Diego Abatantuono: “Milan a parametro zero. Soldi finiti e non lo dicono”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Marzo 2014 7:13 | Ultimo aggiornamento: 13 Marzo 2014 20:51

diego abatantuonoROMA – Un Milan a parametro zero. Costretto a vendere i pezzi migliori, come De Sciglio, e non più in grado di rinforzarsi. Un Milan che resta piccolo perché non ha soldi e idee per ritornare grande senza dirlo ai suoi tifosi.

E’ lo scenario che preoccupa Diego Abatantuono che in una lunga intervista a Malcom Pagani del Fatto Quotidiano racconta cosa più lo rende inquieto. Dai misteri della gestione Allegri alla mancata svolta, per ora, di Seedorf, il comico tifoso passa in rassegna tutto quello che non funzionna.

Seedorf ha preso la fiaccola da Allegri, ma rischia di bruciarsi prima del traguardo.

Seedorf è un ragazzo molto intelligente e sono certo che diventerà un bravo allenatore. Per adesso è una promessa e con gli esperimenti è difficile trionfare. Serve tempo. Ma lei ha visto i nomi dei tecnici che trottano in Europa? Se non li ha visti glieli segnalo io. Iniziando da Mourinho.

Cosa avrebbe detto Mourinho del frangente attuale?

Parametri zero? Zero tituli. Ma non c’è solo lui, penso a Guardiola oppure al migliore d’Europa, Carlo Ancelotti. Una volta lavorava con noi, oggi è a Madrid. E io non ho ancora capito il perché.

Cosa è stato il Milan per lei?

Non sono un tifoso più speciale di altri. Sono solo un sostenitore deluso che però dall’Africa alla Grecia, era abituato a non perdersi neanche un minuto di Milan. Interpreto il calcio in modo non dissimile da Raimondo Vianello.

Con ironia?

Con attaccamento viscerale. Una volta a Raimondo proposero un film, Vianello non amava il cinema e rispose di no: ‘Mi dispiace, ci sono i Mondiali’. Allora il produttore, lesto, rilanciò: ‘Ma non si preoccupi signor Vianello, in occasione della gara dell’Italia il set si ferma per un giorno’.

E Vianello?

Tentare di fregarlo equivaleva a svaligiare la casa dei ladri. Non fece una piega: ‘L’Italia, certo. E come la mettiamo con le altre sessanta partite?’. Io sono così. Adoro il pallone, se c’è il Milan lo amo anche di più.

Stanno provando a disgustarla, ma lei, stoico, resiste.

Ho visto anche di peggio. Il Milan in Serie B, l’epoca di Giussy Farina, il presidente che vendeva l’abbonamento e tassava il suolo pubblico. Il patron che con l’avallo del grande Liedholm immaginò e portò a termine lo scambio Battistini-Bortolazzi. Lasci perdere, per Farina non è il caso di agitare la categoria del rimpianto.

Fino a qualche settimana fa regnava Allegri.

Sarei felice di decrittare alcuni misteri che son rimasti tali. Quando il bastone del comando era nelle sue mani sono successe cose strane. Inzaghi che si scaldava fino al novantaduesimo, ma non entrava mai. Pirlo ceduto come un ferrovecchio. Eventi paranormali. Sarei felice di dar forma ai dubbi, ma temo che il desiderio rimanga soltanto un’aspirazione.

Perché?

Perché Allegri ha avallato qualsiasi scelta della società senza aprire bocca. Abbiamo atteso invano un suo punto di vista sulla gestione della formazione che allenava, ma abbiamo atteso invano.

Nessun rimpianto dunque?

Con i giocatori giusti, prima che Thiago Silva e Ibrahimovic venissero venduti per esigenze di bilancio e prima di accettare che i soldi delle due cessioni non venissero reinvestiti, Allegri uno scudetto l’aveva anche vinto. Di certo è complicato rimpiangere l’uomo che ha regalato a Domenico Berardi, scuola Juve, una domenica da raccontare ai nipoti. Faccio solo un’osservazione . Metto sul tavolo, senza enfasi, un dato laconico. Dopo quella domenica il Sassuolo non ha più fatto praticamente un punto e Berardi, sarà un caso, non ha segnato neanche a porta vuota. In una cosa siamo bravissimi. Abbiamo un talento vero.

In cosa?

Nel diventare pigmalioni di chiunque. Ci affrontano senza timori e fanno festa quasi tutti. Forse bisognerebbe dire la verità. Se ci sono problemi di soldi il tifoso vorrebbe saperlo. Se invece la questione è un’altra, per favore, risolvetela.

Colpa della convivenza tra Galliani e Barbara Berlusconi?

Non credo possa rappresentare un problema. Berlusconi ha sempre deciso in autonomia e Galliani, quando ha avuto i mezzi per farsi valere, l’ha fatto senza balbettare.

Rimarrebbe Barbara.

Carissima ragazza, ma non penso si offenda nessuno se diciamo che un prezzo all’esperienza deve pagarlo anche lei. Sarà anche figlia d’arte, ma anche se io penso che mio figlio sia un ragazzo in gamba, non gli metto in mano il budget di un film vero solo perché sono convinto che un domani possa recitare a testa alta da regista. Ci sono i passi meditati, esiste la gavetta.

E il padre?

È stato un grandissimo presidente, ma se spiegasse ai tifosi il momento non sarebbe un danno. I tifosi sono gente strana. Ti osannano nella gloria, ma quando il vento cambia criticano. È storia vecchia. Berlusconi la conosce a menadito. Non è chiaro il disegno complessivo e qualcuno dovrà pur chiarirlo prima o poi. Sa qual è la mia paura?

Qual è?

Che l’anno prossimo De Sciglio vada al Barcellona e per scorgere El Shaarawy bisognerà correre al supermercato per vederlo su una scatola di biscotti.

Sapore amaro. Al quale potrebbe aggiungersi l’olio di ricino della fuga di Balotelli.

Se va via non me ne importa nulla. È come il mago Silvan. Dal cilindro una volta su 10 esce il coniglio, le altre 9 un topo.

Questione di carattere?

Ma neanche un po’. Del gossip non mi importa nulla. Volevo vedere il famoso talento di cui tutti parlano, ma sfortunatamente non l’ho visto mai.

Cosa avrebbe detto il suo tifoso di “Eccezzziunale veramente”?

Non si sarebbe incazzato, ma solo dispiaciuto. Che è molto peggio, mi dia retta.