Claudio Burlando, Finanza chiese arresto nell’inchiesta Gsl

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Settembre 2015 13:17 | Ultimo aggiornamento: 22 Settembre 2015 13:17
Claudio Burlando, Finanza chiese arresto nell'inchiesta Gsl

Claudio Burlando (Foto Lapresse)

SAVONA –  Nell’inchiesta sulla gara per assegnare ortopedia privata all’ospedale di Albenga (Savona) del novembre del 2011 la Guardia di Finanza chiese l’arresto di Claudio Burlando, all’epoca presidente della regione. E’ quanto riferisce Alberto Parodi sul Secolo XIX. In carcere, scrive Parodi, avrebbero dovuto finire i vertici di Regione, Asl e dell’azienda Gsl. Ma la Procura decise altrimenti e non diede corso alla richiesta della Finanza, domandando solo la sospensione per i vertici di Asl e Gsl. Richiesta che verrà discussa davanti al giudice per le indagini preliminari il 9 ottobre.

Scrive Parodi sul Secolo XIX:

“Lo “status” del governatore è quindi rimasto quello di indagato. Claudio Burlando era ancora il presidente della Regione all’epoca della richiesta delle Fiamme Gialle risalente a prima del 31 maggio di quest’anno (data delle elezioni regionali). Insieme al suo vice Claudio Montaldo, assessore alla Salute, avrebbe dovuto finire in carcere per il pericolo di ripetere i reati ipotizzati e contestati (turbativa d’asta e abuso d’ufficio) e l’inquinamento delle prove. Un rischio che sarebbe stato sottolineato nelle risultanze del lavoro del nucleo di polizia tributaria fatto di migliaia di pagine, allegati di intercettazioni e brogliacci consegnati ai legali dal gip in vista dell’udienza di ottobre. Stessa richiesta ci fu per i vertici Asl.

Carcere quindi anche per Flavio Neirotti, direttore generale, Graziella Baldinotti, direttore amministrativo, Claudia Agosti, (ex) direttore sanitario nel frattempo andata in pensione, Luca Garra, responsabile dipartimento programmazione sanitaria, ora direttore del presidio ospedaliero di Albenga e del Santa Corona di Pietra. E carcere infine anche per Alessio Albani, responsabile Gsl (Gruppo Sanitario Ligure), consigliere Carisa e leader regionale dei giovani di Confindustria.

È quanto i finanzieri avevano proposto nella loro informativa alla Procura risalente alla primavera scorsa. Il pm Ubaldo Pelosi non è stato dello stesso avviso. Ha chiesto una misura cautelare meno afflittiva solo per una parte degli indagati, ovvero la sospensione dagli incarichi per Asl e Gsl. Per il numero uno e il numero due dell’allora Regione invece nulla. Per i sette indagati, i militari hanno scritto: «Salvo ogni diversa valutazione della competente autorità giudiziaria (che c’è stata, ndr) si richiede di applicare la misura cautelare personale della custodia cautelare in carcere». Il carcere, scriveva la Finanza, «appare l’unica misura proporzionata alla gravità dei fatti contestati». Nella serata di ieri Burlando (lo tutela l’avvocato Corrado Pagano), ha ribadito: «Non sono mai stato sentito, non sono mai stato perquisito, non ho ricevuto atti, non so chi mi calunnia». Ieri sera a uno dei numeri nella disponibilità di Neirotti ha risposto la moglie: «Non ha piacere di rispondere».