“Dal rottamatore al doroteo”, Fabrizio D’Esposito sul Fatto Quotidiano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 gennaio 2014 11:36 | Ultimo aggiornamento: 14 gennaio 2014 11:37
"Dal rottamatore al doroteo", Fabrizio D'Esposito sul Fatto Quotidiano

Matteo Renzi (LaPresse)

ROMA – “Dal rottamatore al doroteo”, questo il titolo dell’articolo a firma di Fabrizio Esposito sul Fatto Quotidiano:

I vecchi democristiani facevano così. Anzi, i dorotei, per essere più precisi. Obliqui o trasversali, dissimulavano, eludevano, depistavano, ti sorridevano ma ti accoltellavano alle spalle. Tutto per diventare o rimanere centrali nel Sistema. Tattica, quasi mai strategia. Il doroteismo, come anche il realismo togliattiano (Napolitano) e il gestionismo andreottiano (Enrico Letta), è ormai un carattere antropologico dell’italico potere. A guardare i fatti, Matteo Renzi si sta guadagnando i galloni del perfetto Rottamatore doroteo, un ossimoro dal gusto gattopardesco.

Il doroteismo renziano è esploso con il caso De Girolamo. Lui, il segretario del Pd, continua a non dire una parola sul ministro dell’Agricoltura, moglie del lettian-renziano Francesco Boccia. Silenzio. Anche quando il Corriere della Sera, domenica scorsa, gli dedica un’intera pagina di intervista. Allo stesso tempo, però, il sindaco di Firenze manda i suoi avanti a minacciare: “De Girolamo deve chiarire”. Almeno, sull’affaire Cancellieri-Ligresti, Renzi si pronunciò a scoppio ritardato. Adesso, niente. Una farsa, meglio una sceneggiata per fare ammuina, senza richiesta di dimissioni o di mozione di sfiducia. Surreale l’apertura di domenica scorsa di Repubblica: “De Girolamo, Pd all’attacco”. Un titolone appeso alla frasetta di un renziano anonimo contro il ministro. Un po’ poco. Eppure il renzismo funziona così. Una, dieci, cento, mille facce dorotee.

Il Dissimulatore ha un altro cavallo di battaglia: il tormentone del rimpasto, che si collega anche allo scandalo De Girolamo. Questa la promessa fatta con discrezione (nemmeno tanta) ai fedelissimi: “Io della De Girolamo non parlo ma tra quindici giorni c’è il rimpasto e lei rimane fuori”. Poi però Renzi va da Napolitano e chiosa su Twitter: “Il rimpasto? Che noia”. Il giorno prima, il ministro renziano Delrio si era espresso in senso contrario: “Sì al rimpasto con un’agenda nuova di governo”. Questa storia va avanti da almeno tre settimane . Rimpasto in privato ma non in pubblico. È chiaro che MatteoilDoroteo vuole il voto in primavera, come Berlusconi, ma è costretto a battere anche altre strade, al limite del ridicolo nella definizione: rimpasto con o senza renziani. Un rompicapo da Prima Repubblica (…)

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