Rassegna Stampa

La Cgil risponde a Giannini: “Sì al merito per i professori ma non toccate gli scatti”

Stefania Giannini

Stefania Giannini

ROMA – “Sì al merito per i professori ma non toccate gli scatti” è la risposta di Mimmo Pantaleo, segretario della Flc Cgil, al neo ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.

L’articolo di Alessia Camplone sul Messaggero:

VALORIZZARE IL LAVORO
Bene il merito, è la replica, ma servono risorse. «Se il merito è valorizzare la professionalità dei docenti siamo disponibili a ragionarci. Ma sempre all’interno della contrattazione», sostiene Mimmo Pantaleo, segretario della Flc Cgil. «Siamo sempre stati disponibili a una discussione su come riconoscere l’impegno e il lavoro degli insegnanti – dice Francesco Scrima, leader della Cisl scuola – ma prima liberiamo la scuola dal commissariamento dal ministero dell’Economia». «Valorizzare il lavoro professionale degli insegnanti, e dunque il merito, è anche una nostra priorità – commenta il segretario della Uil Scuola Massimo Di Menna – ma deve essere considerato che lo stipendio degli docenti italiani è al penultimo posto dei Paesi europei. E i salari sono praticamente fermi da anni». La stessa preoccupazione la esprime Marcello Pacifico, a capo dell’Anief: «Prima adeguiamo gli stipendi degli insegnanti al costo della vita e alla media europea, poi troviamo risorse aggiuntive e poi parliamo di merito».
Stefania Giannini si è augurata pure che, in virtù di una nuova progressione sul merito, si possa superare per gli stipendi degli insegnanti il meccanismo degli scatti automatici: «Sono il frutto di un mancato coraggio politico del passato», ha detto, precisando però di parlare in modo generale e di non anticipare un piano che ancora non c’è neanche come idea. Solo qualche settimana fa, gli scatti d’anzianità sono stati protagonisti di una polemica addirittura all’interno del governo, quando era stata richiesta ai docenti la maggiorazione maturata con l’ultimo scatto. Richiesta poi rientrata. «Non bisogna considerare l’anzianità in maniera negativa, perché vuole dire esperienza e professionalità», sostiene Francesco Scrima. In difesa degli scatti anche Pantaleo che sostiene che sono «l’unico modo per difendere il potere d’acquisto dei salari».
GLI STIPENDI PIÙ BASSI 
Che gli stipendi degli insegnanti italiani siano tra i più bassi di quelli degli altri colleghi nei Paesi occidentali lo confermano gli studi internazionali. Education at glance, l’indagine annuale dell’Ocse, nel 2013 ha visto le retribuzioni dei docenti in Italia agli ultimi posti per le progressioni di carriera.
Differenze di stipendio che diventano più marcate soprattutto andando avanti con l’anzianità. Appena immesso in ruolo un insegnante italiano ha una retribuzione media tra i 28mila dollari contro i 30mila circa dell’area Ocse. Una forbice che si allarga confrontando ad esempio gli stipendi con 15 anni di insegnamento: un docente italiano riceve circa 37mila dollari contro i quasi 46.500 dei colleghi spagnoli e i quasi 70mila dei tedeschi. Insegnare in Italia non paga.

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