Elena Loewenthal sulla Stampa: “Cara Boldrini, servo in tavola e sono felice…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 settembre 2013 12:45 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2013 12:45
Elena Loewenthal sulla Stampa: "Cara Boldrini, servo in tavola e sono felice..."

Elena Loewenthal sulla Stampa: “Cara Boldrini, servo in tavola e sono felice…”

ROMA – “Cara Boldrini, servo in tavola e sono felice – scrive Elena Loewenthal sulla Stampa –  quello della madre che serve a tavola la sua famiglia, additato dal presidente della Camera Laura Boldrini, non è uno stereotipo. E’ una realtà, tal qual viene rappresentata, immaginata, aspettata. E non è necessariamente un atto di sottomissione, di servilismo – anche se di servire si tratta. Perché cucinare per le persone cui vuoi bene è un atto d’amore”.

Elena Loewenthal, scrittrice e traduttrice italiana, dalle pagina della Stampa “polemizza”, a distanza, con le ultime dichiarazioni del presidente della Camera, Laura Boldrini contro “la mamma che serve la colazione a tavola negli spot TV”.

D’accordo, il più delle volte non parliamo di (né mangiamo) prelibati stufati né tagliatelle fatte in casa da mani leste ed esperte, piuttosto di preparati industriali imbottiti di emulsionanti e catapultati in forno a riscaldare. La donna di oggi deve spesso dividersi fra il lavoro e la famiglia. Nonostante sia un’impresa improba, il più delle volte lei ce la fa. Il che ha del miracoloso. Noi donne siamo veramente in gamba, diciamocelo francamente: un pugno di generazioni fa ci hanno dato il permesso di uscire di casa. E noi, invece di gingillarci, andare a pesca o a far la guerra, ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo imparato a diventare multitasking, come si dice oggi.

In questo complicato contesto, il fatto di cucinare e servire a tavola – magari in piedi perché c’è da andare a girare un momento il sugo in cucina, controllare l’arrosto, tirare fuori dal frigo la mozzarella per la figlia vegetariana – non è affatto uno stereotipo, un emblema di sfruttamento e mortificazione. E’ una realtà quotidiana, ripetuta milioni di volte ogni giorno. Spegnere il fuoco, inforcare le presine, dare un’ultima occhiata alla pasta che fuma nella pentola e poi scodellarla nei piatti, davanti alle bocche che aspettano, è una piccola felicità. Anche se ti tocca stare piedi un po’ di più. Non cancella la fatica, le delusioni, le sofferenze. Ma non significa affatto arrendersi allo stereotipo. Piuttosto, scacciarlo via con un bel colpo di mestolo.