Rassegna Stampa

Cesare Lanza, “Marisela, perché?”. Ricchi vs. poveri (con imboscata) da Giletti

Cesare Lanza, "Marisela, perché?". Ricchi vs. poveri (con imboscata) da Giletti

Cesare Lanza, “Marisela, perché?”. Ricchi vs. poveri (con imboscata) da Giletti

ROMA – Non è la prima volta che l’ineffabile Marisela, signora dei salotti e pessimo spot televisivo per i facoltosi e i ben nati, subisce un’imboscata davanti alle telecamere. Stavolta, in sua difesa, e contro l’assalitore di turno, Massimo Giletti, interviene Cesare Lanza.

Donato Moscati mi segnala: “Ieri pomeriggio, a “L’arena” di Massimo Giletti si parlava di come il 10% delle famiglie si dividono la ricchezza italiana. Tra gli ospiti c’era Marisela Federici, signora dei salotti romani. Marisela raccontava, con eleganza e disinvoltura, ciò che avviene durante le cene che lei organizza, di come scegliesse i suoi invitati in base all’istinto e alla curiosità per la vita. Unire nella stessa serata persone e personalità diverse, dall’imprenditore al fallito.

Non ha negato che questi salotti sono i luoghi dove avvengono accordi tra imprenditoria e politica, ma che così funziona ovunque. Tutto ciò ha provocato l’ilarità del pubblico e le frecciatine da parte degli altri ospiti. Su tutti Gasparri, che prima definisce Marisela un personaggio quasi caricaturale, poi dice, pensando di avere il microfono spento, che le sue affermazioni sono uno spot contro i ricchi e che se ad essere ricchi si diventa così, meglio essere poveri.”

Moscati così commenta: “La signora Federici ieri pomeriggio ha avuto solo la colpa di raccontare con leggera disinvoltura quello che è il suo mondo. In tempi di crisi come questo è facile fare del populismo, costituisce reato essere ricchi di famiglia? O forse dovrebbero essere le istituzioni a ripartire in modo migliore la ricchezza e a finanziare in base al merito e non grazie a strani accordi? Risultato: L’arena nella seconda parte ottiene 4.070.000 con il 20,31%”.

Per parte mia, senza aver visto (a quell’ora, solo calcio per me) aggiungo: Marisela carissima, ma perché ci vai, perché cadi in questi facili agguati televisivi? Certo sei troppo ingenua. E già eri caduta in una trappola che ti aveva molto amareggiato, un talk dove ti avevano attirato, dicendo che l’argomento sarebbe stato tutt’altro. Ti sarebbe bastata una telefonata e ti avrei detto che Massimo Giletti si sta spolpando un format che io e altri autori generosi come me (Stefano Jurgens, Marco Luci, Federico Moccia, Sergio Rubino) gli avevano preparato su misura, anni fa, per giustificare la sua presenza nell’importante contenitore televisivo.

Con una sua proterva, sorniona e incolta professionalità, il bravo Massimo riesce a restare a galla, portando a casa i risultati prodotti dal format: si aggrappa ai temi elementari (in questo caso, poveri vs.ricchi, direi). E’ il degno personaggio della misera televisione che oggi va in scena. E’ incompiuto per vari aspetti e da sempre mostra di non aver voglia di compiersi: fa la faccia feroce quando non c’è rischio di pagare dazio, è furbo, mi fa tenerezza perché – come incompiuto – potrebbe essere il testimonial dell’Italia sciatta, pretenziosa ma non volenterosa (in cui assistiamo a guai ben più grossi), l’Italietta incapace di rimuovere un treno deragliato e una nave da crociera colata a picco.

Come stupirsi che Massimo non sia capace di decollare, uno che si pavoneggia sempre in prima fila al Festival di Sanremo, ma la conduzione nessuno ha mai pensato di dargliela (ci mancherebbe anche questo!). A me dispiace che non sia riuscito a dare splendore e profondità a un format che probabilmente non meritava (quanto mi pento di averlo negato a Mara Venier), adagiandosi in una routine imbarazzante.

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