Rassegna Stampa

Corriere della Sera: “C’era unione d’intenti tra Marrazzo e Cerroni”

Corriere della Sera: "C’era unione d’intenti tra Marrazzo e Cerroni"

Corriere della Sera: “C’era unione d’intenti tra Marrazzo e Cerroni”

ROMA – “C’era unione d’intenti tra Marrazzo e Cerroni“, in pratica un’alleanza scrive il Corriere della Sera riportando l’ordinanza  del Gip Massimo Battistini che ha portato agli arresti domiciliare il re di Malagrotta e altre sei persone nell’inchiesta sui rifiuti, mentre l’ex governatore del Lazio è indagato per abuso d’ufficio e falso.

L’articolo di Francesco Di Frischia:

Il progetto lo aveva presentato il Coema (un Consorzio composto da Acea, Ama e Pontina Ambiente, azienda del gruppo dell’avvocato). Secondo la Procura, però, il documento è «illegittimo»: la decisione sarebbe stata presa con l’unico obiettivo di poter fare iniziare i lavori dell’impianto, che brucia rifiuti e produce elettricità, entro il 31 dicembre sempre del 2008. In questo modo il Coema avrebbe potuto beneficiare degli incentivi pubblici, denominati «Cip 6». Oltre questa data, invece, il progetto avrebbe rischiato di naufragare per i costi molto alti.
In altre parole la Procura e il giudice ritengono che Marrazzo «non poteva non essere a conoscenza del fatto che i suoi poteri di commissario erano cessati da mesi» quando ha dato semaforo verde al termovalorizzatore di Albano. Da non dimenticare il fatto che, per evitare ricorsi al Tar e intoppi burocratici, l’allora governatore del Lazio ha avocato a sè la pratica. Inoltre ci sono anche alcune conversazioni di Marrazzo «da cui si evince – fa notare ancora il magistrato – la sua partecipazione al progetto di rivisitazione della Via (Valutazione di impatto ambientale ndr.)», negata su Albano dall’allora assessore regionale all’Ambiente, Filiberto Zaratti (Verdi) a fine marzo 2008. Quelle intercettazioni «sgombrano il campo dall’ipotesi che egli sia o possa essere stato indotto in errore dai suoi funzionari». In primis Luca Fegatelli, dirigente della Regione ai domiciliari per aver fatto parte del «sistema Cerroni». È stato lui, per il Gip, a redigere l’ordinanza e a convincere Marrazzo a firmarla. «Nonostante le incombenze pratiche e di dettaglio per rimodulare la valutazione venivano lasciate ai cosiddetti addetti ai lavori – osserva Battistini – le strategie di massima venivano indicate da Marrazzo». Del resto, lo stesso presidente della giunta aveva firmato il Piano rifiuti, approvato dal Consiglio regionale nell’estate del 2008, che prevedeva 4 inceneritori (oltre a quelli di Colleferro e San Vittore, il gassificatore di Malagrotta e un altro impianto). Nel Piano, però, dice la Procura, tra le macroaree che potenzialmente avrebbero potuto ospitare l’inceneritore «nessuna comprendeva Albano».
«Dopo mesi si è svegliata Renata Polverini, la presidente dello scandalo Fiorito e della festa con i maiali. La Polverini ci viene a raccontare la sua storia sulla discarica, omettendo alcuni rilevanti particolari. Ed il più importante è che Fegatelli, con la Polverini, era il numero due nell’amministrazione della Pisana», accusa Marco Miccoli (Pd). E Francesco Storace (la Destra) sul Giornale d’Italia online: «È significativo ed inquietante che Nicola Zingaretti sia praticamente solo di fronte alle macerie, davvero maleodoranti, lasciate dal “Cerronismo”. Nessuno fiata. Il Supremo deve essere stato molto generoso. E forse qualcuno teme la ritorsione, la vendetta, le confessioni…».

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