Crescita Italia a rischio Cina. Renzi ha paura e noi…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Agosto 2015 10:51 | Ultimo aggiornamento: 25 Agosto 2015 10:52
Crescita Italia a rischio Cina. Renzi ha paura e noi...

Renzi (LaPresse)

ROMA – La ripresa che sta vivendo l’Italia in questi mesi è già piuttosto fragile e sulla carta il venir meno di un traino dall’esterno potrebbe peggiorare le prospettive, in particolare per il prossimo anno.

Come scrive Luca Cifoni sul Messaggero di Roma,

è presto però per trarre conclusioni generali dalla tempesta che si è riversata sui mercati finanziari orientali e del resto del mondo; per disporre di uno scenario un po’ più chiaro bisognerà attendere le prossime mosse del governo di Pechino e poi la riunione della Fed di metà settembre (anche se è verosimile che Janet Yellen e gli altri membri del comitato che decide sulla politica monetaria facciano conoscere prima il proprio orientamento).

In quei giorni il nostro ministero dell’Economia avrà già chiuso la stesura della nota di aggiornamento del Def, che per legge deve essere presentato alle Camere entro il 20 del mese. A primavera nel Documento di economia e finanza era stata stimata una crescita dello 0,7 per cento quest’anno e del’1,4 nel 2016. Valori prudenti, come ha ricordato ieri il ministro delle Infrastrutture Delrio, e in linea con le previsioni degli altri centri di ricerca. Quindi considerati al momento ancora realistici. Naturalmente però non si può escludere una limatura, o quanto meno l’inserimento di qualche caveat, qualora lo scenario dovesse deteriorarsi rapidamente.

Un’avvertenza sui rischi legati alla frenata delle economia emergenti, in connessione con il possibile (ma a questo punto meno probabile) rialzo dei tassi da parte della Fed, era già contenuta nelle previsioni della Banca d’Italia, rilasciate con il Bollettino economico dello scorso 17 luglio. Le cifre di Via Nazionale risultavano quasi sovrapponibili a quelle del governo, che risalgono però a tre mesi prima: solo per il 2015 è indicato un valore lievemente più favorevole, +1,5 per cento. Nel Bollettino però veniva precisato che il quadro «riflette condizioni favorevoli del contesto esterno». In particolare «rischi potrebbero derivare da un rallentamento delle economie emergenti più marcato e duraturo di quello implicito nelle ipotesi sul commercio internazionale, soprattutto se la normalizzazione della politica monetaria statunitense fosse accompagnata da nuove turbolenze nel mercato dei cambi e nei flussi di capitale».

La frenata cinese e degli altri emergenti, se brusca, avrebbe naturalmente ripercussioni negative sulla parte del mondo produttivo che ha saputo conquistare posizioni di rilievo nell’export verso quelle aree, in particolare in settori come il lusso. Ripercussioni non trascurabili ma comunque limitate rispetto al complesso dell’economia italiana. D’altra parte l’ulteriore caduta del prezzo del petrolio è un fattore potenzialmente positivo che potrebbe incidere in senso opposto, con benefici sia per le imprese sia per i consumatori (…)