Corrado Passera: “A Matteo Renzi manca Abc. Ecco perché serve Italia Unica”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2015 6:03 | Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2015 20:11
Corrado Passera: "A Matteo Renzi manca Abc. Ecco perché serve Italia Unica"

Corrado Passera: “A Matteo Renzi manca Abc. Ecco perché serve Italia Unica” (foto LaPresse)

ROMA – A Matteo Renzi manca l’ABC. Lo dice Corrado Passera in un lungo intervento, pubblicato dal Foglio. Intervento che è allo stesso tempo manifesto di Italia Unica, il soggetto politico fondato a gennaio e presieduto proprio da Corrado Passera.
Nel testo il presidente Passera spiega perché Italia Unica e cosa il suo partito si propone di fare. BlitzQuotidiano ve lo propone in versione integrale

Per capire cos’è Italia Unica e perché è indispensabile che agisca politicamente, occorre partire da un dato: populismo e demagogia sono il veleno che l’Italia ha assimilato goccia dopo goccia fino ad intossicarsi. Per vent’anni e più, partiti e leader di grande o piccolo calibro hanno flirtato con l’irresponsabilità e il gusto per i propri personali interessi, fino a portare il paese a un livello di prostrazione mai raggiunto prima. Il risultato è che oggi dieci milioni di italiani non hanno un lavoro o ne hanno uno insufficiente per vivere dignitosamente. Dieci milioni di persone che con le loro famiglie fanno trenta milioni di italiani che hanno paura del futuro, depressi o arrabbiati. Una grande parte del paese che è bloccata. Uno spreco di risorse e di potenzialità tremendo.

Di fronte a un simile scenario, qualunque persona di buon senso si rimboccherebbe le maniche per invertire la direzione. Invece succede che populismo e demagogia stringono ancor più una scellerata alleanza, assetata di consenso superficiale e fine a se stesso. Con il risultato che oggi tutti e quattro i principali leader, da Renzi a Salvini passando per Grillo e Berlusconi, propinano ai cittadini il medesimo infuso tossico: interventi superficiali e solo apparentemente risolutivi, ricerca di nemici esterni causa di tutti i mali, overdose di comunicazione autoassolutoria e dunque fuorviante.

Nonostante questo, resto convinto che tanti italiani vogliono progetti chiari e chiare responsabilità. Ma le riforme di cui il paese ha davvero bisogno, quelle in grado di consentirle di giocarsi alla grande la partita della globalizzazione, Berlusconi non le ha fatte perché ingabbiato dall’infinito reticolo dei suoi interessi personali; Renzi neppure (il suo governo ha già compiuto un anno) e nemmeno le farà in futuro. Le avvilenti scene dei giorni scorsi a Montecitorio purtroppo suonano come conferma: il governo attuale – così come le cosiddette opposizioni – non sanno cosa fare e comunque non saranno mai disponibili al livello di cambiamento che è necessario per rilanciare veramente il nostro paese. Renzi punta a costituire un contenitore centrista – il famigerato Partito della Nazione – che tiene insieme da Migliore ad Alfano perché nella vita ha fatto solo politica ed è figlio di una tradizione che il potere vuole mantenerlo e basta.

Il Foglio ci ha chiesto di riassumere il progetto di Italia Unica in un breve decalogo. Non è facile riassumere oltre 200 proposte in dieci titoli, ma qui c’è un nostro primo contributo al dibattito sul futuro del nostro paese.
Oggi possiamo avvantaggiarci di una contingenza insperabilmente favorevole in termini sia di tassi di interesse, che di cambio, che di prezzo dell’energia. Nessuna medaglietta per Palazzo Chigi e dintorni. Grazie a Draghi e agli emiri, lo striminzito 0.6 per cento di crescita promesso dal governo (dopo il fallito aumento promesso per il 2014) può automaticamente superare il 2 per cento. È una occasione da non perdere, sempre che il governo non intervenga facendo pasticci come successo finora.

Per rimettere in moto una delle più grandi economie del mondo – il nostro pil è di 1,600 miliardi – che purtroppo declina da tanti anni ci vuole, innanzi tutto, una “botta” forte, un vero stimolo all’attività economica come hanno fatto gli altri paesi che da situazioni simili sono già usciti. Si possono fare arrivare 500 miliardi – non 5! – a famiglie e imprese senza compromettere i conti pubblici e senza venir meno agli impegni europei. Chi dice che non è possibile barcolla tra incompetenza e paure da dilettanti. I milioni di posti di lavoro che mancano si creano solo rimettendo fortemente in moto le imprese. Il resto è fuffa.

[1] Si possono far arrivare alle famiglie e alle imprese tra i 250 e i 300 miliardi di risorse fresche. L’umore di tante famiglie può migliorare con 100 miliardi fatti di tfr senza imposte e non “alla Renzi”; fatti di Contratti di Produttività veri e non incentivi estemporanei per i furbi; fatti di 5,000 € a figlio per i primi 5 anni di vita e di bonus badante per dare serenità alle famiglie che stanno unite e vogliono crescere e per dare sollievo soprattutto alle donne sulle quali oggi tutto si scarica. L’umore di tante pmi può migliorare se finalmente vengono pagati 100 miliardi di debiti scaduti della Pa seguendo semplicemente il modello spagnolo e aumentando di 100 miliardi la capacità di credito del Fondo centrale di garanzia . L’effetto netto sui conti pubblici potrebbe essere addirittura positivo, producendo gettito fiscale aggiuntivo.

[2] Si possono attivare tra i 150 e i 200 miliardi di investimenti pubblici e privati oggi ridotti al lumicino: se acceleriamo i progetti già approvati e finanziati dal Cipe e smettiamo di dilapidare in mille rivoli e sprechi i Fondi strutturali europei. Possiamo recuperare i ritardi nelle nostre infrastrutture strategiche: dalle ferrovie e i porti del sud per fare sul serio del Mezzogiorno il centro del Mediterraneo per tutta l’Europa, alla banda larga in tutta Italia, al consolidamento idrogeologico. Con 15 miliardi di credito di imposta sugli investimenti in ricerca e innovazione possiamo ricominciare ad attirare laboratori e cervelli da tutto il mondo e dare una bella spinta alla produttività.

[3] Si può fare del fisco uno strumento di crescita. Senza promesse mirabolanti o stantie, dimezziamo subito l’Ires – con altrettanti tagli di spesa pubblica non necessaria – e alziamo così la redditività degli investimenti e il valore delle imprese. Insieme al maxi credito di imposta strutturale per ricerca e innovazione si può portare la pressione fiscale delle migliori aziende sotto il 10 per cento. Per fare emergere il sommerso restituiamo parte dell’Iva sugli acquisti pagati per via elettronica e alziamo le deduzioni fiscali così come si è fatto con successo con le ristrutturazioni edilizie.
Ma l’economia non basta. Occorre parallelamente rimettere in moto la nostra democrazia attraverso una forte semplificazione delle istituzioni e della burocrazia. Le riforme attualmente al vaglio sono micidiali e solo noi lo diciamo da oltre un anno: dal Senato che finirebbe preda dei consigli regionali, all’Italicum che mette tutto il potere nelle mani di una minoranza e impedisce ai cittadini di scegliere i suoi rappresentanti.

Se si fosse cercata la condivisione, se si fosse guardato all’interesse del paese e non dei Nazareni, non avremmo oggi l’Aventino parlamentare e seri dubbi sulla tenuta democratica del paese. Le nostre proposte, già note, le ribadiamo qui:
[4] L’Italia merita una legge elettorale maggioritaria seria – doppio turno di coalizione con collegi uninominali – senza i capilista bloccati o la commedia sulle preferenze che non ci sono. Per restituire dignità alla politica occorre semplificare lo stato centrale e realizzare Federalismo responsabile: una sola Camera legislativa con al massimo 400 parlamentari, un solo livello amministrativo tra Comune e Stato con il superamento delle attuali Regioni e il riassorbimento nelle Cittá metropolitane e nelle grandi province storiche delle migliaia di altre entità politiche e parapolitiche intermedie.

[5] La Pa può funzionare e lo dico perchè ho toccato con mano la professionalità e la dedizione di tanti servitori dello stato sia alle Poste che ai ministeri. È urgente ridisegnare profondamente la burocrazia: responsabilizzazione precisa per ogni atto amministrativo superandole attuali Conferenze dei Servizi dove chiunque può bloccare e nessuno ne risponde; una reale parità di rapporti, e quindi di responsabilità, tra Pa e cittadini/imprese (io cittadino/impresa devo seguire tutte le norme, ma tu Pa se non fai nei tempi e nei modi previsti la tua parte ne rispondi altrettanto personalmente); accelerazione dell’Agenda digitale in tutti i campi, dall’anagrafe alla telemedicina, dal processo telematico a tutte le pratiche che devono essere open, tracciabili, trasparenti. E poi dosi massicce di formazione, di meritocrazia e di mobilità interna.

Oltre a dare un forte stimolo all’economia e una altrettanto forte semplificazione alle Istituzioni. Non si può e non si deve rimanere in superficie come fa l’attuale governo, prediligendo i decreti frettolosi e ad effetto rispetto a interventi strutturali. Per questo Italia Unica parla di rivoluzioni. Qui ovviamente facciamo solo qualche esempio tra i tanti che stiamo portando avanti:

[6] Serve un nuovo mercato del lavoro a partire da nuove relazioni industriali, legge sulla rappresentanza e sulla esigibilità dei contratti, riforma degli ammortizzatori e del collocamento per evitare abusi e per garantire reimpiegabilità. La flessibilità che serve per aumentare la produttività è soprattutto quella durante il rapporto di lavoro, ma il Jobs Act non ne parla. A questo fine vanno defiscalizzati i Contratti di produttività invece degli incentivi estemporanei e distorsivi del governo. Ristrutturazioni aziendali più agevoli soprattutto nelle imprese che innovano. E poi basta con il minuetto sul Jobs Act dove si contrabbanda un contratto a tutele crescenti che non esiste e che nasconde un mercato sempre più duale a sfavore dei giovani e basta con le promesse non mantenute sul finto piano ‘Garanzia giovani’! L’art.18 va applicato anche all’impiego pubblico e il reintegro va limitato ai licenziamenti discriminatori. Va invece considerato prioritario l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro attraverso contratti di apprendistato semplificati e fortemente incentivati e integrati in un sistema di formazione professionale e tecnica allineata ai bisogni delle imprese.

[7] Ma tutto il sistema di istruzione va rivisitato alla luce del mondo che cambia e delle tecnologie che rendono possibile l’impensabile, ma che rendono ancora più indispensabile la cultura di base e il senso critico. Oltre all’inglese che è prerequisito di tutte le strade. Possiamo guadagnare tutti un anno di vita perché anche in Italia dodici anni di scuola primaria e secondaria sono sufficienti, ma tutti devono poter valorizzare le loro diverse capacità in quei dodici anni fin da una scuola materna ed elementare a tempo pieno per tutti. Graduatorie meritocratiche per gli insegnanti ed eliminazione del valore legale della laurea. Investire in competenze, tecnologie, impianti sportivi: altro che 150,000 assunzioni ope legis quasi tutte senza concorso!

[8] Tra le riforme più sentite a tutti i livelli ci sono quelle relative alla tutela della legalità. È bisogno delle famiglie ossessionate da microcriminalità, è bisogno delle imprese sempre più a rischio di infiltrazioni malavitose. Giustizia da ridisegnare e rafforzare profondamente perché condiziona l’intero progetto di risanamento e rilancio del Paese. Lotta alla criminalità che passa anche per la collaborazione internazionale contro i paradisi legali e per la battaglia contro il contante. Maggiori risorse e miglior coordinamento tra forze di polizia e di sicurezza. Tolleranza zero per i continui e tollerati abusi come le occupazioni e i campi nomadi. Lotta senza quartiere alla corruzione, non con le grida manzoniane, bensì attraverso l’anagrafe degli incarichi pubblici, con la trasparenza dei bilanci, la riduzione a poche centinaia degli attuali 35,000 centri di acquisto, una legge sui pentiti che rompa la complicità tra corrotti e corruttori.

Non a caso, né avventatamente Italia Unica parla di rivoluzione. È indispensabile perché gli attuali partiti non faranno mai ciò che è necessario e che noi proponiamo. Per riuscirci dovrebbero snaturarsi e introdurre vera meritocrazia e trasparenza.

[9] Il tagliafuori dei clientelismi si realizza facendo uscire lo stato e gli enti locali dalle 10,000 partecipazioni, concentrando i Fondi Strutturali Europei – oggi distribuiti a pioggia per conquistare voti – su grandi progetti e su riduzioni fiscali generalizzate, eliminando i contributi a fondo perduto a favore di crediti di imposta automatici e facendo vera spending review: costi standard nella Sanità e in molti altri settori e revisione della spesa che vada ad agire sulle quattro dimensioni, già identificate da Carlo Cottarelli nei suoi documenti finali, di fatto ignorati – e poi addirittura secretati – dal Governo Renzi.

[10] Bisogna introdurre meritocrazia e trasparenza. Parole facili da pronunciare, molto difficili da mettere in pratica da parte di chi nella mediocrità e nell’opacità può tranquillamente perpetuare il proprio potere. Meritocrazia significa nominare i primari attraverso veri concorsi e non lasciarli alla politica locale, significa eliminare le carriere basate automaticamente sull’anzianità, significa togliere il valore legale della laurea. Ma trasparenza significa anche bilanci comprensibili di tutte le strutture pubbliche, significa render conto dei risultati formativi delle diverse scuole, significa Open Data per tutta la Pa e tanto altro.

Il Piano di rilancio del paese che Italia Unica ha elaborato copre naturalmente tutti gli altri settori fondamentali come la Giustizia, la Sanità, l’Ambiente, l’Agricoltura, i Turismi e i Beni Culturali, la Difesa, la Politica Europea e la Politica Estera. Senza dimenticare il terzo settore che per noi è il primo in termini di potenziale di crescita e può rivelarsi la chiave di volta per il nuovo welfare e per la gestione di molti beni comuni da destatalizzare senza necessariamente privatizzare. E tutte le soluzioni sono sempre inquadrate nel contesto europeo – dove c’è molto da cambiare – e tengono conto dei trend di un mondo globalizzato dove l’Italia può tornare ad essere leader.

Il senso della nascita di Italia Unica sta qui, nell’anti-populismo che entra nel merito. Nella libertà vera, fatta di etica e di competenza. Mettendo in campo le idee, organizzandole in maniera compiuta, facendole diventare un programma di governo rivoluzionario nei fatti. Chiedendo su di esso, nella competizione elettorale politica quando sarà, il consenso e la fiducia degli italiani.