Compromesso storico? Democristiani e comunisti uniti a mangiare i nostri soldi

Pubblicato il 19 Marzo 2015 11:49 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2015 11:54
Compromesso storico? Democristiani e comunisti uniti a mangiare i nostri soldi

Ugo Sposetti, anche lui chiedeva un posticino per un compagno

ROMA – Se volete capire il senso “politico” del compromesso storico sfogliare le oltre 700 pagine la richiesta dei pm di Firenze perché Ercole Incalza, Stefano Perotti, Sandro Pacella e Francesco Cavallo siano arrestati, con altri 50 indagati a far loro da corona. In quelle pagine c’è di tutto e per chi non ha il tempo di leggerle né la possibilità perché non gliele danno,  Carlo Bonini su Repubblica, Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera e Guido Ruotolo sulla Stampa danno conto di alcuni passi che lasciano sbigottiti.

Dalle rivelazioni dei giornali del 19 marzo 2015 appare evidente come non ci fosse solo il “cattolico” Maurizio Lupi, provenienza Comunione e Liberazione a beneficiare, più o meno indirettamente, dei nostri soldi. C’era anche il leader socialista Riccardo Nencini e c’era soprattutto il “comunista” Ugo Sposetti. Sposetti, che è stato anche amministratore di una delle mutazioni del Pci,  non cercava posti o orologi per i parenti, piazzava amici e probabilmente compagni. È dalla metà degli anni ’70 che ci propinnano l’idea del compromesso storico come incontro fra due grandi correnti popolari. Non era solo questo: era anche una mega spartizione di soldi pubblici per finanziare il funzionamento dei partiti che le rappresentavano.

Nelle carte della Procura della Repubblica di Firenze, scrive Guido Ruotolo sulla Stampa,

“compaiono eserciti di politici, ex potenti, figli, nipoti e nostalgici della Prima Repubblica. Indagato, anche se le sue intercettazioni sono un formidabile atto d’accusa contro Incalza e Perotti, Giulio Burchi, presenza qualificata in diverse partecipate, si lamenta con il senatore Ugo Sposetti (Pd), a cui è molto legato e per il quale «si attiva in più occasioni al fine di reperire incarichi in favore di persone indicategli dallo stesso senatore»: «Non faccio altro che fare l’ufficio di collocamento».

Mica solo con il Pd Ugo Sposetti. «Burchi svolge analoga attività per il viceministro alle infrastrutture, Riccardo Nencini, il quale si interfaccia con il Burchi tramite l’ex parlamentare Mauro Del Bue. In sostanza il Burchi chiede a Del Bue di procurargli un appuntamento con Nencini e questi chiede al Burchi: «Ci sono delle nomine da fare. Ci interessa sistemare due o tre persone in qualche ente».

Nelle carte l’elenco dei politici è lungo. Sono indagati gli ex sottosegretari Bargone, Girlanda e Saglia e l’ex eurodeputato Vito Bonsignore. Poi ci sono i nomi di altri esponenti politici (come abbiamo visto, Sposetti e Nencini). Come quelli di una nutrita pattuglia Ncd, da Alfano a Enrico Costa, da Pagano a Bernardi, a Vignali. E poi altri ancora. In alcuni casi, chiamati in causa solo perché devono sostenere degli emendamenti per finanziare opere pubbliche.

Come pure è del tutto normale che il ministro Lupi si occupi delle grandi opere. Meno che intervenga sollecitato dal Perotti di turno. Colpisce che Perotti e Cavallo si riuniscano con monsignore Francesco Gioia, che ha ottenuto dal gruppo l’assunzione di un nipote in una società, «perchè il prelato vuole reperire voti per le Europee in favore di Maurizio Lupi». O che lo stesso ministro, il 6 febbraio scorso, chiami il pensionato Ercole Incalza perchè solleciti il suo successore alla guida della Struttura tecnica di missione del ministero, Paolo Emilio Signorini, per inserire nell’elenco delle opere trasmesse al CIPE anche il progetto per la Statale 106. «Ma c’è. È tutto chiarito». Replica stizzito il ministro: «Non c’è… cazzo…».

Scrivono i pm, riferisce Carlo Bonini:

“Emerge dalle intercettazioni telefoniche che l’interessamento di Stefano Perotti per l’assunzione di Luca Lupi veniva attivato da Ercole Incalza, il quale, a sua volta aveva incontrato il ragazzo su richiesta del padre, il ministro Lupi”.

E, aggiunge, nelle carte della pubblica accusa, si rintraccia una nuova, decisiva circostanza:

“È l’8 gennaio del 2014. Di buon mattino, Lupi sollecita Incalza a ricevere il figlio Luca e l’incontro tra i due avviene ad horas, affinché entro il pomeriggio la pratica sia chiusa. Mentre il ragazzo è infatti ancora nell’ufficio del Grande Mandarino, Incalza solleva il telefono di fronte a lui e chiama Perotti. Il quale, ricevuto l’ordine, informa il “problem solver” Francesco “Frank” Cavallo. Insomma, tutta la filiera del potente papà-ministro è in fibrillazione. Al punto che, sono le 16.42 dell’8 gennaio, Cavallo è in grado di chiamare Luca Lupi per fissare un pranzo per il giorno successivo, 9 gennaio. «Dobbiamo vederci per organizzare un po’ di cose », gli dice.
Non si capisce perché ad un ragazzo che non ha avuto nessuna raccomandazione dovrebbe essere riservata tanta solerzia. Né si capisce per quale motivo un ragazzo ignaro di essere sponsorizzato non si stupisca della telefonata che riceve proprio quell’8 gennaio, alle 16.44.
Al telefono è Stefano Perotti (P.)
P: «Allora, ti volevo dire… Io adesso sono a Bressanone».
L: «Sì».
P: «Ma se ti fai una chiacchierata con Franco [Cavallo]… Così lui ti racconta tutto. .. E mi dici quello che devo fare».
Perotti, dunque, si mette a disposizione. «Mi dici tu quello che devo fare», dice. Singolare per un «non raccomandato».
L: «Va bene. .. Va bene… No. .. Perché oggi ero lì dal…»
P: «Sì. .. dall’uomo» (il riferimento è a Incalza, ndr).
L: «Mi ha detto di… Gli volevo chiedere un po’ di cose… Ho fatto un po’ di domande. Allora sono venute fuori un paio di cose…“Parliamone anche con Stefano”… Allora, ti abbiamo chiamato. Però… sì, va bene… Vedo Franco [Cavallo] domani».
Sappiamo già che Luca Lupi sarà assunto dal cognato di Perotti, Giorgio Mor. Ma, a dimostrazione che la raccomandazione era di quelle con i fiocchi, ecco un altro dettaglio. «In un primo momento, lo stesso Cavallo, nella ricerca di una soluzione lavorativa in favore di Luca Lupi, si attiva presso l’imprenditore Claudio Eccher, con il quale lo stesso ministro Lupi è in rapporti confidenziali».

Non è che la faccenda non puzzi. Lo stesso Perotti, riporta Fiorenza Sarzanini, fa notare al cognato Mor i  “rischi” che possono derivare da questo rapporto lavorativo con Luca Lupi».

Poi c’è la storia dei vestiti del ministro Lupi:

Franco Cavallo «salda i conti del sarto Vincenzo Barbato, che confeziona vestiti, al prezzo di 700 euro circa l’uno, per il ministro Lupi ed i componenti della sua segreteria Nicola Bonaduce, Emmanuele Forlani e Marco Lezzi». E quando viene Natale, provvede a renderlo più lieto «con un regalo da 7/8 mila euro per Bonaduce», «1.840 euro di orologi acquistati nella gioielleria Verga di Liano», «962 euro di dolciumi comprati in Corso Magenta, a Milano».

C’è un motivo per tanta generosità, chiosa Carlo Bonini,

“la vecchia consuetudine di fede e di opere che annoda Maurizio Lupi e Cavallo a Cl, a Bari, e al ras della cooperazione bianca in quella regione: Salvatore Menolascina. L’uomo infatti, che per altro è in collegamento con il Luca Odevaine di “Mafia Capitale”, è dominus delle due cooperative di Cl (“Senise e Cascina”) che monopolizzano da anni il business dell’accoglienza nella Regione. Di più: a Bari, nel 2004, sono rimasti impigliati nell’inchiesta sulle Coop bianche che travolgerà Raffaele Fitto (4 anni di reclusione in primo grado) proprio Menolascina (condannato in primo grado), Cavallo (all’epoca amministratore della società “Fiorita”, beneficiaria di appalti irregolari per la pulizia delle Asl pugliesi) e Luigi Solidoro (anche lui alla “Fiorita”, anche lui condannato con Fitto e, guarda caso, proprio colui che fattura gli orologi comprati da Cavallo nella gioielleria Verga).

Anche nel resoconto di Fiorenza Sarzanini si fa il nome di  Salvatore Menolascina, della cooperativa «La Cascina» – coinvolta in numerose inchieste, compresa Mafia Capitale – come un0 degli sponsor politici di Lupi che lo incontra a Bari per la convention del Nuovo centrodestra.

Scrivono i pm:

«Il ministro Lupi organizza la convention dell’Ncd a Bari avvalendosi di Menolascina e si comprende che, a margine di questo evento, Menolascina organizza una cena ristretta con Lupi alla quale dovrebbe partecipare anche Cavallo e “tre quattro di noi”. Dal tenore dei dialoghi intercettati si comprende che questo incontro ha natura riservata, tanto che Menolascina dice a Forlani Emmanuele (segreteria del Ministro Lupi) che si tratta di una cosa “super riservata”. Da un dialogo intercettato il 10 gennaio 2014 tra Lupi e Menolascina, si comprende che devono vedersi dieci minuti prima della cena: “Tanto alle nostre cose do 10 minuti… noi 10 minuti prima ci vediamo… io te e coso”.

Gli atti rivelano, aggiunge Fiorenza Sarzanini, come al ministero delle Infrastrutture

“si concentrino gli interessi di numerosi politici”. Scrivono i pm: «Dalle attività di intercettazione emerge che Giulio Burchi – ex presidente Italferr, anche lui indagato – è soggetto molto vicino al senatore Sposetti Ugo, per il quale si attiva in più occasioni al fine di reperire incarichi in favore di persone indicategli dallo stesso Sposetti, tanto che in una conversazione afferma “non faccio altro che fare l’ufficio di collocamento”. Analoga attività viene svolta dal Burchi su richiesta del viceministro Riccardo Nencini, il quale si interfaccia con il Burchi tramite l’ex parlamentare Del Bue Mauro. In sostanza, Burchi chiede a Del Bue un appuntamento con il Nencini e immediatamente dopo Del Bue chiede al Burchi: “Tu potresti dargli qualche contributo di questo tipo anche a Nencini, ci sono delle nomine da fare in giro, ci interessa sistemare due o tre persone in qualche ente”. Dal tenore delle conversazioni intercettate si comprende, anche, che lo stesso Burchi ha richiesto a più soggetti, compreso Nencini, un intervento in suo favore per una nomina a Terna».