Domenico Quirico libero, Siria, Casaleggio e Berlusconi: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 settembre 2013 8:20 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2013 8:20

Il Corriere della Sera: “Piano per vendere i beni pubblici.” Una misteriosa ossessione. Editoriale di Luciano Fontana: ”

“Il governo di larghe intese è stato voluto dal Pdl molto più che dal Partito democratico. Angelino Alfano fa bene a ricordarlo. Pier Luigi Bersani, sotto choc per la mancata vittoria elettorale, tentò in tutti i modi di formare un esecutivo diverso, appoggiato dagli eletti di Grillo. Solo dopo numerosi fallimenti, e grazie al presidente della Repubblica, il Pd accettò con sofferenza di varare una grande coalizione, nella quale non ha mai creduto fino in fondo.
Ma proprio questi dati di fatto rendono ancora più incomprensibile il comportamento del Pdl, o almeno di una sua parte, nell’estate politica dominata dalla condanna di Silvio Berlusconi. L’impegno a tenere separati la vicenda giudiziaria e il destino del governo è stato rimosso. Le minacce si sono moltiplicate fino a questi giorni di tregua apparente. Falchi e pitonesse hanno calcato la scena con dichiarazioni incendiarie contro tutto e tutti: dal capo dello Stato al presidente del Consiglio, dai giudici ai presunti traditori che si anniderebbero nel Pdl.
C’è qualcosa di misterioso nell’ossessione di aprire una crisi. Far cadere il governo e andare alle elezioni (ammesso che al voto si vada) non cambierà di un millimetro la situazione giudiziaria di Berlusconi. Il 15 ottobre la condanna diventerà operativa con la scelta tra arresti domiciliari e affidamento ai servizi sociali. Poco dopo arriverà la Corte d’appello che ricalcolerà gli anni di interdizione dai pubblici uffici. Non c’è nessuno, in uno Stato di diritto, che possa ragionevolmente pensare che tutto ciò si possa cancellare con un colpo di spugna prima dell’esecuzione della sentenza e senza che l’ex premier ne prenda atto.”

I timori del Tesoro: almeno 15 miliardi per accontentare le parti sociali. Il retroscena di Roberto Bagnoli:

“Quella frase “costoso e poco realistico” riferito al patto di Genova pronunciata a sorpresa dal ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni ha una sua base contabile. Dall’annuncio fatto dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi insieme ai segretario generali di Cgil, Cisl e Uil il 2 settembre scorso, i tecnici di via XX Settembre hanno provato a fare alcune simulazioni per capire quanto potrebbe incidere l’applicazione di quelle due pagine tanto scarne quanto pesanti e scoperto che alle casse dello Stato costerebbero come minimo 15 miliardi di euro. La valutazione è precisa e realistica, molto inferiore rispetto ai 50 miliardi calcolati dal think tank di Renato Brunetta, ma sufficiente per far correre ai ripari il guardiano del 3%. Imprese e sindacati, in quel documento congiunto presentato al governo al festival del Pd lunedì scorso, chiedevano di «ridurre il carico fiscale sul lavoro e aziende per aumentare il reddito disponibile e riequilibrare la tassazione sui fattori produttivi». In particolare di «ridurre il prelievo sui redditi da lavoro attraverso le detrazioni per lavoratori e pensionati ed eliminando la componente lavoro dalla base imponibile Irap e rendendo strutturali le attuali misure sperimentali di detassazione e decontribuzione per incrementare la produttività. Inoltre le parti sociali, in quell’inedito quanto importante Patto che segna l’inizio di un nuovo clima di collaborazione e di condivisione di obiettivi, hanno anche chiesto di utilizzare la leva fiscale per rilanciare gli investimenti produttivi e il rinnovo tecnologico delle imprese.”

Guerra al Porcellum ed elogio della Rete Lo show di Casaleggio. Scrive Emanuele Buzzi:

“Un debutto da divo. Il copione di un film già scritto. Prima la ressa dei giornalisti ad attenderlo all’arrivo e lui che si dilegua con l’aiuto degli uomini della polizia e della security. Poi la protesta dei fotografi a cui — per la prima volta in 39 edizioni — è stato inizialmente interdetto l’accesso alla sala. Infine il discorso alla platea, dove sedeva quasi al completo l’establishment della politica e della finanza. La prima volta di Gianroberto Casaleggio al Forum Ambrosetti trascina con sé la curiosità dei media e degli addetti ai lavori. Lo stratega del Movimento Cinque Stelle si presenta puntuale (accompagnato dal figlio Davide), spiccica poche parole, infastidito da flash e telecamere. «Sono qui per esporre le idee del Movimento e per spiegare le evoluzioni delle Reti e della politica», dice.
E infatti l’ideologo dei Cinque Stelle si rivolge alla platea — presenti anche il presidente del Consiglio Enrico Letta e l’ex premier Mario Monti — insistendo sui concetti cardine suoi e del Movimento: l’importanza del web, la democrazia diretta, la trasparenza. «La politica oggi è chiamata a un salto di livello, perché per la prima volta deve dare a Internet un’importanza fondamentale per la relazione con la società», spiega. Per Casaleggio siamo di fronte a una «rivolta culturale». La Rete in tutto questo è il «vero baricentro», che fa mutare anche il concetto di «aggregazioni», non solo più su interessi locali, ma con un respiro più internazionale.”

La prima pagina de La Repubblica: “Giunta, il Pdl chiede subito il rinvio.”

La Stampa: “Domenico libero: è come tornare da Marte.” Una certa idea del giornalismo. Editoriale di Mario Calabresi:

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“Domenico è un uomo libero. Libero di raccontare: «È stata una terribile esperienza», è la prima cosa che mi ha detto «ma sai qual è la mia idea del giornalismo: bisogna andare dove la gente soffre e ogni tanto ci tocca soffrire come loro per fare il nostro mestiere». La notizia del suo ritorno è arrivata ieri sera, poco prima di cena: è stata un’emozione fortissima. Quando ho chiamato Giulietta, la moglie, non riuscivamo quasi a parlare, poi lei ha detto: «Non so neanche come sto, ma so che ce l’abbiamo fatta». La forza è stata di averci sempre creduto, di non aver abbandonato la speranza, di aver tenuto vivo un filo, anche in quei due primi terribili mesi nei quali non arrivava nessun segnale, quando Domenico sembrava scomparso nel nulla. Crederci ha significato non lasciarsi sprofondare nello sconforto e non perdere la testa. Giulietta e le figlie sono state capaci di farlo, anche con un velo di ironia, tanto che per scaramanzia non avevano voluto tagliare l’erba del prato di fronte a casa, era un lavoro del papà e spettava a lui tornare e farlo.”

Hollande convince Kerry: intervento dopo il voto all’Onu. Dal corrispondente Alberto Mattioli:

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“Sulla Siria prosegue il duetto fra Francia e Stati Uniti. Ma, dopo la due giorni parigina del segretario di Stato americano John Kerry, a parti invertite: la Francia, che accelerava, adesso frena. Ed è Barack Obama l’indeciso il capofila degli interventisti. Con un’insolita attenzione, però, alle idee dei francesi, anche perché finora sono gli unici alleati disposti a marciare. Quindi Kerry (che però sabato ha detto che sono almeno dieci i Paesi pronti a partecipare ai raid) dichiara che la Casa Bianca sta «considerando» l’ultimo suggerimento dell’Eliseo, quello di far precedere i missili da un nuovo voto sul dossier siriano in Consiglio di sicurezza, così da mettere tutti, ma soprattutto Russia e Cina, davanti alle loro responsabilità.”

La macchina da soldi degli armamenti. Scrive Francesco Grignetti:

“Il geniale Alberto Sordi ce l’aveva raccontato già nel 1974. «Finché c’è guerra, c’è speranza». Sono trascorsi quasi quarant’anni e siamo ancora lì. Nel frattempo il mercato delle armi è cresciuto senza pause. Da 1994 al 2010 è stato un crescendo. Alla faccia della crisi internazionale, non c’è Paese africano, asiatico, americano che non spenda cifre da capogiro per rifornire i propri arsenali. Secondo il rapporto annuale redatto a Stoccolma, soltanto nell’ultimo anno c’è stato un rallentamento. Le vendite hanno subito un piccolo calo del 5%, scendendo dai 412 miliardi di dollari del 2010 ai 410 del 2011. Però ha inciso sulle statistiche la fine della guerra in Iraq e l’inizio del ritiro dall’Afghanistan. Infatti cala leggermente il peso degli Stati Uniti, ma crescono Russia e Cina. Le cifre in ballo sono gigantesche. E dai dati si consideri che sono escluse le aziende produttrici di armi della Cina in quanto non sono disponibili cifre ufficiali. La Cina in verità è in piena corsa al riarmo. Ma il discorso vale per tutta l’area del Pacifico. E per il Medio Oriente. Ci sono Paesi quasi spopolati, ma ricchissimi di petrolio che devono obbligatoriamente tutelarsi. L’insegnamento di Saddam Hussein che invade il vicino non lo dimenticheranno più. Di qui il continuo shopping in armi di Arabia Saudita, Kuwait, Emirati.”

Il Giornale: “”In gioco spread, Imu e Iva.” Il sogno della sinistra: via il Cav per vincere. L’editoriale di Vittorio Feltri:

Da tempo immemorabile non mi perdo il sermone domenicale di Eugenio Scalfa­ri sulla Repubblica . Prima gli do un’oc­chiata, saltabecco da un capoverso all’al­tro in cerca di qualcosa di stimolante, poi, con lo stes­so spi­rito col quale uno scolaro sente di dover porta­re a termine i compiti assegnatigli dalla maestra, mi impegno a leggerlo tutto. Così ho fatto anche ieri. L’incipit e la parte contenuta nella prima pagina, in cui l’autore affrontava un argomento.”