Corrado Ocone su Libero: “Machiavelli trasformato in un radical chic”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Dicembre 2013 12:33 | Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre 2013 12:34

liberoROMA – Per i 500 anni di Niccolò Macchiavelli, i libri di autori azionisti e antiberlusconiani come Gnoli e Viroli cercano di tramutare il campione del realismo politico in un banale moralista. Adatto ai fan di “Repubblica“.

Scrive Corrado Ocone su Libero:

C’è un tentativo in atto da parte di alcuni intellettuali di sinistra, soprattutto ma non esclusivamente di matrice azionista, di annacquare e rendere innocuo il pensiero di Niccolò Machiavelli, a cinquecento anni esatti dalla pubblicazione de Il Principe (la lettera a Francesco Vettori in cui veniva annunciata l’avvenuta composizione dell’opera porta la data del 10 dicembre 1513, quindi l’anniversario ricorre in questi giorni).

Non si tratta però solo di un’operazione al cloroformio, diciamo così, ma anche, nelle punte più avanzate, di un vero e proprio rovesciamento di carte: il campione del realismo politico, il teorico dell’autonomia di quella che è forse la più importante attività umana, diventa una sorta di moralista astratto e fustigatore dei costumi. Un radical chic d’antan, animato da un pessimismo tragico sulle sorti di questo povero paese in declino o decadenza. Il mondo capovolto. In quest’opera di sovvertimento si è distinto, nell’anno machiavelliano, Maurizio Viroli, che, si può dire, proprio con furbizia mediterranea, si è costruito una carriera accademica Oltreoceano all’insegna dell’anti italianità più spinta, confermando nel pubblico americano gli stereotipi più triti sul nostro carattere nazionale. D’altronde, l’Ita – lia corrotta, percorsa da fazioni in lotta e attraversa da odi dei tempi del Segretario ricorda troppo l’immagine convenzionale di quella attuale. Oggi come allora non è forse il servilismo o il conformismo adulatorio il peggiore dei vizi italici, quello che tiene in vita il potere dei despoti? Ovviamente, Viroli pensa a un despota in particolare e solo a una parte dei connazionali, quelli che si tengono fuori dall’«Italia migliore» a cui prode egli autocertifica di appartenere.

E, perdendo ogni remora da professore, fa addirittura comparire nel sottotitolo dell’edizio – ne americana di un suo recente libro un sottotitolo che in italiano non c’era e che più chiaro di così si muore: «The Liberty of Servants; Berlusconi’s Italy». Ancora più eloquente l’immagine scelta per la copertina dalla Princeton University Press: un Berlusconi imbolsito vestito da signorotto rinascimentale, una specie di Cesare Borgia dei nostri giorni. Peccato che di certi despoti il segretario fiorentino non avesse un così cattivo concetto, anche se Viroli l’ascrive senza dubbio a un’onesta dissimulazione (…)

Ma il paganesimo che va bene se si vuole di fare il predicozzo anticlericale e massonico sull’ingerenza della chiesa di Roma nelle vicende patrie non va più bene se si tratta di rispettare un minimo di filologia. Ma l’operazione più raffinata di annessione all’antiberlusco – nismo di Machiavelli viene fatta proprio in questi giorni da Antonio Gnoli, il colto giornalista di Repubblica che esce con un libro- intervista ad uno dei più importanti e seri studiosi italiani: Gennaro Sasso. Il quale ovviamente, pur essendo di formazione azionista, non si presta facilmente ad operazioni di piccolo cabotaggio politico. Qui Gnoli ha dovuto lavorare di fino, cominciando dal titolo del libro: I corrotti e gli inetti. Conversazioni su Machiavelli (Bompiani, pp. 197, euro 11). Ecco cosa è scritto nel corsivo di presentazione all’inizio del volume: «Un ringraziamento, poi, è rivolto a un gruppo di amici – Ginevra Bompiani, Simone Caltabellota, Luciana Castellina, mio figlio Federico, e Valentino Zeichen – che durante una cena hanno brillantemente, mi pare, trovato il titolo del libro»(…)