Decreto del fare, M5s, privacy, scontri Turchia: rassegna stampa e prime pagine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Giugno 2013 9:47 | Ultimo aggiornamento: 12 Giugno 2013 9:47

ROMA – Misure per giovani e imprese. Il Corriere della Sera: “Dal vertice di maggioranza sì al decreto con le misure per giovani e imprese. Bonus per i neoassunti e semplificazioni. La crisi del commercio: in tre mesi, 18 mila negozi in meno.”

L’altra Italia che non vota. L’editoriale a firma di Antonio Polito:

“L’improvvisa impennata dell’astensione meriterebbe anzi qualche riflessione un po’ meno rozza di quelle che circolano. C’è chi l’attribuisce alla crisi economica, ma altrove l’apatia elettorale è cresciuta piuttosto in periodi di prosperità, quando cioè le cose andavano troppo bene per cambiare (Blair e Clinton ne approfittarono), e si è ridotta in tempi difficili (vedi Obama). Dire che è segno di sfiducia nella democrazia rappresentativa è d’altronde un truismo, se non si spiega perché. È probabile che l’era del «deficit zero», la chiusura cioè dei rubinetti della spesa pubblica, abbia colpito al cuore la politica tradizionale basata sullo scambio tra consenso e risorse. Senza soldi, consiglieri e sindaci non possono fare niente che abbia davvero rilevanza nella vita della gente, e gli elettori lo sanno. Forse la sinistra regge meglio nei Comuni proprio perché lì si presenta come partito della spesa (mentre rende meno quando in ballo c’è il governo nazionale, dove è vista come partito delle tasse). In ogni caso è evidente che meno gente vota e meglio va il Pd. Stavolta il fenomeno è più macroscopico, ma è sempre stato così nella storia di quel partito e dei predecessori. Si tratta ovviamente di un bel problema per i suoi dirigenti, perché quando si tornerà a votare per il governo nazionale le percentuali di affluenza saliranno e i voti del Pd si diluiranno. Ma, a saperla leggere, è anche una buona notizia.”

Imprese, contratti e bonus sui neoassunti. Il governo annuncia il «decreto del fare». L’articolo a firma di Roberto Bagnoli:

“Fisco, occupazione, lavoro, piccole aziende, semplificazione, agenda digitale, accelerazione dei pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione, riduzione degli incentivi per le rinnovabili. Questi i punti principali dentro il “decreto del fare” condiviso dal vertice di maggioranza di ieri e che dovrà vedere la luce prima del Consiglio europeo del 27 giugno. Il premier Enrico Letta ha spiegato l’importanza di questo pacchetto di misure che non solo consentirà all’Italia di avere le carte in regola al vertice di Bruxelles ma servirà a «fronteggiare la crisi e tentare il rilancio». Il blocco dell’aumento dell’Iva, destinato a scattare in “automatico” dal primo di luglio senza un provvedimento ad hoc, non è stato affrontato e comunque non rientra nel “decreto del fare”. Prima bisogna valutare in modo approfondito, a livello politico e tecnico, le risorse necessarie, resta la volontà della maggioranza ma non è facile, vedremo cosa si può fare. Così avrebbe detto il premier a chi insisteva (il Pdl) per inserire l’argomento Iva dentro il provvedimento. I costi per evitare l’arrivo di questo nuovo balzello del resto sono noti: 2 miliardi di euro per il 2013 e 4 all’anno dal 2014 in poi. Il ministro dei Rapporti col Parlamento Dario Franceschini, al termine del vertice di maggioranza, ha poi precisato che sull’Iva «ci lavoreremo, è ancora presto per dare delle risposte perché servono risorse».”

Ogni tre mesi 18 mila negozi in meno e i piccoli si alleano ai supermarket. L’articolo a firma di Lorenzo Salvia:

“Magari c’è chi esagera: «In 10 anni non ci saranno più negozi», dice Confesercenti con una profezia dal sapore Maya. Ma la crisi del commercio è una realtà. Ed i numeri raccontano un fenomeno che allo stesso tempo è spia e causa del momento che sta attraversando l’Italia. L’Istat ci ha appena ricordato che la spesa delle famiglie continua a scendere, -3,4% in un anno. E questo non vuol dire solo meno affari per ogni panettiere o per ogni ferramenta. Ma anche, brutalmente, meno panettieri e meno ferramenta. Nei primi tre mesi di questo 2013 il saldo fra le aperture di nuovi negozi e le chiusure di vecchie botteghe fa segnare meno 18 mila. Più morti che nati. E se continuiamo così, dicono le statistiche di Confcommercio, l’anno si chiuderà con la perdita di 70 mila negozi, il doppio che in tutto il 2012.”

«Processo» alla Bce, Merkel con Draghi. L’articolo a firma di Paolo Lepri:

” Il piano che ha salvato l’Euro – e che è stato difeso ieri, nell’aula di Karlsruhe, dal ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble – viene messo sotto esame in Germania a prescindere dal suo innegabile successo. Non e’ un paradosso, questo, per Andreas Vosskuhle, il presidente della Corte Costituzionale che ha iniziato ieri due giorni di audizioni sulla legittimità del programma di acquisto dei titoli di Stato dei Paesi indebitati deciso in settembre, e mai attuato, dalla Banca centrale europea. Anzi, i giudici vestiti di rosso non ne saranno condizionati, perché la loro missione è stabilire la compatibilità tra le Omt (Outright Monetary Transactions) e la «Legge fondamentale» tedesca. Non li riguarda tenere conto del fatto che, dall’annuncio di Mario Draghi in poi, le tensioni nell’eurozona si siano calmate senza che venisse speso un solo centesimo. «Questo compito – ha detto Vosskuhle – spetta alla politica». In ogni caso, questa oggettiva contraddizione rende ancora più complesso il giudizio. Come se non bastasse, l’uomo più temuto d’Europa ha ammesso nella sua introduzione che la «questione legale più difficile» riguarda la competenza dell’organismo da lui guidato nel valutare le scelte della Bce. Sono loro, insomma, a rischiare di invadere il campo. Per questa ragione non è escluso che il «secondo senato» di Karlsruhe possa cedere il passo, su alcuni punti, alla Corte europea di Giustizia.”

Grillo caccia senatrice. «Referendum su di me». L’articolo a firma di Alessandra Arachi:

” Il giorno dopo le elezioni il nervosismo è palpabile, da più parti. Anche nel Movimento 5 Stelle. O, forse, meglio: soprattutto nel Movimento 5 Stelle, costretto a leccarsi le ferite dopo l’exploit delle Politiche di febbraio. Ieri ci sono stati parecchi fermenti nel Movimento. Una lite tra Beppe Grillo e una sua senatrice. Ma anche la spaccatura per il successore di Vito Crimi come capogruppo al Senato. Al ballottaggio fra Nicola Morra, uno dei fedelissimi di Grillo, e Luis Orellana, ha vinto il primo, ma solamente di due voti. Le scintille fra Grillo e la senatrice Gambaro, sono poi andate avanti per tutta la giornata, destinate a non sopirsi, soprattutto dopo che nei giorni scorsi dal Movimento di Grillo sono fuoriusciti Alessandro Furnari e Vincenza Labriola, due deputati tarantini confluiti nel gruppo misto. Da ieri la senatrice Gambaro rischia la stessa fine. O, molto più probabilmente, la sua fine è già stata decretata, almeno a giudicare dalle parole vergate da Beppe Grillo. Ma vediamo come è andata. Tutto è cominciato nel primo pomeriggio di ieri, quando Adele Gambaro, una senatrice di M5S appunto, non ha esitato a rilasciare alle agenzie dichiarazioni di attacco mirate al cuore del suo leader: «Il problema del Movimento? È Beppe Grillo. Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi, soprattutto quelli contro il Parlamento».”

“Meno gente nelle carceri”. La Stampa: “Chiedo subito al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, che da poche settimane è traslocata dal Viminale in via Arenula, se quella delle carceri è la prima grana che si è trovata sulla scrivania.”

“Più scarcerazioni, meno arresti. Subito un decreto per togliere 4 mila detenuti dalle prigioni”. L’articolo a firma di Michele Brambilla:

“«È la cosa più seria risponde – entro il mese di maggio dell’anno prossimo dobbiamo avere risolto il problema». Maggio 2014 è la data indicata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo come termine per porre rimedio allo scandalo del sovraffollamento. «L’Europa impone che ciascun detenuto abbia a disposizione, in cella, uno spazio non inferiore ai tre metri quadrati. Sotto questa soglia, la detenzione è considerata tortura», dice Anna Maria Cancellieri. E poi è arrivata, oltre all’Europa, la reprimenda di Napolitano, che ha invitato il governo a far presto.

Ministro, quando e come pensate di intervenire? «Venerdì, o al massimo sabato, il governo farà un decreto legge».

Che cosa prevederà? «Misure per anticipare alcune uscite dal carcere, e altre per limitarne le entrate. Stiamo lavorando sui reati. E pensando anche all’estate, quando la situazione rischia di scoppiare per il caldo».

Quanto varrà questo decreto, in termini di numeri? «Lo stiamo ancora definendo. Il 24 poi ripresenteremo in Parlamento, con qualche correzione, il provvedimento del ministro Severino, che va nella stessa direzione: far uscire un po’ di persone, quelle che hanno mostrato di esserselo meritato, e non far entrare altri che possono essere mandati agli arresti domiciliari o assegnati a lavori socialmente utili. È chiaro che tutto questo si potrà fare con persone non pericolose e per reati per i quali sono previste pene basse. Abbiamo calcolato che, con queste misure, la popolazione carceraria dovrebbe ridursi di 3.500-4.000 persone».”

Dai blog agli smartphone: così siamo rimasti orfani della privacy. L’articolo a firma di Raffaello Masci:

“Se ogni giorno – comprese le domeniche e le feste comandate – l’Autorità garante della privacy presieduta da Antonello Soro ha dovuto emanare più di un provvedimento (1,2 per l’esattezza, pari a 460 all’anno), ben 11,5 indicazioni, precisazioni, richiami e simili (4.183 in un anno) e 96 risposte a problemi posti dai cittadini (35 mila in dodici mesi), vuol dire che la privacy in Italia non c’è più. Il garante della Privacy, nella sua relazione al Parlamento, ha ricordato le nuove linee guida per blog, forum e social network. Ha inoltre «stangato» Google e ha regolamentato l’uso di cookie per monitorare gusti e interessi degli utenti.”

Via le auto dalla Roma antica. La prima promessa di Marino. L’articolo a firma di Fabio Martini:

“Grandi sono le ambizioni del nuovo sindaco, come ribadito anche ieri dal suo sito Facebook, dal quale ha proclamato: «Il mio obiettivo è far tornare Roma al ruolo internazionale che le spetta». Dopo aver promesso in campagna elettorale «merito» a tutto campo, principio rivoluzionario in una città come Roma, ieri Marino si è proteso in una di quelle promesse a «scadenza» che di solito tante grane provocano ai politici: «Fra tre mesi spero di aver aumentato le corsie preferenziali, velocizzato i tempi di percorrenza degli autobus, incrementato il numero di bus con climatizzazione nelle periferie». E soprattutto: «Il 14 agosto farò l’ultimo giro con la mia Panda rossa su via dei Fori Imperiali, dopodiché ci tornerò in bicicletta». In altre parole, pedonalizzazione di metà (400 metri) della arteria a suo tempo voluta da Mussolini e apprezzata da Le Corbusier. Ma in attesa di mantenere promesse, i sondaggi compiuti in queste ore hanno fatto affiorare le prime, dure repliche della realtà. Col cambio di sindaco vanno in scadenza tutti i dirigenti dell’alta burocrazia capitolina, alcuni dei quali – ma non tutti – Marino intende cambiare, nel nome di uno spoil system da interpretare con misura, provando a ricostruire un «orgoglio di appartenere al Comune di Roma»: impresa titanica che si intreccia col timore di scoprire un bilancio comunale meno assestato del previsto.”

Erdogan: tolleranza zero. E la polizia caccia i giovani da piazza Taksim. L’articolo a firma di Marta Ottaviani:

“Lo sapevano che sarebbero arrivati. La polizia ha fatto irruzione in piazza Taksim ieri mattina presto, quando i giovani avevano iniziato a svegliarsi. Erano due giorni che Gezi Parki, l’area verde da cui è partita la più grande protesta nella storia recente della Turchia, era stata circondata da una sensazione strana, la consapevolezza che qualcosa sarebbe accaduto presto. Per giorni il servizio d’ordine ha protetto l’area da infiltrati, gente di provenienza non chiara. Ma ieri mattina a Taksim a un certo punto la situazione è diventata ingestibile. I poliziotti in tenuta antisommossa sono arrivati in forze e all’improvviso, scortando gli idranti bianchi delle forze dell’ordine, che di rassicurante hanno solo il colore. C’è voluto poco perché alcune decine di persone iniziassero a tirare molotov contro la polizia e gli idranti, facendo passare il punto di non ritorno a una protesta che fino a questo momento aveva colpito il mondo per la sua dignità e la sua compostezza. Un’escalation che ha permesso al premier Erdogan di alzare ancor più i toni, ergendosi come uomo d’ordine e promettendo «tolleranza zero» contro i «vandali».”

L’Italia ancora non c’è. Basta Haiti per fermarla. L’articolo a firma di Marco Ansaldo:

“Un pareggio contro Haiti. Per loro è la storia, per l’Italia è un’altra delusione e per quanto il 2-2 sia maturato nei minuti finali, con la rimonta degli antillani conclusa nel recupero, il risultato non fa una piega: la Nazionale è stata, come a Praga, la protagonista di una prestazione floscia e dalla quale non sarà facile trarre indicazioni anche se questa volta lo si poteva prevedere. C’erano molti alibi per giustificare una prova incolore degli azzurri: la necessità di adeguarsi in poche ore al fuso che porta un po’ tutti a brancolare per le camere d’albergo alle 4 di mattina; l’assetto insolito e molto sperimentale della squadra che aveva in Bonucci il solo superstite della formazione titolare e mettiamoci anche Haiti. Nel calcio incellofanato in cui ai bambini insegnano a fare certi movimenti e vietano di farne altri si disimpara cos’è l’estemporaneità. Perciò quando si incontrano attaccanti come questi, la cui educazione non si è formata nelle scuole calcio ma nei cortili o magari all’oratorio come da noi 50 anni fa, ci si trova di fronte a un territorio sconosciuto. È stato divertente vedere gli haitiani.”