Rassegna Stampa

Coop rosse contro il sindacato, Giorgio Ponziano su Italia Oggi

Coop rosse contro il sindacato, Giorgio Ponziano su Italia Oggi

Coop rosse contro il sindacato, Giorgio Ponziano su Italia Oggi

ROMA – “Lo scontro Marchionne-Landini (Fiat-Fiom) non è niente in confronto a quello Zucchelli-Siena (Coop-Cgil)” scrive Giorgio Ponziano su Italia Oggi:

Mai si era arrivati così ai ferri corti tra le coop rosse e i sindacati. Anzi. La Confindustria aveva spesso tacciato i sindacati di avere un occhio di riguardo per le coop, in una sorta di collateralismo politico. Adesso invece è la guerra. Mario Zucchelli, presidente del colosso Coop Estense, è dipinto come un novello Valletta, l’uomo duro della Fiat degli anni Cinquanta-Sessanta. Di contro, i sindacati vengono additati come nemici dei lavoratori e complici della disoccupazione. Il bello è che tutti si appellano a Matteo Renzi, perché intervenga a pacificare gli animi. Ma la patata è bollente e lui cerca di starsene alla larga. Così tra i contendenti non si contano i colpi bassi.

La luna di miele tra coop e sindacati si è incrinata con la crisi dei consumi, che hanno costretto a stringere la cinghia anche i grandi gruppi della distribuzione, quelli che gestiscono le catene di supermercati e ipermercati lungo la Penisola. Tra i principali vi è Coop Estense: fatturato 2012 di 1,3 miliardi di euro (-0,1% sul 2011), in contrazione (- 33%) ma positivo l’utile consolidato: 10,6 milioni di euro. La riduzione dei margini di profitto ha spinto Zucchelli e i suoi dirigenti a disdire il contratto integrativo: «Difficoltà di mercato? Certo, ma tutte le grandi cooperative di consumo hanno un contratto integrativo aziendale vigente – dice Fernando Siena di Filcams Cgil – tranne Coop Estense, quindi si tratta di un palese attacco di questa dirigenza ai diritti dei lavoratori».

La risposta sindacale è stato uno sciopero nei giorni natalizi, il 23 dicembre, quando le vendite sono al top. Zucchelli non ci ha più visto. Passate le feste, ha scritto una lettera ai 2.536 dipendenti che non hanno aderito allo sciopero, ringraziandoli: grazie a voi che ci avete consentito di rimanere aperti, «se penso ai nostri negozi chiusi quel giorno, penso ai 4 milioni e 700mila euro di vendite che avremmo regalato ai nostri concorrenti e ai 600mila euro di salari che non avremmo pagati: cioè 20 posti di lavoro in meno in cooperativa. E penso anche alle tonnellate di merce che avremmo dovuto buttare via venendo meno, a due giorni dal Natale, a quello che è il nostro dovere primario: garantire ai soci e ai consumatori il miglior servizio».

Neppure Bernardo Caprotti, il padre-padrone di Esselunga, nemico giurato delle coop e della sinistra, si era mai spinto a tanto. I sindacalisti sono trasaliti. Zucchelli, tra l’altro, è un cooperatore di lungo corso, un’intera carriera realizzata nel movimento cooperativo, fino a diventare anche uomo di punta della finanza targata coop: è membro della Bper, la banca popolare dell’Emilia-Romagna, era componente il consiglio d’amministrazione di Unipol e ha partecipato alla trattativa per l’acquisizione di Fondiaria-Sai. Ha redatto di suo pugno, la lettera ai non scioperanti. E per la prima volta i sindacati porteranno in tribunale un dirigente coop con l’accusa di avere violato lo statuto dei lavoratori. I dati sullo sciopero divergono: un’adesione del 50% secondo i sindacati, del 22% secondo Coop Estense.

«Le coop dovrebbero tutelare i valori di mutualità e solidarietà, oltretutto da rafforzare in questi momenti di crisi – dice Tania Scacchetti, segretario modenese della Cgil. – Non ci riconosciamo certo nel mondo in cui agisce Coop Estense che ha perfino organizzato un’assemblea aziendale per tentare di scongiurare le adesioni allo sciopero». La Filcams Cgil ha addirittura distribuito un duro volantino ai consumatori: «Riteniamo doveroso condividere con te il nostro più profondo senso di indignazione verso la lettera di ringraziamento ai lavoratori che non hanno fatto sciopero da parte del «padrone» Mario Zucchelli, presidente di Coop Estense, che guadagna tra i 500mila e il milione di euro ma che in cinque anni di trattative non si è mai presentato ad un incontro. A quanti posti di lavoro ammonta il suo salario? Fra le varie motivazioni per cui un lavoratore non ha aderito allo sciopero non cita i ricatti e le pressioni fatte dai suoi sottoposti che si definiscono «capi». «A questo punto – conclude il documento – non si tratta solo di un problema di contratto integrativo, qui si tratta di ridare identità a questa cooperativa e rimetterla nelle mani dei soci».

Sarà difficile ritessere la tela della trattativa. Le coop sono finite nell’occhio del ciclone sindacale. E il Pd non sembra più in grado di gestire quella che era una parte della sua galassia. Tanto che sta montando un’altra vicenda infuocata: una storica cooperativa modenese, Coptip, del settore grafico e stampa, 90 dipendenti, ha disdettato unilateralmente gli accordi sindacali, col sindacato che è subito sceso in trincea e i cooperatori che lo accusano di essere preistorico. Un ping pong che un tempo avveniva tra Confindustria e sindacati, oggi le antagoniste al sindacato sono diventate le coop. «Che la soluzione a tutti i mali sia intervenire comprimendo i diritti dei lavoratori o i salari è un’idea che dal privato è passata al mondo cooperativo – dice Tania Scacchetti – ci muoviamo in uno scenario difficile, davanti a numeri che sono preoccupanti ma quella di abbassare i salari o ridurre i diritti non è comunque la strada giusta».

Le risponde Lauro Lugli, presidente di Legacoop a Modena: «Quali sono oggi i «diritti fondamentali»? Non potrebbe essere che diritti una volta primari siano oggi sostituiti da altri diritti altrettanto essenziali alla luce di nuovi contesti lavorativi e familiari? Arroccarsi su posizioni non più sostenibili può forse portare benefici per alcuni mesi, ma si rischia di perdere molto di più nel medio-lungo termine: si rischia di perdere l’impresa, e con essa tutti i posti di lavoro».

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