Delitto Piersanti Mattarella, Fioravanti e le ombre sul ruolo di Carminati

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Febbraio 2015 10:38 | Ultimo aggiornamento: 6 Febbraio 2015 10:38
Delitto Piersanti Mattarella, Fioravanti e le ombre sul ruolo di Carminati

L’arresto di Carminati (LaPresse)

ROMA – C’era una pista nera a spiegare l’omicidio di Piersanti Mattarella, presidente dell’assemblea regionale siciliana, fratello dell’attuale presidente della Repubblica. Quella pista, si scopre adesso, coinvolge Massimo Carminati, il capo di Mafia capitale, oggi in carcere a Parma in regime di 41 bis. Organizzò l’agguato, dissero due testimoni eccellenti. Partecipò all’omicidio come sentinella, disse il fascista Angelo Izzo. A riportare la vicenda è Corrado Zunino su La Repubblica.

La pista dei giovani estremisti assoldati dalla mafia siciliana attraverso la Banda della Magliana era stata avvistata presto da Giovanni Falcone, che indagò Valerio Fioravanti per omicidio. Era stata confermata dalla moglie di Piersanti, Irma Chiazzese, che riconobbe in “Giusva” l’uomo che si era avvicinato al finestrino della Fiat 132 guidata da Piersanti, di ritorno da messa con tutta la famiglia, e lo aveva freddato. Era stata ribadita dal pluriomicida di destra Angelo Izzo, mostro del Circeo, pentito di difficile gestione. Ma il vero rivelatore degli esecutori fascisti e primo accusatore del fratello Giusva fu Cristiano Fioravanti. Andando a rileggere i suoi molteplici interrogatori, presenti nell’archivio Pio La Torre custodito alla Camera, si rimettono a fuoco figure della destra eversiva a cui oggi diamo uno spessore allora sconosciuto.

Massimo Carminati nel 1980 è già l’uomo di contatto tra i neofascisti romani e la Banda della Magliana, è già l’armiere dei Nar, è già il presunto assassino di Mino Pecorelli, ricorda Zunino.

È certamente un rapinatore violento con tutti e due gli occhi sani, ne perderà uno in una sparatoria con la polizia un anno e mezzo dopo. Ecco, Cristiano Fioravanti, fratello minore di Giusva, a diversi pm (…) e in diversi interrogatori sempre più sofferti a partire 1982 dirà: «Mio fratello ha commesso un omicidio politico a Palermo, in presenza della moglie del politico, tra gennaio e marzo 1980». Dettaglierà: «Mio fratello e Gilberto Cavallini hanno fatto quell’omicidio per ottenere favori per l’evasione di Concutelli dal carcere dell’Ucciardone». Infine, liberandosi: «È stato Valerio a dirmi che avevano ucciso un politico siciliano… C’è stata una riunione in casa di Ciccio Mangiameli, insegnante, Terza posizione, cui aveva partecipato uno della Regione Sicilia che aveva dato le dritte». Nelle sue testimonianfermerà ze a cascata Fioravanti il minore allargherà le responsabilità: «In quello stesso periodo impegnato a Palermo nel piano di evasione di Concutelli c’era Massimo Carminati, amico di mio fratello, e dunque il gruppo della Magliana al quale era collegato» (…)

Angelo Izzo sull’omicidio Mattarella ha firmato questa testimonianza:

«Giusva e Concutelli mi dissero che dietro l’assassinio c’erano la mafia e gli ambienti imprenditoriali legati alla massoneria nonché esponenti romani della corrente dc avversa». Su Massimo Carminati, ancora Izzo: «La Banda della Magliana è collegata alla mafia siciliana e ha rapporti con Fioravanti e in maniera più accentuata con Carminati». Nelle parole di Izzo al giudice istruttore di Bologna, l’otto aprile dell’86, c’è la descrizione precisa dell’omicidio Mattarella: «Fioravanti mi aveva raccontato di essersi vestito elegantemente per non dare nell’occhio, indossava un impermeabile bianco. Si è avvicinato e ha fatto fuoco con una 7,65 silenziata. Si spostava saltellando, aveva paura di colpire la moglie a fianco, forse l’ha presa di striscio. Carminati fungeva da copertura. Eseguito l’omicidio, hanno raggiunto Cristiano Fioravanti che aspettava nei pressi con una macchina» (…)