Corrado Carnevale, intervista al Giornale: “I magistrati? Politicizzati e pigri”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Giugno 2014 11:32 | Ultimo aggiornamento: 16 Giugno 2014 11:32
Corrado Carnevale, intervista al Giornale: "I magistrati? Politicizzati e pigri"

Corrado Carnevale, intervista al Giornale: “I magistrati? Politicizzati e pigri”

ROMA –  “Essendo stato – scrive Giancarlo Perna del Giornale – il giudice più bravo d’Italia e il più perseguitato, Corrado Carnevale è contemporanea­mente esperto di giustizia e ma­lagiustizia. Ha indossato la toga nel 1953, quando fu primo asso­luto al concorso. L’ha deposta nel 2013,sessant’anni dopo.Nel mezzo,la sospensione dal servi­zio con l’acc­usa di mafiosità get­tata lì da Gian Carlo Caselli, capo della Procura di Palermo. Era il 1993 e a calunniare era il pentito Gaspare Mutolo. L’ostracismo durò sei anni e mezzo. Finché fu assolto con formula piena. Poi, per recuperare il tempo ingiusta­mente perduto, Carnevale è tor­nato in Cassazione, circondato dalla massima deferenza, fino a 83 anni compiuti. La penombra in cui il giudice tiene l’appartamento,ci proteg­ge dalla calura. Da quando un de­cennio fa è morta la moglie, Car­nevale non ha mosso una sedia”.

L’articolo completo:

Questa scomparsa è il suo unico cruccio. Sulle mascalzonate su­bite, fa il filosofo. «Che sentimen­ti ha verso Caselli?», gli ho chie­sto. «Nessuno», ha detto col to­no di chi non dà spazio al super­fluo. Il mobbing giudiziario lo ha inseguito anche nello studio do­ve sediamo. Un giorno scoprì che il telefono era isolato.Avver­tì­la Sip e vennero due tipi che ar­meggiarono un po’. «Quanto de­vo? » chiese alla fine. «È gratis, giudice»,fu la risposta.«Come fa­cevano a sapere che ero giudi­ce? »,sorride oggi Carnevale.

Co­sì, intuì che era stato un trucco per mettergli delle cimici e spiar­lo in casa, non avendo potuto scoprire nulla con le normali in­tercettazioni. Fatica sprecata: anche le cimici confermarono il galantuomo. Carnevale è passa­to alla storia come l’Ammazza­sentenze per avere annullato, da presidente di Cassazione, sentenze infarcite di svarioni.

Al­cune riguardavano mafiosi, il che scatenò polemiche. Ma la ca­ratteris­tica di Carnevale è di esse­re inflessibile sul rispetto integra­le della legge. Ho isolato le se­guenti frasi della nostra chiac­chierata che sono il cuore del suo credo: «Un giudice che ha dubbi su una norma, può chiede­re alla Consulta di cancellarla. Ma finché la norma c’è, la deve ri­spettare. Gli piaccia o non gli piaccia. Non può scegliere, le de­ve rispettare tutte. Non può inse­guire le sue chimere (salvare il mondo, ndr ), fossero anche le più nobili. Suo unico compito è applicare tutte le regole che l’or­dinamento si è posto ». Da scolpi­re nella pietra.
Il punto molle del processo penale è la troppa vicinanza del giudice al pm, a scapito della difesa.
«Il nodo è chi ha permesso que­sta vicinanza. Ossia la politica che ha consentito all’Anm di tut­to e di più. Non c’è ormai alcun controllo sull’idoneità dei magi­strati. Basta che appartengano alla giusta corrente e hanno car­ta bianca».
Che rapporto ha avuto con l’Anm?
«Mi dimisi nel 1957, quattro anni dopo l’ingresso in magistra­tura. Capii subito che non si bat­tevano­per la giustizia ma per sol­di e prebende, nonostante il loro trattamento fosse già il più favo­revole ».
Separazione delle carriere?
«Per farlo, bisogna cambiare la Costituzione. Ma nulla vieta di impedire da subito a pm e giudi­ci di passare da una funzione al­l’altra, come oggi sciagurata­mente succede ».
Una scuola post-laurea per pm, giudici, avvocati?
«Perfettamente inutile. Il pro­blema è di cultura generale, non di cultura giuridica».
Più ingressi di prof e avvocati in magistratura?
«Non serve a nulla, come di­mostra il Csm in cui un terzo dei membri è composto di docenti e avvocati, scelti dal Parlamento, che però si adeguano puntual­mente all’andazzo ».
A che serve il Csm?
«Alla carriera dei magistrati appartenenti alle correnti giu­ste ».
Come va riformato?
«Estraendo a sorte i membri. Che oggi sono invece scelti dalle correnti di Anm tra i più supini ai loro diktat».
Com’è che lei, considerato un cannone, invece di essere il fiore all’occhiello dei colle­ghi ha rischiato da loro la gale­ra?
«È accaduto appena ho diret­to uffici. Terminavo in tre mesi, ciò che gli altri facevano in un an­no. Ero la prova che i loro alibi ­scarsità di mezzi, troppe liti, mancanza di carta igienica – era il tentativo di addebitare alla po­litica le proprie lacune».
Per questo volevano rovinar­le la vita?
«Temevano che potessi salire tanto in alto da influire sul loro lassismo. È la logica dell’invi­dia ».
Quello di Caselli, dopo le ca­lunnie di Mutolo, fu atto dovu­to o smania di annichilirla?
«Atti dovuti non esistono.L’at­tendibilità dei mafiosi va control­lata con rigore, nonostante la teo­ria di Falcone che i pentiti dichia­rano sempre la verità. Si voleva colpire me».
In un grado del processo pre­se sei anni per concorso ester­no. Che pensa di questo rea­to?
«Che non è configurabile. Il concorso esterno è un’invenzio­ne che ha sostituito il “ terzo livel­lo” con il quale si pensava di col­pire i politici».
Il fantomatico terzo livello…
«Il terzo livello non funzionò e si cambiò col concorso perché aveva una parvenza più giuridi­ca. In diritto esisteva già la cate­goria del concorso e, a orecchio, lo si estese a “esterno”».
Se in Cassazione si fosse tro­vato davanti Dell’Utri, con­dannato a sette anni per con­corso esterno, che avrebbe detto?
«Che non era ravvisabile quel reato perché la legge non lo pre­vede. Ciò non esclude però che i suoi comportamenti potessero avere un rilievo penale diverso».
Ai mafiosi si applica un dirit­to speciale: 41 bis, ecc. Costi­tuzionale?
«Assolutamente no. I cittadini sono uguali davanti alla legge».
Contro il Cav c’è stato un ec­cesso di zelo?
«Berlusconi, come tutti i ma­gnati, compreso Agnelli, è stato disinvolto, ma da imprenditore fu ignorato da Mani pulite. En­trò nel mirino da politico. Segno della politicizzazione della ma­gistratura ».
Come ricondurre le toghe nel­l’alveo?
«Oltre all’estrazione a sorte del Csm, va introdotta la respon­sabilità civile personale dei ma­gistrati. Esattamente ciò contro cui si batte in queste ore l’Anm».
Giudizio finale sullo stato del­la giustizia?
«Siamo tutti esposti a iniziati­ve giudiziarie capricciose da Pae­se incivile. Un brutto modo di vi­vere il tempo che ci è dato su que­sta terra».