Cosentino-Pdl, Redditometro, Dior, Coppa Italia: rassegna stampa e prime pagine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Gennaio 2013 9:12 | Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio 2013 9:12

ROMA – Il Pdl esclude Cosentino. Il Corriere della Sera: “Nicola Cosentino non sarà candidato in Campania: la decisione del Pdl dopo liti, colpi di scena e il giallo delle liste sparite. Esclusi anche molti ex di An. Il caso dell’ex ministro Fitto.”

Berlusconi: Cosentino? Non mi faccio ricattare. L’articolo a firma di Paola Di Caro:

“Sono state 72 ore drammatiche, sfiancanti, deprimenti, angosciose quelle che hanno tenuto praticamente prigionieri i vertici del Pdl, da Berlusconi a Letta, da Verdini ad Alfano, da Cicchitto a Ghedini, da Nitto Palma a Fitto e Lupi. Ore passate con Nicola Cosentino a urlare e pregare e maledire e invocare e ore a parlare di lui, a dividersi, a interrogarsi, a cercare una soluzione. Ore a inseguire liste sparite, quelle della Campania con le dichiarazioni di accettazione di tutti i candidati, che lo stesso Cosentino o comunque un suo collaboratore avrebbe portato via ieri mattina: per farle sparire? Per estrema vendetta? Per ottenere un ripensamento in extremis? Per far appunto «saltare tutto» all’ultimo momento in un nuovo, eclatante, mortale «caso Lazio»? Le ricostruzioni divergono. Ma una cosa è certa: la sorte di Cosentino era segnata da giorni, e per lui non c’è stato niente da fare.”

Verdini e Nitto Palma inseguono il fuggiasco. L’articolo a firma di Fabrizio Roncone:

“L’orario è importante: mancano pochi minuti alle 15. (Due ore prima, a Nitto Palma era toccato il delicato compito di comunicare a Nick o’ mericano che era fuori, la sua candidatura saltata, inutili questi giorni di trattativa: lui e Verdini ci avevano provato fino all’ultimo a tenerlo dentro, la possibilità che potesse avere un seggio sicuro, ad un certo punto, era sembrata davvero concreta. Ma poi Angelino Alfano e il Cavaliere si sono impuntati: troppo scomodo Cosentino con i suoi due processi in cui è accusato di «concorso in associazione camorristica», impresentabile lui e i suoi parenti di Casal di Principe, tra cui figura il boss Giuseppe Russo detto Peppe o’ Padrino. «Avvertitelo», aveva detto freddamente Alfano. Ma i due cellulari di Cosentino risultavano spenti e, come se non bastasse, era anche sparito il fascicolo con dentro tutta la documentazione dei candidati da presentare, entro le ore 20, presso l’ufficio elettorale della Corte di Appello di Napoli).”

Alfano: una decisione necessaria. Però non saremo mai giustizialisti. L’articolo a firma di Francesco Verderami:

“«Non mi attendo ritorsioni», replica secco Alfano. Il pensiero corre ad altri dirigenti che sono stati decapitati nella selezione delle liste, fino a personalità come Scajola e Dell’Utri. «Molti, compreso il senatore Dell’Utri, hanno rinunciato in anticipo. E a loro siamo particolarmente grati, perché hanno anteposto il bene del movimento alla legittima difesa della loro storia». Ed è evidente la ragione per cui Alfano voglia smentire i contrasti di queste settimane con il coordinatore Denis Verdini («e non è una smentita di rito»), così come sono evidenti le motivazioni che lo inducano a respingere la tesi secondo cui il Cavaliere ha ceduto a questa linea: «Berlusconi non ha ceduto. Berlusconi ha promosso questo processo. Lui è sintonizzato da tempo sulla sensibilità dell’opinione pubblica, che chiede maggiore attenzione a chi è preposto alla formazione della squadra».”

Tanti ex An restano fuori. E si apre il problema Fitto. L’articolo a firma di Alessandro Trocino:

“Il «direttorissimo» Augusto Minzolini è planato come numero 2 al Senato in Liguria, regione dove la composizione delle liste ha scontentato tutti, a partire dagli scajoliani. L’ex direttore del Tg1, accusato di peculato per le spese con la carta di credito aziendale, ha accolto con sollievo la candidatura: «Mi sentivo emarginato, come se qualcuno mi avesse messo il bavaglio: ora finalmente potrò dire la mia». Il coordinatore regionale Michele Scandroglio ha protestato contro «un’invasione eccessiva e inopportuna». Per Angelo Vaccarezza, presidente della Provincia di Savona, «questa terra è diventata l’Abissinia del partito, con i coloni Minzolini e Lainati». In Piemonte, nella prima circoscrizione del Senato, ecco il romanissimo Daniele Capezzone. Non è l’unico che ha scarsa dimestichezza con il Piemonte: ci sono anche Elio Vito, Annagrazia Calabria e Bruno Archi.”

Monti e il «caso Financial Times» «Sbagliate le critiche sull’austerity». L’articolo a pagina 8:

“I passaggi sono delicati e conviene procedere in ordine cronologico. Dunque ieri il Ft ha lanciato un attacco molto duro: «Come primo ministro Monti ha promesso riforme che hanno finito per fare aumentare le tasse. Il suo governo ha provato a introdurre modeste riforme strutturali, ma sono state annacquate da insignificanza macroeconomica». Ancora: «Avendo iniziato come un leader di un governo tecnico, è emerso come un politico difficile»; e, rispetto al calo dei rendimenti dei titoli di Stato, «la maggior parte degli italiani sa che questo si deve a un altro Mario, Draghi, il presidente della Banca centrale europea». Monti replica dal Tg2 che in verità non si aspettava una cosa simile da quella testata, ma dal suo autore sì: «Wolfgang Münchau, uno specifico editorialista che ha una notoria frustrazione verso la politica economica del governo tedesco, ha una vecchia polemica con Merkel e vorrebbe che tutti dessero colpi d’ariete per far saltare l’eurozona». Inoltre, continua il presidente del Consiglio dimissionario, «l’Italia ha dato un forte contributo per migliorare il funzionamento dell’eurozona. Senza il nostro risanamento in tempi così brevi e la nostra azione per lo scudo anti-spread anche la Bce non avrebbe potuto fare il molto che ha poi fatto».”

Fisco, Redditometro e Redditest. Tutte le Differenze in cinque punti. L’approfondimento a firma di Isidoro Trovato:

“l Redditometro è un metodo di controllo dei redditi dei contribuenti attraverso l’applicazione di elementi indicativi di capacità contributiva: spese che devono essere coerenti al reddito dichiarato. Principio ineccepibile. A creare il quadro di valutazione non ci sono solo le spese realmente effettuate, ma anche gli elementi che in gergo tecnico si chiamano induttivi e sintetici, cioè basati su presunzioni di spesa e non su spese effettivamente sostenute. Il Redditest invece è un software con il quale il contribuente può testare la propria congruità nei confronti del Fisco. Secondo le analisi e le simulazioni effettuate dai Consulenti del Lavoro, il nuovo Redditometro risulta tarato in maniera meno rigorosa e inflessibile sia rispetto alla vecchia versione di se stesso (quella entra in vigore nel ’92) sia rispetto al Redditest. I due strumenti comunque non sono del tutto scollegati: il Redditest infatti è un programma di autodiagnosi messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate che consente a tutti i contribuenti di visionare i criteri di selezione adoperati dall’Amministrazione, per le verifiche fatte con il Redditometro. L’obiettivo è evidente: spingere il contribuente alla fedeltà fiscale. Ma i due strumenti a confronto meritano anche qualche precisazione ed evidenziano qualche criticità. “

Obama, discorso sull’uguaglianza «Finite le guerre, ora lo sviluppo». L’articolo a firma di Massimo Gaggi:

“Quello che ha giurato ieri sulle due Bibbie sovrapposte di Abramo Lincoln e Martin Luther King è un Barack Obama che ha sostituito i grandi progetti per il futuro, le promesse di cambiamento radicale, con l’impegno a difendere le conquiste di libertà e benessere. Che, pur consapevole dei gravi problemi di bilancio, rifiuta di tagliare drasticamente la spesa sociale, convinto che il welfare sia essenziale per ridare fiato al ceto medio, per garantire la dignità e la libertà dei cittadini: non un sistema di protezione dei parassiti (polemica «postuma» con Mitt Romney) ma il sistema di garanzie che consente a chi lavora di prendersi quei rischi che fanno grande l’economia americana. Spariti le parole d’ordine ispirate, i toni kennediani da «nuova frontiera», Obama sulla scalinata del Campidoglio ha pronunciato il discorso di insediamento di un presidente che avanza a fatica su un terreno accidentato e che, come Franklin Delano Roosevelt a metà degli anni Trenta, si rimbocca le maniche per cercare di rimettere in piedi un’economia ancora claudicante. Più che Kennedy, un Eisenhower, il presidente repubblicano che a metà del secolo scorso costruì la sua eredità sulla conclusione della guerra in Corea, il ridimensionamento delle spese del Pentagono e l’investimento delle risorse così risparmiate in grandi progetti come la rete delle «Interstate», le autostrade federali.”

Berlusconi, rivoluzione a metà. La Stampa: “Niente olgettine, ma la nomenklatura resiste. Il Capo affranto per gli amici: “Poi dicono che la politica è bella…”. L’articolo a firma di Ugo Magri:

“Sbarazzarsi di vecchi amici e sodali come Dell’Utri, Cosentino, Scajola (per non dire di Milanese e di Papa) dev’essere stato per lui umanamente atroce. Solo in certi romanzi il Padrino accoppa i propri scherani senza un briciolo di sentimento, laddove Berlusconi il cuore ce l’ha. Cosicché a sera l’uomo era ridotto a uno straccio. Si è accasciato sullo schienale della poltrona, raccontano; dalla sua bocca è uscito un rantolo: «E poi dicono che la politica è una cosa bella…». In compenso, il Cav ritiene di aver fatto la cosa giusta. Non sul terreno della moralità (che interessava semmai ad Alfano) bensì sull’unico che in questo momento gli faccia gola: la caccia ai voti. Silvio già pregusta un altro piccolo balzo nei sondaggi. E comunque, «se non mi fossi regolato così, la campagna elettorale si sarebbe giocata su Cosentino e Dell’Utri; d’ora in avanti, invece, si parlerà di Imu e di tasse».”

Rosa e fiori, l’alta moda è un giardino a tinte fluo. Parigi apre con i colori di Versace Atelier e gli abiti corolla di Dior. L’articolo a firma di Antonella Amapane:

“Le donne sbocciano come fiori. Il belga Raf Simons per Dior ricostruisce un giardino incantato con siepi di bosso e alberi. Una metafora della vita, un ritorno alle radici della maison, custoditi in un gigante cubo di specchi alle Tuileries che riflette la vegetazione del parco. Dentro, palpitano petali e boccioli cosparsi su lunghi abiti corolla con gonfie gonne e strettissimi corpetti scuri. I colori sono delicati. Tanta sera intercalata da asciutti tailleur pantalone neri, con giacche sulla pelle, o boleri incrostati di roselline e guanti fioriti. Tutto è etereo, sofisticato, moderno, come una primavera che di giorno in giorno cambia le sue sfumature, ricreate dalle lavorazioni minuziose dello storico atelier.”

Asso di Coppe. C’è Juve-Lazio: bianconeri senza 8 titolari, Conte costretto al turn over estremo. Così lui resta la garanzia “Ma chi gioca, sa quello che deve fare”. L’articolo a firma di Massimiliano Nerozzi:

“Almeno non si rompe lui, Antonio Conte, cui la Juve s’attacca per non smarrire la strada in mezzo al traffico delle partite, sette in 25 giorni, e sotto l’improvvisa epidemia di acciacchi e infortuni, che hanno contagiato otto giocatori. Stasera nell’andata della semifinale di Coppa Italia contro la Lazio, dalle 20,45 allo Juventus Stadium (e su RaiUno), l’allenatore bianconero dovrà comporre l’ennesima formazione diversa: con potenziali otto pezzi di ricambio potrebbe battere il record di sette innesti rispetto alla squadra titolare, visti il 31 ottobre scorso contro il Bologna (battuto, 2-1). Chiellini, Pirlo, Pepe, Giovinco, Bendtner e Quagliarella sono in riparazione, Vucinic e Vidal sotto osservazione, Marchisio appena aggiustato. Conte resta allora l’asso di Coppe, se con febbraio spunterà all’orizzonte pure la Champions, oltre all’immanente campionato.”