“Chi ruba le nostre case e chi perde i nostri voti”, Vittorio Feltri sul Giornale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 novembre 2014 10:56 | Ultimo aggiornamento: 17 novembre 2014 10:56
"Chi ruba le nostre case e chi perde i nostri voti", Vittorio Feltri sul Giornale

Case occupate a Milano

ROMA – “Chi ruba le nostre case e chi perde i nostri voti” è il titolo dell’articolo a firma di Vittorio Feltri sulle pagine de Il Giornale:

Negli ultimi tempi si parla tanto di occupazioni abusive di case popolari (specialmente a Milano) e si rischia una overdose di informazioni frammentarie che finiscono per annoiare i lettori rendendoli insensibili al problema. Un aspetto che, tuttavia, per quanto fondamentale, è stato trascurato: come mai soltanto dalle nostre parti si registra da anni un fenomeno simile senza che alcuna autorità – politica o amministrativa – abbia fatto qualcosa di concreto per arginarlo, se non eliminarlo?

Si è mai sentito che in Francia, Inghilterra e negli altri Paesi europei, inclusa la Spagna, chi non disponga di un appartamento se lo procuri illegalmente (sfondando la porta di ingresso), vi sistemi le proprie cose e lo consideri proprio ad ogni effetto? Episodi del genere, numerosissimi, qui avvengono invece con tale frequenza da essere considerati ineluttabili, come le calamità naturali contro cui è inutile protestare: vanno accettate con rassegnazione. Coloro che mirano ad invadere edifici popolari se ne infischiano delle regole che disciplinano le assegnazioni; non guardano le graduatorie degli aventi diritto a un affitto agevolato; irrompono negli alloggi con facilità irrisoria e si accomodano sicuri di non uscirne più (non pagano la pigione), consapevoli di essere intoccabili.

Infatti la magistratura non interviene per motivi di opportunità, preferisce lasciare correre; le forze dell’ordine non sono abilitate ad agire; la politica non è in grado di decidere niente, impegnata com’è a tutelare i propri interessi di casta. Cosicché gli aspiranti abusivi sono incentivati a occupare l’occupabile nella certezza che non sarà loro torto un capello e che continueranno a godere a sbafo di una abitazione. L’inerzia e la pavidità dell’apparato pubblico hanno prodotto un disastro; delle leggi e delle norme è stato fatto strame. Siamo al paradosso: se posteggi in sosta vietata, paghi una salata contravvenzione, giustamente; se però ti installi in un quartierino di proprietà dell’Aler (Azienda lombarda edilizia residenziale) non ti danno nemmeno un pizzicotto.

C’è qualcuno all’altezza di spiegare con quale criterio sono applicati in Italia i codici? Indubbiamente, tra la moltitudine degli inquilini «pirata» ce ne sono vari che si sono ridotti a diventare disonesti per disperazione: gente povera, disoccupati, immigrati. Ma non mancano i prepotenti tout court pronti a compiere violenze autentiche allo scopo di accaparrarsi un paio di stanze già abitate. Succede anche questo. Non si contano i casi di pensionati che, per recarsi al supermercato, avevano abbandonato incustodita la loro dimora un’oretta e, al ritorno, l’hanno trovata espugnata da mascalzoni. Le vittime del sopruso hanno invocato l’aiuto di vigili urbani e polizia; invano, dato che le superiori autorità impediscono gli sgomberi con la forza.

C’è da rabbrividire. La sottrazione indebita di ogni bene costituisce sempre reato eccetto che si tratti della casa, magari arredata. Un Paese in cui succedono frequentemente casi così è un manicomio a cielo aperto. Siamo senza parole, ma avremmo tante parolacce che ci asteniamo dal pronunciare perché saremmo immediatamente puniti e non perdonati come occupanti.
Ribadiamo che in altri Paesi europei non si segnalano furti di immobili e, comunque, se a qualche sconsiderato venisse in mente di compiere una impresa di questo tipo, nel giro di poche ore verrebbe scaraventato in strada, poi processato e condannato. Noi, col nostro buonismo straccione, non abbiamo cuore di perseguire coloro che violano la legge, anche in modo clamoroso, in particolare se extracomunitari, rom (pardon, diversamente stanziali) e balordi generici. Poi ci stupiamo che Matteo Salvini mieta consensi.

Rimane una domanda: visto che siamo incapaci di organizzare una difesa contro gli abusi e un sistema per castigare chi li commette, perché non mandiamo una delegazione di nostri parlamentari a Parigi, Londra, Berlino eccetera affinché imparino come si fa in quelle città a combattere i ladri di alloggi? Se però si vuole risparmiare, basta farsi spedire a Roma le norme adottate all’estero per scongiurare le occupazioni, tradurle nella nostra lingua, approvarle e metterle in pratica. Peccato che a noi i concetti semplici non entrino in testa.