Rassegna Stampa

Tangenti sulla ricostruzione dell’Aquila, ecco com’è nato lo scandalo

Ecco com'è nato lo scandalo delle tangenti sulla ricostruzione dell'Aquila

Massimo Cialente (LaPresse)

L’AQUILA – Come è nato lo scandalo delle tangenti sulla ricostruzione dell’Aquila? Le tappe dell’inchiesta sono messe in fila in un articolo scritto l’8 gennaio da Giuseppe Caporale di Repubblica.

“Le indagini sono il frutto di una operazione in grande stile, avviata dalla  ‘Do ut des’, effettuate dalla Squadra mobile dell’Aquila guidata da Maurilio Grasso, su incarico dei pm David Mancini e Antonietta Picardi, coordinati dal nuovo procuratore Fausto Cardella. L’operazione, definita, in modo chiaramente allusivo, “do ut des”, ha coinvolto anche le squadre mobili delle questure di Perugia e Teramo. Tutto è partito, nella versione di Giuseppe Caporale, dai lavori di puntellamento di Palazzo Carli, sede del Rettorato dell’Università dell’Aquila, nel centro storico della città”. 
 Secondo Antonio Massari, del Fatto, la storia ha origini lontane di un paio d’anni:
“Già nel 2011 la squadra mobile fa i conti in tasca a Bolino – anch’egli archiviato nell’inchiesta su Lisi – scoprendo che il geometra, con stipendio da 40mila euro l’anno, a due mesi dal terremoto inizia ad acquistare una moto Bmw da 15mila euro, un’auto da 16mila, un appartamento da 120mila euro e – soprattutto – un’abitazione in costruzione, per un valore dichiarato di 100mila, che in realtà corrisponde a villa con garage il cui “solo valore di costruzione appare superiore a quello d’acquisto”. È la primavera del 2011, la squadra mobile de L’Aquila, segnala alla procura gli episodi di Lisi e Bolino, restando in attesa di ulteriori deleghe d’indagine, che non arriveranno mai. Sarà tutto archiviato”.
Poi però la macchina investigativa si rimette in moto. Secondo Giuseppe Caporale,
” mettere tutti nei guai è stato un imprenditore veneto, Daniele Lago, amministratore delegato della Steda spa. Messo alle strette dagli agenti della squadra mobile rispetto a un presunto illecito per un valore superiore a un milione di euro (legato a un appalto), Lago ha deciso di confessare e raccontare al procuratore Fausto Cardella e ai pm David Mancini e Antonietta Picardi il sistema delle tangenti nella città del post sisma”.
Scrive il gip Romano Gargarella nell’ordinanza d’arresto:
Gli indagati hanno rivelato una dedizione costante ad attività predatorie in danno della collettività, arrivando a suggerire i metodi corruttivi, a costituire società ad hoc, a rappresentare realtà fittizie, anche in momenti (il post sisma) in cui il dramma sociale e umano avrebbe suggerito onestà e trasparenza. Da ciò si ricava la certezza della reiterazione di reati della stessa specie”.
E ancora:
“Tancredi anche in virtù del suo ruolo politico pubblico si è posto nel dopo-sisma, caratterizzato dalla fase dell’emergenza, come collettore di compensi di imprese in cambio di agevolazioni per il conferimento di lavori”.
Integra Giuseppe Caporale:
“Sarebbe proprio Tancredi, oltre a farsi consegnare dalla Steda del denaro per il suo aiuto, a chiedere e ottenere, secondo la Procura – attraverso una società creata ad hoc per incamerare i proventi illeciti – anche cinque Map, cinque ‘Moduli abitativi provvisori’, del valore di 40 mila euro l’uno. Moduli che poi, secondo l’accusa, provvederà in parte a rivendere.
“Ma le tangenti – secondo quanto raccontato dall’imprenditore – hanno riguardato anche il vertice dell’amministrazione comunale dell’Aquila nella persona della il vicesindaco Riga. Scrive il gip Gargarella: “L’amministratore della Steda spa ha riferito che uno degli appalti che gli vennero ‘offerti’ riguardava quello relativo all’esecuzione delle opere provvisionali di messa in sicurezza di un immobile della dottoressa Sabrina Cicogna, medico presso l’ospedale dell’Aquila. Dalle dichiarazioni del Lago emerge che l’assegnazione di quell’intervento gli venne garantita oltre che da Tancredi, anche da Riga, vicesindaco de L’Aquila”.
To Top