Digitale terrestre, il Fatto Quotidiano: “Renzi fa un regalo a Mediaset”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Gennaio 2015 12:16 | Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio 2015 12:16
Matteo Renzi

Matteo Renzi

ROMA – “Periodo di manine, la settimana che va da Natale a Capodanno – scrive Carlo Tecce del Fatto Quotidiano – oltre al goffo tentativo di ripulire la fedina penale di Silvio Berlusconi con la norma del 3%, il governo ha consegnato un bel regalo a Mediaset. Per adesso, s’accontenta la proprietà, e non direttamente il proprietario”.

CON UNA POSTILLA inserita nel decreto milleproroghe (adesso in Parlamento), un calderone che certifica le inefficienze italiane, Palazzo Chigi ha rinviato di un anno e mezzo l’immissione sul mercato di televisori (o impianti esterni) che ricevono trasmissioni in tecnologia Dvb T2, il digitale terrestre di ultima generazione. Ha detto sì a una proposta di Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico. Poi nessuno se n’è accorto. E pazienza se una legge di Mario Monti, che recepiva le indicazioni della Conferenza di Ginevra, avesse fissato la partenza per gennaio 2015.

La questione non è commerciale, ma puramente televisiva, e riguarda con prepotenza il Biscione. Perché l’esordio del Dvb T2 è necessario per avviare la riorganizzazione di un gruzzolo di frequenze, che Cologno Monzese utilizza, collocate su banda 700, una ridotta che l’azienda difende con qualsiasi mezzo e che va assegnata agli operatori telefonici. Il passaggio a Dvb T2, che amplifica la capacità di trasmissione, è in grado di provocare un brutto danno al Biscione: i concorrenti potrebbero aumentare i canali e Mediaset li potrebbe perdere, un guaio per l’offerta a pagamento che occupa tantissimo spazio.
Fu proprio il governo di Berlusconi a spingere per il trasloco dal vecchio analogico al nuovo digitale per incassare una plusvalenza di reti e ottenere due risultati ancora preziosi: arginare i rivali del satellite e indurre la Rai a investire 500 milioni di euro senza apportare benefici agli indici d’ascolto. Il digitale interessava al Biscione, non a Viale Mazzini, che sopravvive con la logica dei tre grossi riferimenti generalisti, Rai1, Rai2 e Rai3. Più di una volta, i vertici di Cologno Monzese hanno intimato ai governi di non toccare la banda 700. I motivi: centinaia di milioni di euro sperperati; Canale 5 & C. non avrebbero l’agio di un vasto spettro e, detto senza perifrasi, a Mediaset conviene che il precario equilibrio televisivo rimanga immutabile. “Almeno sino al 2030” ha suggerito Gina Nieri, consigliere d’amministrazione di Mediaset e dirigente di fiducia di Fedele Confalonieri. La banda 700, destinata agli imprenditori telefonici, non deve essere sottratta agli editori televisivi per ritorsione o per penalizzare Mediaset, non è un provvedimento calibrato su misura contro Berlusconi: è vitale per incentivare internet veloce. Lo prevede la Commissione Europea e lo ripete la Conferenza di Ginevra (…)