“Dalla padella Rai alla brace TeleVeltroni”, Mario Giordano su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Luglio 2014 13:24 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2014 13:25
Dalla padella Rai alla brace TeleVeltroni

Veltroni (LaPresse)

ROMA – “Dalla padella Rai alla brace TeleVeltroni” questo il titolo dell’articolo su Libero Quotidiano a firma di Mario Giordano:

Nichi Vendola dice che vuole andare in Canada. E questo potrebbe essere un problema per i canadesi. Ma, per il momento, ci sentiamo di rassicurarli: in fondo anche Veltroni è quindici anni che vuole andare in Africa eppure non s’è mai mosso da qui. Anzi: addirittura ora è in corsa per diventare presidente della Rai. Dal Continente nero al buco nero, dagli orfani della guerra agli orfani di Floris, dalle guerre tribali alle faide aziendali: come non capirlo? La Tv pubblica nasconde più insidie della giungla equatoriale. E uno che, come Walter, ha la vocazione alla missione- bontà non può restare insensibile al grido di dolore delle popolazioni che soffrono: la terribile carestia renziana ha colpito senza pietà, 150 milioni di tagli, sacrifici disumani, la fame alle porte, la desertificazione che avanza nel biafra esteso tra Saxa Rubra e Rainews.

Siamo seri: come può Veltroni andare in Africa, quando la vera emergenza è la poltrona di viale Mazzini? Succederà così anche per Vendola, vedrete. Lo diciamo per rassicurare i canadesi. Un po’ meno i pugliesi, si capisce: ma che ci volete fare?La vocazione migratoria dei nostri politici, purtroppo, funziona così: solo a parole. Nei fatti è frenata dalla forza attrattiva della cadrega, che è una vera e propria calamita. Vi pare? Non è che loro non se ne andrebbero, per carità, non stiamo dicendo che sono dei bugiardi. Ci mancherebbe. Loro sono sinceri. Ce la mettono tutta. A parole sono già oltre confine. È che poi, quando vedono una carica, un gettone, una prebenda, un consiglio d’amministrazione, insomma, quando vedono una poltrona, sale forte nel loro petto un’autentica nostalgia di casa. Forse sentono risuonare in vena per sino un po’ d’amore per la patria. Anche se, va detto, non sempre si tratta di un sentimento corrisposto. Non del tutto, almeno.

Ma come si può fermare l’attaccamento alle proprie radici? Come si può biasimare chi rinuncia all’Africa (e ne siamo sicuri: persino al Canada) per dar retta al proprio sentimento più profondo? Prendete il povero Veltroni, sulla cui vocazione africana si spendono da anni ingiuste ironie, canzonette e dichiarazioni che lo sbeffeggiano in modo fin troppo facile. Lui è rimasto qui perché aveva una missione da compiere assai più importante che sfamare i bambini del Rwanda: doveva seguire il suo Dna. Perché lui, come ha spiegato a Paolo Mieli al Festival dei Due Mondi, quelle tre lettere lì, R-a-i, le ha “iscritte nel suo Dna”. Rai uguale Dna. E al Dna, come al cuor, non si comanda (a differenza che alla Rai). Lo vedete? Anche la location scelta per l’esternazione è simbolica: il Festival dei Due Mondi.Walter, in effetti, ha pure lui ha il piede in due mondi: idealmente è in Africa, da sempre. Fisicamente, però, non c’è mai andato. Ma non perché non volesse, solo che aveva sempre qualcosa da fare: prima il segretario del Pd, poi il presidente del Consiglio, poi il ministro, poi qualche corrente, e poi doveva litigare con D’Alema, poi doveva sostenere Renzi, e intanto scriveva libri, e faceva il film su Berlinguer, e nel frattempo se c’era da candidarsi a qualche altra carica, non è mica che il suo nome se l’è mai risparmiato nessuno, eh? Persino per la Federazione Italiana Gioco Calcio, solo qualche giorno fa, l’han di nuovo tirato in ballo (…)