Dare del renziano come insulto “è scandaloso”: Luigi Zanda, Pd, presidente senatori

Pubblicato il 28 Giugno 2015 11:00 | Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2015 11:00
Dare del renziano come insulto "è scandaloso": Luigi Zanda, Pd, presidente senatori

Luigi Zanda: Dare del renziano come insulto “è scandaloso”

ROMA – È scandaloso che “l’aggettivo “renziano” possa essere usato come un insulto all’interno del Pd”, sbotta Luigi Zanda, presidente del senatori del Pd, autodefinito “uno che non lo ha votato alle primarie e non è renziano”.
Luigi Zanda è stato intervistato per Repubblica da Francesco Bei, che lo ha graziato di una etichetta forse un po’ enfatica ma che ben si adatta ai mari rocellosi in cui aviga la politica in Italia:

“Nocchiero di un gruppo di 113 senatori democratici”.

Tra i suoi meriti è avere “già mandato in porto la Buona scuola”. Nelle prossime settimane aspettano Luigi Zanda

“prove altrettanto difficili. A partire dalla riforma costituzionale, «che sarà approvata nel giro di 40-50 giorni». Ma l’Italicum, avverte «non si cambierà »”.

Elabora Luigi Zanda che,

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“come vedono tutti, in un anno e mezzo di Renzi c’è stata necessariamente un’attenzione riservata soprattutto ai temi di governo, con una minor cura alla vita interna di partito. Dobbiamo assolutamente ricostruire le regole della nostra vita interna: come si prendono le decisioni, quale rapporto deve esserci fra quello che stabilisce il partito e come votano i gruppi, l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione”.

Oggi, osserva Luigi Zanda, ci sono tre Pd, o come dice lui con parole più corrette “tre realtà diverse”:

“C’è una parte maggioritaria che ha sempre sostenuto Renzi fin dalle primarie e lo ha portato alla segreteria. C’è un’altra parte che non lo ha sostenuto all’inizio ma ne riconosce la legittimità come segretario e vive una forma di collaborazione politica, senza per questo essere diventata renziana. E c’è infine una terza parte che non solo non lo ha votato, ma conduce una battaglia politica interna di opposizione. Il che va benissimo, ma i partiti non reggono senza un patto politico che leghi maggioranza e opposzione”.

Indaga Francesco Bei: dove Renzi sta portando il Pd? Lei, Zanda, lo ha capito?

“La scommessa di Renzi è quella di mettere sul piatto un pacchetto di riforme ispirato alla famosa lettera della Bce del 2011,uno shock che possa rendere credibile l’Italia in Europa, favorire gli investimenti, una drastica riduzione delle tasse e fare una reale politica di sinistra. Una politica di sinistra è quella che dà risposte ai bisogni grandi dei ceti più deboli: anzitutto lavoro, sviluppo, qualità della vita. E senza risanamento economico non è possibile alcuna politica di sviluppo.

Le minoranze chiedono di rivedere l’Italicum appena approvato. Ci sono margini?

“Durante la segreteria Bersani sono stato nel gruppo che ha cercato di cambiare il Porcellum. Non ci siamo riusciti. Abbiamo impiegato un anno a portare a casa l’Italicum: ci penserei molto prima di rimetterci le mani. Nè si può dire che se non lo cambiamo allora può vincere Grillo! Le leggi elettorali non si fanno contro qualcuno”.