Rassegna Stampa

I due volti di Deborah Bergamini, Giancarlo Perna sul Giornale

I due volti di Deborah Bergamini, Giancarlo Perna sul Giornale

I due volti di Deborah Bergamini, Giancarlo Perna sul Giornale

ROMA – Un profilo, un ritratto allo sciroppo di rose è quello dedicato da Giancarlo Perna, di solito caustico e corrosivo, a Deborah Berga­mini,  grande vestale della force de frappe di Berlusconi fin dalla prima ora:

L’articolo di Perna sul Giornale:

La quarantaseienne Berga­mini, nonostante sia nel fiore dell’età politica, è una vecchia conoscenza del berlusconi­smo. Essendo però defilata da anni, è comprensibile lo stupo­re per l’affidamento improvvi­so di un compito di grande visi­bilità. Per capire, bisognerà ri­percorrerne la carriera. Prima, però, vediamo com’è giunta la promozione dei giorni scorsi.
Deborah ha le carte in regola per il ruolo di portavoce. È gior­nalista professionista, ha lavo­rato come cronista in Italia e al­l’estero, è stata manager Rai, ha una bella inflessione toscana che la natia Viareggio le ha rega­lato e che Firenze, dove ha fatto l’università,impreziosito.Inol­tre, sa le lingue (inglese, france­se, spagnolo), materia in cui si è laureata, ha un linguaggio es­senziale e un tono tagliente che sono un atout nella polemica politica ed è, infine, una bella donna elegante che tiene alto il vessillo della grazia muliebre del centrodestra.
Ma ciò che ha davvero pesato nel balzo di carriera è che Berga­mini era insoddisfatta della sua posizione in Fi e tanto ingrugna­ta da meditare, pare, il trasloco da Angelino Alfano. Al che il Berlusca, intenzionato a conge­lare sine die tutte le nomine, si è precipitato a fare un’eccezione per lei.Così,l’ha promossa a un incarico che, esulando dal vero e proprio organigramma di par­tito, ha il sapore di un omaggio ad personam per ammansire la
tigre che cova nell’affascinante Deborah. In via generale, per spiegare questa galante premu­ra, va detto che la fuga di una donna dal partito genera nel Cav un dolore triplorispettoal­l’abbandono di un uomo, co­me si è visto dall’indifferenza con cui ha assistito alla diaspo­ra dei molti maschi di Ncd. Nei riguardi di Deborah, questo at­teggiamento possessivo è eleva­to al cubo.
Bergamini ha un carattere vo­litivo e ambizioso. In Toscana, la ricordano da ragazza come scatenata gruppettara di sini­stra. Fu il giornalismo a resti­tuirle una fisionomia decente. Fece tirocinio in alcune tv loca­li, la gavetta alla Nazione , per approdare trentenne (1997) a Londra come cronista della tv americana Bloomberg. A Lon­dra conobbe il Cav che era costì per incontrare Margaret Tha­tcher. Deborah, sostituendo una collega indisposta lo inter­vistò per la sua tv. Un anno do­po, nel 1999, troviamo Bergami­ni nella segreteria del Cav. Nel 2001, è con lui a Palazzo Chigi, per non ben definiti incarichi nella comunicazione. Da que­sta indefinitezza, unita alla ten­denza di Deborah a debordare (di qui, il soprannome di Debor­dah), nacque uno stato di ten­sione con Marinella, la storica segretaria del Cav, e Paolo Bo­naiuti, il portavoce titolare. Alla fine,venne talmente in uggia al­l’una e all’altro che il Berlusca, per trovare pace, la sistemò in Rai. Formalmente al Marke­ting strategico, in realtà col ruo­lo di sua plenipotenziaria in Via­le Mazzini.
Chi l’ha vista agire dall’inter­no nei sei anni di Rai (2002-2008), dice che dedicava un terzo del tempo al suo lavo­ro e due terzi al lobbismo berlu­sconiano con uno zelo così ec­cessivo da essere controprodu­cente. «Pontificava su tutto, so­prattutto su quello che non la ri­guardava », racconta un testi­mone. È vivo il ricordo degli scontri con il capo delle Relazio­ni esterne, Guido Paglia, che non era un «nemico» politico ma, anzi, un uomo di An con il quale sarebbe stato facile inten­dersi. Ma poiché lei doveva det­tare la linea, finiva per azzuffar­si con chiunque. Tempestava di telefonate per spiegare non solo in Rai, ma anche ai funzio­nari Mediaset e altre reti tv la strategia da seguire per mette­re in buona luce il Cav.
Ovviamente finì intercettata e la Repubblica divulgò le regi­strazioni, accusando Rai e Me­diaset di accordi occulti, a scapi­to della sana concorrenza tra aziende rivali. Ezio Mauro, di­rettore di Repubblica , guidò la campagna in prima persona parlando di «struttura Delta», una novella P2, per truccare le carte dell’informazione a van­taggio del Caimano. Era, in real­tà, l’usuale polverone di Mau­ro. Tutto, infatti, si risolse nel nulla,sia per l’indagine interna Rai,sia per l’inchiesta archivia­ta della magistratura. «Debor­dah », però, fu alla fine costretta a dimettersi, travolta dal suo na­poleonico eccesso di sicurez­za. Ecco perché ora si incrocia­no le dita per il nuovo incarico. Il trauma del­l’uscita dalla Rai fu lenito nello stesso anno (2008) con l’ingres­so alla Came­ra. Da allora siede, senza infamia e sen­za lode, a Montecito­rio.
Di temperamento riservato, se non sdegnoso, Deborah non fa comunella con le altre pie donne del Cav. Preferisce la compagnia del coetaneo ed ex deputato, Giuseppe Moles, l’ombra di Antonio Martino nel­la cui orbita l’ha attratta, talché passa pure lei per liberale, sen­za affatto esserlo (è favorevole alle quote rosa). Con Martino ha però osteggiato Tremonti nel 2011 votando contro gli ulti­mi provvedimenti del governo Berlusconi tanto da fare pensa­re a una sua adesione alla na­scente fronda degli alfaniani. In realtà, è troppo legata al Cav per abbandonare lui e Fi. Unico cruccio di Deborah nel partito è il corregionale Denis Verdini, onnipotente ras dell’organizza­zione, che le sta sull’anima. Pubblicamente lo accusa di pre­potenza e gli rinfaccia di sovie­tizzare il Pdl toscano, cui è iscrit­ta. Privatamente gli dà del «ma­cellaio » per i modi brutali e la vi­sione maschilista della donna.
Lascito della Rai è un miste­rioso fidanzato. Sarebbe il bar­buto Giam­paolo Rossi, ex presiden­te di Rainet, colto espo­nente di An che l’ha intro­dotta nella magica aura degli hobbit di Tolkien e delle saghe celtiche care alla destra. Sareb­be in base a questa influenza che Bergamini si fece notare an­ni fa nel mondo dei blog con un sito in cui si firmava «Cartiman­dua », regina dei Celti, dando sfogo alla sua lunare fantasia: «Taliesin canta con voce di con­chiglia. È una melodia che ricor­da alla Regina dei Celti i suoi tempi di ragazza, quando la lu­ce era d’avorio… ». Questa è De­borah, la portavoce-poetessa.

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