Dieudonné, Tahar Ben Jelloun: “Proibire è un errore”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 gennaio 2014 11:37 | Ultimo aggiornamento: 10 gennaio 2014 11:37
Dieudonné, Tahar Ben Jelloun: "Proibire è un errore"

Dieudonné, Tahar Ben Jelloun: “Proibire è un errore”

ROMA – “Proibire è un errore adesso diventerà ancora più popolare”, Tahar Ben Jelloun, in prima linea da decenni nel gettare ponti fra culture diverse, nel censurare il razzismo, giudica “grave, anzi gravissima” la decisione di Valls, il ministro dell’Interno di censurare il comico Dieudonné:

«Dieudonné starà fregandosi le mani dalla soddisfazione. Non aspettava altro: l’interdizione del suo spettacolo da parte di un ministro di Stato». Tahar Ben Jelloun, primo premio Goncourt mai assegnato a un autore marocchino, in prima linea da decenni nel gettare ponti fra culture diverse, nel censurare il razzismo, giudica «grave, anzi gravissima » la decisione di Valls, il ministro dell’Interno.
Professore Ben Jelloun, il governo parla di “vittoria della Repubblica”. E invece, a suo avviso che risultato avrà?
«Otterrà come effetto l’esplosione della popolarità di Dieudonné: se finora l’umorista aveva centinaia di spettatori, ora ne avrà migliaia. I suoi filmati su Youtube già sono visti da oltre un milione di persone. Si può dire che oggi il governo francese ha fatto nascere un fenomeno chiamato Dieudonné. È stato un gravissimo errore politico ».
Che fenomeno è Dieudonné?
«È molto difficile classificarlo: lui si professa anti-sionista e non anti-semita, ma per larga parte della stampa e degli intellettuali in tv i due termini si equivalgono. Lui s’è imposto come umorista in coppia con Elie Semoun, un comico ebreo. Poi i due si sono separati, sono iniziate le scaramucce. Dieudonné usa un linguaggio di odio, però i suoi propositi non sono mai del tutto chiari. Per questo oggi nasce un caso politico. Basta ascoltare i ragazzi delle periferie francesi».
Come reagiscono?
«Tracciano un parallelo con la pubblicazione delle vignette satiriche, l’insulto al profeta Maometto e ai musulmani. La scelta fu difesa in Francia nel nome della libertà d’espressione. Ritengono che Dieudonné sia sanzionato solo perché critica Israele. Una questione politica, insomma. Sotto un certo profilo hanno ragione: la libertà d’espressione deve valere per tutti. Poi intervengano i giudici: spetta a loro, non al governo, il compito d’infliggere una punizione».