Cori juventini puniti più della pipì dei napoletani, Libero e la discriminazione territoriale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Novembre 2013 9:17 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2013 9:17
Lo striscione dei tifosi juventini

Lo striscione dei tifosi juventini

ROMA – Il giudice sportivo ha deciso di chiudere, per un turno, la curva sud bianconera dopo i cori intonati dai tifosi juventini contro quelli partenopei durante il match contro il Napoli. Senza considerare lo striscione che rappresentava il Vesuvio in attività, con la scritta “E ora ridiamoci sopra, Vesuvio lavaci col fuoco”, subito accompagnato da un altro coro (“Noi facciamo il c… che vogliamo”).

Cori peggio del lancio di pipì? Nel settore ospiti, quello dei tifosi partenopei, infatti è successo di tutto: dai gavettoni pieni di urina lanciati dai tifosi napoletani verso quelli bianconeri, ai servizi igienici distrutti con lancio degli oggetti rimossi dagli stessi bagni, come già avvenuto un paio di stagioni fa.

Scrive Tommaso Lorenzini per Libero:

Ci avevano tanto illuso e c’eravamo tanto illusi che la panacea ai mali del calcio italiano fosse lo stadio di proprietà, da scrivere tutto attaccato e ripetere come un mantra: è il futuro, la soluzione al fatturato, riporterà famiglie e bambini. Ma dove? Nello stadiodiproprietà esistono anche telecamere di proprietà, steward e vigilanza che a quanto pare non funzionano con il tifoso italiano: doveva essere il grande deterrente contro disordini e violenze, è appena un palliativo. Grazie alle immagini interne dello Stadium è stato arrestato un tifoso partenopeo perché beccato a lanciare una bomba carta: e le altre quattro sanzionate dal giudice sportivo? Le ha tirate tutte lui o sono decollate da sole? E i rubinetti? E i gavettoni di pipì? C’è bisogno di andare a cercare i responsabili il giorno seguente invece di prenderli quando sono dentro lo stadio, a partita finita? La sanzione ai cori discriminatori, poi, racconta che piuttosto che identificare i singoli gruppetti di beceri è più facile colpire un settore intero, tutti nello stesso calderone di una norma comunque inapplicabile per come è concepita. C’è ancora tanta strada da fare, soprattutto se un coro «territoriale» (o presunto tale, visto che ormai ci sono pure gli auto-insulti) secondo chi deve giudicare fa più male di un rubinetto in testa.