E se il grano fosse il nuovo petrolio? Mario Deaglio, La Stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Maggio 2015 7:12 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2015 16:40
(foto Wikipedia)

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ROMA – “Nel Manitoba le nevicate sono cessate soltanto a fine aprile – scrive Mario Deaglio della Stampa – Poi la temperatura si è alzata rapidamente, le previsioni di un raccolto più che discreto sono confermate e gli esperti del mercato dei cereali hanno tirato un sospiro di sollievo”.

L’articolo di Mario Deaglio: Il Manitoba è infatti una delle zone-chiave della produzione mondiale di grano: con una superficie pari al doppio di quella dell’Italia, produce tre volte più grano dell’Italia, e fa del Canada uno dei maggiori esportatori mondiali di frumento.

Ora il grano comincia a crescere ricoprendo di un color verde incerto le ampie praterie gonfie di neve appena sciolta e ricche di moscerini. Quest’anno però il color verde del grano primaverile del Manitoba, ha qualcosa di diverso. Lo potremmo definire «verde-arabo» perché in queste distese inconsapevoli si sta giocando, in sordina, una «partita» importante del mutamento economico globale. Potrebbe nascere qui l’Opec dei produttori di grano, in stretto connubio con l’Opec dei produttori di petrolio; il tutto mentre all’Expo di Milano si discute sull’adeguatezza, presente e futura, delle risorse alimentari del pianeta (…)

Chi è l’acquirente di questo snodo di primaria importanza del commercio cerealicolo mondiale? Una sigla nuova di zecca, Ggg, ossia Global Grain Group, ovvero «gruppo granario globale».
Dietro al Ggg si cela uno dei più giovani e uno dei più antichi tra i grandi operatori granari mondiali. Il primo è la Salic, una società finanziaria dell’Arabia Saudita, di proprietà pubblica, creata tre anni fa con lo scopo di investire nell’agricoltura e nell’allevamento. Ha una filiale a Londra e proprietà terriere in Polonia: una partenza molto cauta, una posizione di secondo piano dalla quale è uscita proprio con la formazione di Ggg.
I Paesi produttori di petrolio da tempo impostano politiche di largo respiro, preparandosi per il tempo in cui il petrolio perderà di importanza. E guardano alle risorse alimentari del futuro,cercando di controllarne il più possibile. Il nuovo re, Salman bin Abdul Aziz salito al trono in gennaio, ha iniziato una politica estera vigorosa, ed è intervenuto militarmente nello Yemen. Perché non intervenire economicamente anche nelle pianure canadesi?
Nella sua avventura, la giovane società araba è accompagnata da Bunge, una società agricolo-commerciale fondata ad Amsterdam quasi duecento anni fa e trasferitasi a New York nel 2001. E’ presente in una trentina di Paesi non solo con attività commerciali, ma anche con impianti di trasformazione. In Italia ha uno stabilimento a Ravenna nel settore dei semi oleosi.
Con l’acquisto di Cwb da parte di Ggg si compie, in sordina, un altro pezzo di una trasformazione globale che ha visto acquisti massicci di terreni agricoli soprattutto in Africa, ma anche in America Latina e in Europa, da parte di capitali arabi, cinesi, coreani e altri ancora. Ora l’interesse passa dalla produzione alla commercializzazione, sempre a livello globale (…).