Domenica sportiva, filosofia della tristezza. Aldo Grasso, Corriere della Sera

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 settembre 2014 12:18 | Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2014 12:18
Domenica sportiva,  filosofia della tristezza. Aldo Grasso, Corriere della Sera

Domenica sportiva, filosofia della tristezza. Aldo Grasso, Corriere della Sera

ROMA – “È proprio della tristezza non avere vergogna di ripetersi – scrive Aldo Grasso sul Corriere della Sera – Come avviene con la Domenica sportiva: si ripete e ogni volta genera tristezza”.

L’articolo completo:

Mi è capitato di rivedere su Rai2 la vecchia, cara «Domenica sportiva», una trasmissione che ha fatto la storia della tv italiana. Ora non più. Per vari motivi, non ultimo che, nella rappresentazione del calcio, la Rai non è più al centro della scena mediatica. Quando la Rai parla di calcio, tutto è già avvenuto, di tutto si è già parlato. Conservatrice, la tv generalista, si sviluppa solo grazie alla ripetizione, al cliché, alla pomposità. Tutto l’opposto di quella innovazione cui il Servizio pubblico sarebbe chiamato per statuto.

È proprio della tristezza non avere vergogna di ripetersi. La tristezza non sta nel fatto che le esperienze finiscono (e i programmi tv sono ormai parte integrante della nostra esperienza) ma che nello stesso tempo va distrutto, disperso, annullato un patrimonio faticosamente accumulato negli anni. Per questo non è un discorso sulla tristezza, ma tecnico.

Ho fatto fatica a riconoscere i personaggi che parlano di sport. Non Emiliano Mondonico, stranamente silente, non Marco Tardelli che parlava della sua ritrovata linea. Il resto nebbia. Non so chi sia la presentatrice (a un certo punto si scaldava per la Ferrari e ho immaginato che parlasse di Paola Ferrari), e mi dà un grande fastidio il tizio che parla di tattiche perché mi ricorda certi colleghi che hanno fatto carriera cucendo una veste scientifica all’ovvio.

Non c’è nulla di filosofico nella tristezza. La «Domenica sportiva» assomiglia ora a uno dei tanti programmi delle tv locali: ha gli highlights delle partite, ma non li sfrutta. Se non sei più al centro devi saperti creare una periferia e questo Rai Sport non lo sa fare, preferisce rimirarsi in uno specchio che ha perso l’argentatura.