Dagospia: Papa Francesco? Complotto Vaticano per farlo fuori

di Edoardo Greco
Pubblicato il 10 Ottobre 2015 6:37 | Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2015 8:23
Dagospia: Papa Francesco? Complotto Vaticano per farlo fuori

Il retroscena di Dagospia su Papa Francesco

ROMA – Jorge Mario Bergoglio non morirà da Papa Francesco, stando al retroscena pubblicato da Dagospia con la firma anonima di “Dagoreport”: ci sarebbe un complotto trasversale per fare fuori (politicamente, non fisicamente) il Papa che è popolarissimo fuori dal Vaticano quanto pieno di nemici all’interno della Chiesa Cattolica. Nemici di “destra” a cui non è per niente piaciuta l’enciclica “comunista” e no global “Laudato si'” e nemici di “sinistra” che sono irritati dalle esitazioni di Papa Francesco sulla strada del riformismo.

Così conservatori e riformisti, sempre stando al Dagoreport, aspettano lungo la riva del fiume che passi il cadavere… non del nemico Bergoglio, ma del papa emerito Joseph Ratzinger. Una Chiesa con tre papi sarebbe “ridicola”, scrive Dagospia. Ma una volta passato a miglior vita l’ottantottenne Benedetto XVI, Bergoglio potrebbe seguire la strada aperta dal suo predecessore: dare le dimissioni.

Inoltre, il Dagoreport suggerisce un altro retroscena che spiegherebbe il clima difficile che attende Papa Francesco al Sinodo sulla Famiglia da lui fortemente voluto. L’outing di Monsignor Charamsa ha complicato non poco la strategia di Bergoglio, costretto a rinculare su posizioni conservatrici. “Un autogol per l’ala rivoluzionaria” della Chiesa, scrive Dagospia, orchestrato dai “prelatoni gay” della “lobby omosessuale” in Vaticano. Che conterebbe fra i suoi potenti attivisti un “alto papavero dei servizi segreti italiani”.  Ecco il testo del Dagoreport:

Mancano solo il veleno e le lame, che pure nei secoli ci sono stati, nella battaglia silenziosa che si sta combattendo in Vaticano intorno a papa Bergoglio. Il pontefice argentino gode di un fortissimo consenso popolare e si sa pure muovere sullo scacchiere politico internazionale, come ha dimostrato anche nell’ultima missione tra Cuba e gli Stati Uniti, ma quando rientra tra le mura vaticane si ritrova circondato di nemici. Nemici che si coalizzano.

In particolare, quello che sta accadendo all’ombra del Cupolone è che i cardinali più conservatori, preoccupatissimi per la visione anti-capitalista che emerge anche dall’enciclica “Laudato si’”, si stanno saldando con i porporati più riformisti, indispettiti per gli “stop and go” di Francesco sulla famiglia e sulla morale cattolica in generale. Gli estremi si sono toccati e ora lavorano alacremente per far fuori il Papa.

Bergoglio, del resto, è in palese difficoltà. Lo scandalo omosessuale di monsignor Charamsa, che lavorava niente meno che per il Sant’Uffizio, lo ha fatto letteralmente infuriare. Lo ha interpretato (correttamente) come una manovra della lobby gay che opera in Vaticano per condizionare pesantemente il Sinodo della famiglia a cui teneva tantissimo.

E per reazione, Francesco si è attestato sulle posizioni più conservatrici, che non a caso stanno prevalendo nei lavori dei vescovi. Il Sinodo però passa, ma le congiure restano. Nei sacri palazzi ormai matura la convinzione che Bergoglio non morirà Papa. Sarà fiaccato dalle manovre contro di lui e prima o poi si arrenderà. Ma quando?

I cardinali con la coscienza più pesante guardano con interesse alle condizioni di salute di Joseph Ratzinger. Non che gli vogliano particolarmente bene. E’ che sanno che Bergoglio non si dimetterà mai finchè è vivo il predecessore: una Chiesa con tre Papi in vita farebbe ridere il pianeta.

P.S.: Dietro ai prelatoni gay che hanno orchestrato il coming out di Charamsa ci sono anche i servizi segreti italiani. C’è infatti un alto papavero dei servizi, molto legato al Vaticano, che fa parte della lobby omo.