma di pudore e voglia di privacy:

“Ma non è vergogna, quella di Castelfranco, e nemmeno voglia di lasciar cadere le grandi domande del caso, quelle sulla famiglia, i valori, e il controllo sociale. Piuttosto pudore, è voglia di protezione di tre minori da quello che, se era un gioco, è diventato troppo più grande di loro. «Fa impressione per l’età e perché sono italiani — ragiona la titolare di una boutique di pelletteria sotto i portici — anzi, due ragazzi del posto. Non è un discorso razzista, mi creda, ma se la mamma avesse 15-16 anni e fosse immigrata, qui non se ne parlerebbe. Ho tre figlie e a tavola ho fatto un discorso. Poi però penso a quello che si può trovare sul web, a quello che già sanno questi ragazzi e non so, forse non ci potrei fare niente. E poi è un bimbo. Una cosa bella, no?»”.