Rassegna stampa. La crisi infinita. Spread sopra i 500. Lavoro, precari otto assunti su dieci

Pubblicato il 23 luglio 2012 9:20 | Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2012 9:20
La prima pagina de Il Corriere della Sera

Il Corriere della Sera 23-7-12

Crisi economica. Un’analisi di Unioncamere e Bankitalia rileva che in Italia solo due assunzioni su 10 sono a tempo indeterminato. Il Corriere della Sera: “Precari otto assunti su dieci. Il governo studia anche il taglio dei fondi per i sindacati.” Troppi topi nel formaggio. Editoriale di Angelo Panebianco:

“Dobbiamo proprio sperare che la pressione dei mercati sul nostro Paese si attenui, che i pronostici più infausti si rivelino sbagliati. Se questo accadrà, finita l’estate, comincerà subito, di fatto, la (lunghissima) campagna elettorale. Quali temi la caratterizzeranno? A fronte di una pressione fiscale che ha raggiunto il 55% (e oltre), è facile scommettere che quello fiscale sarà l’argomento che più terrà banco. Tutti, o quasi tutti, diranno di voler ridurre le tasse. Nella schiacciante maggioranza dei casi si tratterà di bluff o di promesse da marinaio. Come riconoscere i bluff? Ci sono, sostanzialmente, due modi per bluffare in materia di tasse. Il primo è proprio di coloro che promettono drastiche riduzioni della pressione fiscale senza spiegare dove troveranno le risorse necessarie, senza spiegare come, dove, e di quanto, taglieranno la spesa pubblica al fine di mantenere la promessa. Questo è un bluff facile da scoprire, inganna solo chi vuole essere ingannato.”

Posto fisso monotono? No, un miraggio: 2 assunzioni su 10 a tempo indeterminato. Leggi l’articolo di Blitz Quotidiano

Spending Review. Nuove indiscrezioni sul nuovo decreto che arriverà ad inizio agosto. Fiducia su sviluppo e spending review. Poi via agli altri tagli. Articolo di Lorenzo Salvia:

“Molto dipende da quello che succederà oggi, con gli occhi di nuovo puntati sullo spread e sulle Borse per vedere se al «venerdì nero» seguirà un lunedì altrettanto difficile. Ma, in ogni caso, il governo vuole finire tutti i «compiti a casa», cioè le riforme, prima di agosto. Non si tratta di andare in vacanza con la coscienza a posto ma di lanciare un altro segnale all’Europa e agli investitori prima del mese più a rischio per l’Italia e per l’euro, quando i mercati sono sottili, cioè con poche operazioni e quindi più instabili, più a rischio. Per questo l’obiettivo è far approvare definitivamente entro il 2 agosto i due decreti ancora in Parlamento: quello per lo sviluppo, nel quale sono state aggiunte anche le ultime modifiche alla riforma del lavoro, e soprattutto quello sulla spending review, con i tagli alla spesa pubblica, al quale sarà agganciato, sotto forma di emendamento, anche il decreto sulle dismissioni.”

Crisi finanziaria. Il Fondo Monetario Internazionale pronto a bloccare gli aiuti alla Grecia. Il governo di Samaras è in ritardo sulle misure concordate nel memorandum. L’analisi di Fausta Chiesa:

“Il Fondo monetario internazionale valuta l’idea di bloccare gli aiuti alla Grecia. La notizia, riportata da Der Spiegel, arriva in un momento di grande turbolenza dei mercati e alla vigilia della missione della troika ad Atene. Citando fonti autorevoli del Fondo, il settimanale tedesco riferisce che l’organismo di Washington sarebbe intenzionato a non fornire la sua quota di aiuti alla Grecia prevista per settembre. Appare infatti chiaro all’istituto guidato da Christine Lagarde che Atene non riuscirà a centrare gli obiettivi del memorandum. In questo contesto, spiega ancora lo Spiegel, è altrettanto improbabile che Atene riesca a restituire alla Bce i 3,8 miliardi di obbligazioni in scadenza il 20 agosto. Le misure contenute nel programma di assistenza non sono mai state applicate per intero, mentre il nuovo governo greco punta a ridiscutere le condizioni nelle prossime settimane.”

Spiegel: “Fmi, basta aiuti alla Grecia” Berlino: “Uscita dall’euro non spaventa”. Leggi l’articolo di Blitz Quotidiano

‘Finanza segreta e ingiustizia sociale’. Secondo le ultime stime  almeno 21 mila miliardi di dollari (circa 15 mila in euro), sarebbero depositati nei paesi offshore. L’approfondimento di Danilo Taino:

“I 21-32 mila miliardi di dollari sono quanto sarebbe finito nei paradisi tra il 1970 e il 2010. Il risultato di movimenti di capitale favoriti — come dice lo stesso Henry — «da uno stormo di facilitatori professionisti altamente pagati e industriosi nei settori del private banking, della professione legale, della contabilità e dell’investimento». Una parte di questi spostamenti sarebbe avvenuta in forma di flussi di capitale. Un’altra attraverso fatturazioni false. Dei 6.500 miliardi di dollari che per esempio sarebbero usciti illegalmente dai Paesi in via di sviluppo tra il 2000 e il 2008, 3.477 deriverebbero da fatture truccate che hanno consentito di creare offshore patrimoni non identificabili dalle autorità: il 60% dalla Cina, l’11% dal Messico, il 5% dalla Malaysia, il 3% da India e Filippine. Nello stesso periodo, invece, sarebbero usciti per vie diverse, ma sempre illegali, 427 miliardi di dollari dalla Russia, 302 dall’Arabia Saudita, 268 dagli Emirati Arabi, 242 dal Kuwait, 152 dal Venezuela.”

 

La prima pagina de La Repubblica

La Repubblica 23-7-12

La Repubblica: “Euro, la Grecia quasi fuori.” Editoriale di Andrea Bonanni:

“Può capitare che i falchi, quando esagerano, diventino avvoltoi. E’ successo ieri con il ministro tedesco dell’Economia, Philipp Roesler, che ha confermato e rafforzato le voci su un’imminente uscita della Grecia dall’Euro.”

La governante, il ghostwriter e l’ex segretario di Benedetto XVI. Altri tre corvi attorno al Papa. L’inchiesta di Marco Ansaldo:

“Il filo comune che sembra legare i rapporti tra Ingrid Stampa, il vescovo Clemens e il cardinale Sardi sarebbe l’avversione per padre Georg  Gänswein. Sono stati già allontanati dagli incarichi .”

Politica italiana. Intervista di Ettore Livini a Giuliano Pisapia. sindaco di Milano:

“Centrosinistra deve andare oltre i partiti. Deve trovare la terza anima per vincere come a Milano. Bisogna disegnare un programma dal basso. E’ così che si risponde a Grillo e che i delusi della politica possono essere riconquistati. Metterci d’accordo con Vendola e Fioroni? Per evitare equivoci concordiamo dieci disegni di legge sui temi chiave.”

Strage di Denver. L’inchiesta di Federico Rampini, corrispondente da New York. L’autodifesa stile cowboy. Arsenale America non chiude. Una pistola per ogni cittadino:

“Ogni anno 30mila vittime, ma lo stop alle armi è un tabù. Solo nel 2011 ne sono state acquistate 11 milioni. Ogni giorno muoiono in media circa 86 persone per colpi d’arma da fuoco in suicidi e omicidi colposi e volontari.”

Monti per sempre. Il Fatto Quotidiano: “Non può fare altre manovre. Lo scudo anti-spread è una chimera. La Spagna sta fallendo e la Bce non aiuta. Il premier ha una sola arma per superare indenne l’estate: dire ai mercati che resterà dopo il 2013.”

La resa dei corazzieri. Editoriale di Marco Travaglio:

“La tragedia del Quirinale violentato nelle sue sacre prerogative che trascina alla Consulta la Procura golpista di Palermo sta finendo all’italiana: in farsa. Dopo i fiumi di parole e d’inchiostro spesi dalle vergini violate del Colle Supremo e dalle loro vestali a mezzo stampa e tv, si scopre ciò che il Fatto (e pochissimi altri, come Cordero) ha scritto fin dal primo giorno: nessun pm ha violato alcuna prerogativa, perché non esiste alcuna legge che preveda ciò che Napolitano pretende, cioè che la Dia non ascoltasse né registrasse le sue conversazioni con l’intercettato Mancino o, in alternativa, che la Procura distruggesse i nastri senza passare per l’udienza davanti al gip e alle parti. Le affannose ricerche di una sillaba che autorizzasse quell’assurdità tra le pieghe della Costituzione, del Codice di procedura penale e anche della Navigazione, nonostante l’impiego di giuristi di chiara fame e financo di unità cinofile, han dato esito negativo e sono state infine interrotte per sfinimento. Ieri il fronte dei corazzieri di complemento, capitanato da Corriere e Repubblica, si è ufficialmente arreso con due articoli di Giuliano Turone e Gianluigi Pellegrino. I quali s’improvvisano badanti del capo dello Stato per aiutare il Quirinale e la Consulta a uscire dal vicolo cieco in cui li han cacciati Napolitano e i suoi improvvidi consiglieri.”

La prima pagina de La Stampa

La Stampa 23-7-12

Dieci città a rischio fallimento. La Stampa: “In cima alla lista Napoli e Palermo. Contratti, solo 2 su 10 è un posto fisso.” L’irresistibile inadeguatezza della politica. Editoriale di Luca Ricolfi:

“Credo che la maggior parte dei cittadini non abbia ancora capito. Per non parlare dei politici, dei sindacalisti, dei rappresentanti di associazioni e gruppi. A giudicare dalla spensieratezza con cui si va in vacanza, si segue il calcio mercato, si discetta di sistemi elettorali, ci si infervora sui matrimoni gay e sulle dimissioni della Minetti, si direbbe che siano davvero pochi gli italiani che si rendono conto di quanto è drammatico questo momento.”

Intervista di Carlo Bertini a Rosy Bindi, presidente del Partito Democratico:

“Noi con Casini ma il premier è nostro. Se come ha detto Monti dovessero essere le elezioni a determinare l’aggressione a un Paese vorrebbe dire che il destino dei popoli è in altre mani. Non si può pensare che l’esercizio della democrazia esponga un Paese alla speculazione. D’altra parte vedo che non è più un tabù un eventuale voto anticipato, che però si potrebbe fare solo con il pieno accordo di tutti e con una nuova legge elettorale. E come sempre ci affidiamo al Capo dello Stato.”

Il Messaggero: “Stipendi fermi da dieci anni.” In prima pagina la relazione annuale di Bankitalia:

“Le retribuzioni dei dipendenti italiani crescono a passo di lumaca. Gli stipendi reali medi netti (che incorporano anche il dato sull’aumento dei prezzi) dal 2000 al 2010 sono aumentati solo di 29 euro, passando da 1.410 a 1.439 euro. In pratica un modesto +2%. “

Immunità, un valore a difesa dello stato. Scrive Piero Alberto Capotosti:

“La soluzione di conflitti che hanno un alto tasso di politicità deve avvenire in una sede capace di stemperare, nel rigore dell’argomentazione giuridica, le punte più polemiche. E quale sede migliore della Corte costituzionale, che non giudica sulle persone, ma sui modi di applicazione delle regole della legge?
È dunque da quella sede, lontano dalle polemiche e dalle strumentalizzazioni di parte, che potrà giungere la parola definitiva su un ricorso che ha mille riflessi, ma che il presidente Napolitano ha sollevato unicamente per «un principio da difendere», cioè quello della libertà e della riservatezza dell’esercizio delle funzioni presidenziali.”