Cir, Cofide e Sorgenia: i conti dei De Benedetti dopo il cataclisma

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Marzo 2015 14:47 | Ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2015 19:03
Cir e Cofide, i conti dei De Benedetti dopo il cataclisma Sorgenia

Cir e Cofide, i conti dei De Benedetti dopo il cataclisma Sorgenia

MILANO – I conti del 2014 di Cir e Cofide, le holding con cui la famiglia di Carlo De Benedetti controlla quello che fu un impero, sono riferiti dal Giornale di Berlusconi e dal Messaggero di Caltagirone.

Sul Giornale Sofia Fraschini scrive: “Sorgenia più delizia che croce per la famiglia De Benedetti. Con il deconsolidamento della società energetica e l’accordo di ristrutturazione, Cir ha chiuso il 2014 riducendo il rosso a 23,4 milioni (dai 269 milioni del 2013) e «azzerando» la posizione debitoria da 1,84 miliardi a 112 milioni. Un finale niente male se si pensa che, per salvare la controllata elettrica, la famiglia De Benedetti non ha tirato fuori un euro, nonostante la ex genco abbia bruciato 196 milioni nel 2012 e 783 milioni nel 2013. Come se non bastasse, la società era gravata da quasi 2 miliardi di debiti. E oggi, quella cifra, è del tutto scomparsa dal bilancio 2014. Come? Con un salvataggio bancario in grande stile che coinvolge oltre 19 istituti. In merito, il 25 febbraio, il tribunale di Milano ha concesso l’omologa al piano in seguito al quale la società (53% Cir e 47% Verbund), passerà alle banche. Primo azionista con il 22% sarà Monte Paschi, seguita da Unicredit, Ubi, Bipiemme e Banco Popolare.

Grazie a questa mossa, la holding della famiglia De Benedetti ha potuto uscire dalle secche del caso Sorgenia senza troppi danni, ma non è riuscita a tornare in utile. A mettersi di traverso sono stati i tassi bassi, che hanno spinto il gruppo al riacquisto del bond Cir 2024, e la svalutazione di crediti non performing. Fattori che hanno generato oneri per 35,4 milioni sul bilancio 2014.
Tra gli altri dati, i ricavi sono risultati stabili (+0,4%) a 2,39 miliardi: Sogefi e Kos hanno portato a casa un aumento del fatturato dell’1,1% e del 5,3%, mentre quello dell’Espresso è sceso del 6,6%. Bene, infine, l’ebitda di Cir, salito del 4,1% a 196,8 milioni grazie al miglioramento del margine dell’Espresso, e di Kos che hanno compensato il calo di Sogefi. Archiviato il caso Sorgenia, «la controllata attiva nel settore automotive – spiega un analista – è quella su cui la società potrebbe concentrare le attenzioni nei prossimi mesi». Il 2014 è stato, infatti, un anno da dimenticare per Sogefi, che in Borsa ha perso il 50% rispetto ai competitor a causa della debolezza del mercato in Sud America, di cambi e prezzi sfavorevoli, delle inefficienze in Europa e delle dimissioni dell’amministratore delegato non ancora sostituito.
«In quest’ottica crediamo che dopo la nomina – che dovrebbe arrivare a breve – il gruppo sarà oggetto di una rifocalizzazione del business. Così com’è organizzata – spiega un analista – la società ha una reddittività troppo bassa. Quindi o si passa per un’operazione di riorganizzazione, o si sceglie la via delle alleanze accompagnata a un aumento di capitale». In cassa, d’altronde, i soldi non mancano (liquidità per 370 milioni), grazie anche al Lodo Mondadori (490 milioni lordi). Aspettando dunque il ritorno all’utile nel 2015, non è previsto alcun dividendo e sullo sfondo resta sempre la possibilità che la società possa decidere l’accorciamento della catena di controllo (Cofide-Cir).
Tuttavia, un analista fa notare che «se fosse stato un progetto a breve termine il gruppo avrebbe approfittato del voto plurimo per mantenere il controllo anche dopo la diluizione e lo avrebbe fatto entro gennaio quando bastava la maggioranza semplice in assemblea».

Il Messaggero riferisce: “Gli esercizi 2013 e 2014, spiega una nota della holding, «sono stati interessati da significativi oneri non ricorrenti: escludendo tali componenti, il risultato netto consolidato del 2014 sarebbe stato positivo per 12 milioni rispetto a una perdita di 32,6 milioni nel 2013». Nel 2014, ricorda Cir, le componenti non ricorrenti corrispondono all’onere sostenuto per il riacquisto del bond Cir e alla svalutazione delle attività detenute in non performing loans, che sono destinate alla dismissione.

Nel 2015 Cir si attende «dall’evoluzione del quadro economico un impatto significativo in particolare sui settori media e sanità, nonché dall’andamento del mercato sudamericano per il settore della componentistica auto. Nell’esercizio il gruppo dovrebbe tornare a conseguire un risultato netto positivo, fatti salvi eventi di natura straordinaria non prevedibili».
Anche il board della controllante Cofide ha approvato il rendiconto dell’esercizio passato. I ricavi consolidati a 2,39 miliardi (in linea con il 2013), un margine operativo lordo in crescita del 4,2% a 194,7 milioni e una perdita consolidata netta pari a 14,5 milioni, in decisa riduzione rispetto al rosso di 130,4 milioni iscritto a fine 2013.
Il risultato è stato determinato dal contributo negativo della controllata Cir (-11,5 milioni) a causa di oneri non ricorrenti e dalla perdita netta della capogruppo Cofide spa (-3 milioni) per effetto dei minori proventi da negoziazione e valutazione titoli rispetto all’esercizio precedente. In considerazioni del risultato del periodo, il cda propone all’assemblea di non distribuire dividendi. Per il 2015, invece, «il gruppo dovrebbe tornare a conseguire un risultato netto positivo, fatti salvi eventi di natura straordinaria al momento non prevedibili». Il consiglio proporrà all’assemblea di non distribuire dividendi per l’esercizio 2014 in considerazione del risultato del periodo. L’assise è convocata per il prossimo 24-27 aprile. Il cda ha deliberato di proporre all’assemblea la revoca e il rinnovo della delega al consiglio stesso, per un periodo di 18 mesi, per l’acquisto massimo di 50 milioni di azioni proprie”.