Cesare Previti lascia Berlusconi per Alfano e appoggia Ncd

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Maggio 2014 10:18 | Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2014 10:18
Cesare Previti lascia Berlusconi per Alfano e appoggia Ncd

Cesare Previti (Foto Ansa)

ROMA – Cesare Previti lascia Silvio Berlusconi per dare il suo sostegno a Ncd di Angelino Alfano. Non che Previti sia la miglior pubblicità per Alfano, scrive Ugo Magri su La Stampa, considerando la sua condanna a 6 ani di carcere per la vicenda Imi-Sir.

Per Ugo Magri de La Stampa tra i “desaparecidos” degli ex alleati di Berlusconi c’è anche Previti, che non interviene più alle riunioni di Forza Italia:

“Trapela notizia che pure lui se n’è andato. Senza pubblici proclami, ha detto ciao a Forza Italia e al suo leader: ora gravita dalle parti di Alfano, dove la circostanza viene confermata, in verità con un certo pudore: Previti non è, specie in campagna elettorale, il miglior biglietto da visita per un partito che voglia puntare sulla legalità (6 anni di carcere incassati per la vicenda Imi-Sir, e uno «stage» ai servizi sociali per il «Lodo Mondadori»)”.

Dopo l’addio di alcuni fedelissimi, anche Previti lascia il leader di Forza Italia:

“già da novembre il cognato di Previti, onorevole Sammarco, si era unito alle «stampelle della sinistra» (amabile definizione che Berlusconi dà degli alfaniani). La circostanza non sfuggì al «Foglio» e a Berlusconi medesimo. Secondo, l’intero clan previtiano si sta battendo con molta energia per un’affermazione Ncd nel Centro Italia, dove capolista è la ministra Lorenzin. Terzo, nella fitta rete dei colloqui privati il capo-clan non lesina critiche anche severe al suo amico Silvio. Gli rimprovera errori da matita blu”.

Dietro la scelta di Ncd di Previti ci sarebbero dissensi sulle decisioni politiche e giudiziarie di Berlusconi:

“Anzitutto Previti contesta l’intera linea difensiva adottata da Ghedini e da Longo nei confronti del loro assistito: troppa inutile conflittualità coi magistrati che tanto, come si è visto, hanno il coltello dalla parte del manico. Ciò detto, l’ex ministro della Difesa non vede un costrutto logico nella scelta di andare all’opposizione. Al posto del Cav, lui mai si sarebbe sfilato dal governo Letta, avrebbe continuato a tenere le mani in pasta perché contare poco (nella sua visione molto pragmatica) è sempre meglio che contare nulla. Cose dette personalmente a Berlusconi nell’ultima rimpatriata, presente Dell’Utri, che risale a fine ottobre”.