Declino e fine della Michelangelo e della Raffaello. Da New York a…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Settembre 2015 13:28 | Ultimo aggiornamento: 10 Settembre 2015 13:31
Declino e fine di Michelangelo e Raffaello. Da New York a...

A bordo della Michelangelo da Genova a New York nel 1968

ROMA – Alberto Mattioli ricorca sulla Stampa i grandi transatlantici italiani: la Michelangelo e la Raffaello.

(…) Il 12 maggio 1965, il transatlantico Michelangelo salpa da porto di Genova diretto a New York, anzi a Nuova York, come diceva Ruggero Orlando. Il 25 luglio tocca alla nave gemella, la Raffaello. Sono due colossi, capolavori di tecnologia ma anche di eleganza, gusto, stile italiano: 275 metri di lunghezza, 31 di larghezza, 45 mila tonnellate di stazza. A bordo di ognuno, 750 cabine, 30 saloni, un teatro da 489 posti, tre night club, una cappella, 18 ascensori, 50 posti auto, sei piscine, un ospedale provvisto di sala operatoria e reparto malattie infettive, molte boutique e perfino un canile. C’è posto per 1.775 passeggeri, divisi nelle tre classi canoniche. Solo che, visto che il marketing non si chiama ancora così ma esiste già, la Prima classe è rimasta Prima ma la Seconda è stata ribattezzata «Classe cabina» e la Terza, quella degli emigranti di una volta, «Turistica». Costo complessivo: 150 miliardi.

I due giganti non nascono come navi da crociera, ma proprio come trasporto passeggeri. Per andare in America, il jet esiste già, ma la nave è ancora concorrenziale (…) In Prima, tutto è lusso, calma e voluttà. Per decorare saloni e salotti sono stati mobilitati tutti i grandi nomi del design italiano. Gli ambienti della Michelangelo sono più classicheggianti, quelli della Raffaello più moderni (…) La tragedia dell’Andrea Doria è recentissima e le due navi sono all’avanguardia anche nella sicurezza. Tutto è realizzato con materiali speciali, studiati e realizzati apposta. «Di legno – scrive Arrigo Benedetti sulla Stampa del 28 febbraio 1965 – c’è solo il tagliere per affettare gli arrosti».

(…) I transatlantici sono un simbolo tangibile dell’agognato benessere, come il Settebello, le autostrade, i supermercati, l’automobile e la tivù per tutti. La prima partenza della Raffaello da Genova viene accompagnata dal lancio di stelle filanti e tremila palloncini. Suonano le sirene del porto e quelle dell’incrociatore lanciamissili Andrea Doria, ammiraglia della Marina militare, e da due aerei vengono lanciati 60 mila manifestini con la scritta «Buon viaggio, Raffaello!». A bordo, anche il ministro delle Partecipazioni statali, senatore Giorgio Bo (l’armatore è l’Italia Navigazione, vecchia società pubblica) e, «prese particolarmente di mira da fotografi e cineoperatori», due «note attrici»: Giovanna Ralli e Raffaella Carrà (di già!).

Nessuno, sotto le stelle filanti, immagina che le navi colossali siano anche due colossali errori. Il boom sta finendo, l’epoca dei transatlantici pure. Gli emigranti, ormai, non ci sono più e nel 1970 entra in servizio il Boeing 747, che permette all’Alitalia di ridurre di un terzo le tariffe del Roma-New York. Poi arriva lo choc petrolifero dei primi Anni Settanta: il barile passa dall’oggi al domani da 35 a 95 dollari, e le due supernavi non navigano solo su un oceano d’acqua, ma anche di nafta. Ci si mette anche la conflittualità sindacale post-Sessantotto: gli scioperi selvaggi dei marittimi si moltiplicavano e ormai i passeggeri non sanno mai se potranno effettivamente salpare nei giorni previsti.

Michelangelo e Raffaello iniziano a perdere colpi nell’immaginario collettivo e soldi nei bilanci. La reazione è quella di convertirle in navi da crociera, ma è un fiasco: le navi sono troppo grandi e le cabine della Turistica troppo piccole, gli spazi delle varie classi non sono comunicanti, insomma nemmeno le crociere funzionano. Anche qui, una metafora dell’Italia degli Anni Settanta, azzoppata dal caro petrolio e dai cari sindacati, in crisi economica e di fiducia.

Il sogno è durato appena dieci anni. Siamo all’ultimo atto e agli ultimi viaggi. La Raffaello parte per l’ultimo New York-Genova il 21 aprile ’75, la Michelangelo il 26 giugno seguente. Del futuro non c’è certezza. Dopo molte esitazioni, le due navi sono vendute allo Scià di Persia, che vuole usarle come caserme galleggianti. Il finale è malinconico. La Michelangelo viene ormeggiata a Bandar Abbas, poi dopo la rivoluzione khomeinista è saccheggiata dalla folla e infine, nel ’91, rimorchiata in Pakistan per essere demolita. La Raffaello, spiaggiata a Bushehr, viene centrata da un missile irakeno nell’82. Ci mette due giorni ad affondare. Il relitto è ancora lì.