Corruzione, Beppe Grillo, Domenico Cutrì: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 febbraio 2014 8:39 | Ultimo aggiornamento: 4 febbraio 2014 8:39

Il Corriere della Sera: “Corruzione, peso da 60 miliardi”. La dittatura dei mandarini. Editoriale di Maurizio Ferrera:

In attesa di sapere cosa conterrà il famoso Jobs Act, in materia di occupazione imperversano le brutte abitudini: leggine, rinvii, catene interminabili di provvedimenti attuativi. Con la pubblicazione sulla Gazzetta del 31 gennaio scorso è entrato in vigore un decreto ministeriale del 2 settembre che definisce gli stanziamenti per gli sgravi contributivi «sperimentali» introdotti per il 2010.
Sono passati più di tre anni. Che esperimento si sarà mai potuto fare se le sue regole vengono stabilite a cose fatte? Incredibilmente, lo stesso decreto disciplina la sperimentazione degli sgravi per il 2012. È come se un medico testasse oggi un farmaco su un paziente per disturbi avuti due anni fa. L’unico elemento positivo del decreto in questione è il riferimento a promettenti «note di monitoraggio» Inps. Peccato che sul sito dell’istituto sia impossibile reperire il documento. In compenso si può leggere la circolare n. 15 del 21 gennaio scorso.
L’occhio cade immediatamente sul punto 2.2: Misure in favore di disoccupati. Qualcosa di concreto? No, ci viene spiegato che «l’articolo 1, c. 187 della legge n. 147/2013 contiene una previsione in favore dei lavoratori disoccupati o a rischio di esclusione dal mercato del lavoro. Apportando una modifica all’articolo 9, c. 3ter del Dl 20 maggio 1993, n. 148 (L.236/1993), viene stabilito che il ministero del Lavoro possa prevedere, oltre che misure di sostegno al reddito, anche incentivi per favorire l’occupazione dei medesimi lavoratori, definiti ai sensi del decreto …» eccetera eccetera. Lasciamo a chi ama le cacce al tesoro il piacere di scoprire chi sono tali lavoratori. Ciò che si intuisce è che probabilmente nel corso dell’anno sarà varato qualche provvedimento tampone.

Gli attacchi sul Web, il libro al rogo e i cervelli in acqua. Scrive Goffredo Buccini:
Erano stati sottratti in gran parte all’università di Humboldt, culla della cultura tedesca: il meglio di oltre duecento autori messi all’indice, tra i quali Adorno, Brecht, Einstein, Freud, Hemingway e Kafka. Siamo ai prodromi del più feroce regime criminale mai instauratosi nella storia dell’uomo. Il fatto, si parva licet , è il seguente: la sera di venerdì scorso, un telespettatore di Zagarolo (delizioso paesino dei monti Prenestini sfregiato in eterno dal titolo d’un film di Franco Franchi), sentendosi oltraggiato dalle dichiarazioni di Corrado Augias sui grillini, ne agguanta dalla libreria di casa l’ultimo testo («I segreti d’Italia»), lo butta nel caminetto e gli dà fuoco. Un gesto da archiviare, appena pochi anni fa, con un omerico chi-se-ne-frega. Nel Paese stravolto dalla comunicazione orizzontale e globale, succede invece che il tizio, tale Francesco Neri, fotografi il rogo e lo posti sulla propria pagina Facebook: così finiscono i nemici di Beppe, tié. Di rimbalzo in rimbalzo, la foto arriva agli occhi di Augias che la rilancia su Twitter (quale autore non lo farebbe?) spiegando così cosa sia il fascismo. Da qui fioriscono un po’ ovunque analisi sui Bücherverbrennun gen (i falò dei nazi), foto di Goebbels annesse. Ma è possibile un parallelo simile? L’Italia del 2014 ha davvero qualcosa da spartire con l’agonia di Weimar? L’allarme è comprensibile ma forse non è male riportare tutto a una dimensione meno congestionata. Il grillino di Zagarolo (peraltro sconfessato da Grillo stesso, in un cinguettio un po’ tardivo, «non ci rappresenta e utilizza senza autorizzazione il nostro simbolo») sta agli allievi del cupo ideologo hitleriano come un riprovevole petardo da stadio sta all’atomica su Hiroshima.
Le incognite tra il segretario e il suo governo. La nota politica di Massimo Franco:
Continuano a parlarsi come a distanza, seguendo canovacci apparentemente differenti. Ma tra non molto Enrico Letta e Matteo Renzi dovranno di nuovo incrociare i rispettivi percorsi, e dire che cosa si aspettano l’uno dall’altro. Il presidente del Consiglio, reduce dalla missione negli Emirati Arabi Uniti, rivendica di avere attirato investimenti grazie anche alla stabilità: «La stabilità paga e mi fa da sprone», dice. Il segretario del Pd si limita a rinnovare lo scetticismo nei confronti dei risultati di Palazzo Chigi e di ipotesi di rimpasto. E parla di elezioni e di elettori da conquistare. Registra con parole caustiche la tendenza agli accordi di vertice. «Bisogna pensare a prendere i voti degli altri, non i leader degli altri. Gli accordicchi vecchia maniera », scolpisce, non servono.
La puntualizzazione arriva pochi giorni dopo il ritorno del centrista Pier Ferdinando Casini nell’orbita di Silvio Berlusconi. Quelle renziane possono apparire parole caustiche. Ma riflettono il disorientamento dell’elettorato e la delegittimazione di molti leader. Anche se probabilmente al Cavaliere interessa poco quanto rappresenti oggi l’Udc di Casini, in un’area in crisi di identità e di voti. Gli preme di più mostrare che dopo anni in cui il centrodestra perdeva pezzi e schegge, adesso sembra ricominciare ad attrarne; e che si va verso uno schema nuovamente bipolare, grazie a una bozza di riforma elettorale almeno in apparenza destinata all’approvazione in tempi brevi.
Per questo Berlusconi zittisce le ironie di Forza Italia su Casini, e gli dà il «bentornato». Ma i contraccolpi di questi rivolgimenti sul governo rimangono misteriosi.

La prima pagina di Repubblica: “Tutti contro Grillo: barbarie”.

La Stampa: “Letta, offensiva contro i grillini”.

Muore a 30 anni per far evadere il fratello. Articolo di Paolo Colonnello:

Più che un commando, è una famiglia armata quella che alle due e mezzo del pomeriggio si presenta sotto una pioggia torrenziale davanti al tribunale di Gallarate per liberare il loro congiunto più pericoloso, Domenico Cutrì, 31 anni, calabrese, ergastolano. Perché in fondo, quando non si ha più nulla da perdere, può diventare un’idea trasformare una tranquilla cittadina di provincia in un set da far west per una delle evasioni più spettacoli e cruente degli ultimi anni. Anche se poi finisce male: con un fratello dell’evaso morto, un altro fratello ferito a un piede che forse si è costituito (lo conferma un sindacalista degli agenti di custodia ma gli inquirenti no) e Cutrì, con i complici rimasti, che ormai ha le ore contate.

Ma sei ore prima, alle 14,45, le cose sembrano andare diversamente. Cutrì arriva su un cellulare della polizia penitenziaria per assistere all’udienza di un processo in cui è imputato per truffa e falso. Quisquilie per un tipo come lui, finito in carcere cinque anni fa per aver ordinato l’omicidio di un polacco sospettato di essere stato l’amante della sua ex fidanzata. Dunque, piove. E a quell’ora e in quel posto, in uno slargo che si affaccia su via Milano, uno stradone solitamente trafficato che collega Gallarate a Busto Arsizio, in realtà c’è pochissima gente. Dovrebbe essere uno dei luoghi più protetti della città, ma il commando di fratelli che ha deciso di liberare Cutrì è fatto da gente della zona che conosce le abitudini e la quiete di Gallarate e sa bene che con il tempo da lupi che sferza la pianura, nel piazzale del tribunale non ci sarà nessuno. O quasi.

Boom di eroina. Per gli americani torna l’incubo. Dal corrispondente Paolo Mastrolilli:

Si chiama «Ace of Spades», la droga che ha ammazzato Philip Seymour Hoffman. Un cocktail di eroina e fentanyl, oppiaceo usato per lenire i dolori dei malati di cancro, che sarebbe responsabile della morte di almeno cento persone in America nelle ultime settimane. Questo indizio, se confermato dalle indagini, collega il dramma personale di Hoffman a una tragedia generale che sta avvenendo negli Stati Uniti: il ritorno dell’eroina.
I numeri sono chiari. Secondo uno studio della Substance Abuse and Mental Health Services Administration, tra il 2007 e il 2012 gli americani da 12 anni in su che consumano eroina sono aumentati da 373.000 a 669.000, ossia circa il doppio. Da notare l’età di partenza, 12 anni, perché l’epidemia sta esplodendo fra i giovani. Nel 2010 ci sono state 3.094 morti per overdose, quasi dieci al giorno, che secondo i Centers for Disease Control and Prevention sono un incremento del 55% rispetto al 2000. Intanto è aumentato anche il traffico, e l’eroina sequestrata al confine col Messico è salita dai 487 chili del 2008 ai 1.989 chili del 2012.
L’epidemia colpisce soprattutto le piccole comunità. A gennaio Peter Shumlin, governatore del Vermont, ha dedicato tutti i 34 minuti del suo discorso annuale all’emergenza eroina: «Ci minaccia in ogni angolo della nostra regione». Il motivo? Dal 2000 ad oggi la tossicodipendenza in questa idilliaca zona di montagna è aumentata del 770%, con un traffico di oppiacei stimato in 2 milioni alla settimana. Nel Wisconsin molte imprese denunciano che non riescono a occupare tutti i posti di lavoro che avrebbero perché troppi potenziali dipendenti risultano positivi all’eroina.

Il Fatto Quotidiano: “Opposizione M5s eversiva. La Boldrini incompatibile”.

Leggi anche: Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Senti chi insulta”

Il Giornale: “Letta, fuori i soldi”. L’editoriale di Nicola Porro:

Che lo Stato sia il proble­ma e non la soluzione è un principio che cono­sciamo da tempo. Lentamente stiamo subendo un proces­so di mitridatizzazione, di assuefazione al veleno. Moti­vo per il quale assorbiamo tut­to. La prova da laboratorio so­no i debiti della Pubblica ammi­nistrazione verso i privati. Sap­piamo che lo Stato paga «a bab­bo morto » e in una certa misura lo tolleriamo. Sembriamo vitti­me di una sindrome di Stoccol­ma, in cui il prigioniero si inna­mora del carceriere. Proprio ie­ri il commissario europeo Anto­nio Tajani ci ha ricordato come sia stata aperta una procedura di infrazione contro l’Italia e che per tale motivo rischiamo una multa. Quindi fregati due volte: da una parte lo Stato non onora i suoi debiti, dall’altra userà le nostre imposte per sod­disfare le pretese europee. Sul fatto che gli euro-geni abbiano congegnato una multa che fa male alle vittime di un sopruso, sorvoliamo per carità di patria. Insomma, torniamo ai debi­ti. Ne sono stati accumulati 100 miliardi. Una roba da far paura. Mentre noi siamo qui che fi­schiettiamo. In pompa magna due diversi governi ci hanno raccontato di averli sbloccati. La realtà è che solo un quinto è stato pagato.