Crac Parma, spunta De Paolini Del Vecchio il conte condannato all’ergastolo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Marzo 2015 18:06 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2015 18:06
Crac Parma, spunta De Paolini Del Vecchio il conte condannato all'ergastolo

Crac Parma, spunta De Paolini Del Vecchio il conte condannato all’ergastolo

ROMA – Caos Parma, qualcuno entro oggi 12 marzo deve pagare altrimenti tra una settimana esatta sarà inevitabile il fallimento. Ma chi sono gli uomini attorno alla galassia Parma? C’è Giampietro Manenti, che il Parma l’ha comprato per un euro, che il comune accusa di truffa e che da settimane promette bonifici che non arrivano mai. Poi ci sono Alessandro Proto, finanziere che ha patteggiato una condanna per truffa e manipolazione del mercato. Non c’è più Tommaso Ghirardi, ex presidente indagato per bancarotta fraudolenta.

L’ultimo (in ordine di tempo) personaggio a gravitare attorno al Parma è il conte (si autodefinisce così) Eugenio De Paolini Del Vecchio. Chi è costui? Biologo, è da poco uscito dal carcere dopo due condanne all’ergastolo: ha ucciso il patrigno e due cugini negli anni ’70. Da questa rosa di nomi, scrive in un lungo articolo per il Fatto Quotidiano Luca Pisapia, dovrebbe uscire il salvatore del Parma.

Così Pisapia presenta il conte De Paolini Del Vecchio:

Uno di questi è il (presunto) conte Eugenio De Paolini Del Vecchio, biologo, rappresentante dell’Anioc (associazione insigniti di onorificenze cavalleresche), ben inserito nei salotti della città che conta. Da giovane fu condannato all’ergastolo due volte per l’omicidio del patrigno (1974) e di due cugini (1979), voleva i soldi di famiglia per sé.

Oggi, da uomo libero dopo una lunga detenzione, si interessa del Parma. Su di lui indagano la Procura parmigiana e, presumibilmente, l’Antimafia bolognese, dato che sarebbe stato il conte dapprima a fare pressione sulla Guardia di Finanza perché rallentasse le indagini sul Parma – già sollevati dall’incarico e indagati per omissione d’atti d’ufficio il colonnello Danilo Petrucelli e il tenente colonnello Luca Albanese, ora per Albanese si profila l’ipotesi di reato di corruzione – e poi a organizzare una cena in un hotel di lusso alla presenza del sindaco Federico Pizzarotti, dei direttore e presidente della locale Unione Industriali, Cesare Azzali e Alberto Figna, e degli allora presidente e presunto proprietario del club Ermir Kodra e Rezart Taci.

Sempre De Paolini avrebbe poi agevolato a febbraio il passaggio di società dalla Dastraso Holding Ltd (misteriosa società cipriota con capitale sociale di mille (!) euro creata nel novembre 2014 per acquistare il Parma il mese dopo) a Manenti (industriale la cui società Mapi Group, capitale sociale 7.500 euro, ha sede in un capannone alla periferia di Nuova Gorica).