Elezioni Europee: pareggio, 30%, vittoria… cosa succede dopo il voto se…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Maggio 2014 13:15 | Ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2014 13:15

Elezioni Europee: pareggio, 30%, vittoria... cosa succede dopo il voto se...ROMA – Un pareggio, una vittoria schiacciante, un 30% di quota salvezza…Cosa succede dopo il voto se… Quando si può dire che uno ha vinto, ha perso, ha chiuso la sua avventura politica?

Marco Palombi sul Fatto Quotidiano tenta di spiegarcelo, dividendo il tutto in diverse ipotesi:

RENZI VINCE/STRAVINCE

Perché il premier dichiari piena vittoria devono ricorrere due condizioni: il Pd deve prendere più del 30% dei voti e distanziare con qualche nettezza il Movimento 5 Stelle. Sopra la “quota Veltroni” – ovvero il 33 e dispari per cento – cioè il risultato più alto di sempre del Partito democratico sarà un successo personale, se Grillo e i suoi saranno distanziati di cinque o più punti (avranno cioè, all’ingrosso, la stessa percentuale delle politiche o poco di più) Matteo Renzi potrà incoronarsi imperatore o almeno cardinale.

RENZI PERDE O È MORTO

Se i democratici non sfondano quota 30 per cento il risultato non sarà comunque positivo. Se, contemporaneamente, si ritrovano il M5S a tre punti o anche meno si tratta di una secca sconfitta e della “normalizzazione” del fenomeno Renzi: i suoi oppositori interni, come pure gli altri partiti che reggono il suo governo, tornerebbero ad alzare la testa, i media che l’hanno così sostenuto comincerebbero a riposizionarsi, una certa quota di “renziani” si guarderà attorno in cerca di un salvagente. Ovviamente, se Grillo prende più voti del Pd, il premier è finito: potrà reggere a palazzo Chigi, forse, ma non avrà alcun futuro politico e tutti lo tratteranno come un’anatra zoppa. Non è escluso, però, che si dimetta senza tirarla per le lunghe.

LA SALVEZZA DEL M5S

Al Movimento per non essere costretto ad ammettere una sconfitta è sufficiente non allontanarsi troppo dal risultato delle Politiche dell’anno scorso, vale a dire il 25,56%. Ogni punto in più, invece, basterà alla creatura di Grillo e Casaleggio per cantare vittoria. Si dice che l’elettorato 5 Stelle sia più motivato degli altri: così fosse, oggi gli basterà probabilmente confermare gli 8,7 milioni di voti incassati nel 2013 per superare il Pd e stravincere.

SILVIO E L’OSTACOLO 20%

Forza Italia corre per arrivare terza. È un risultato già scritto. Il punto è come. L’asticella per il partito di Silvio Berlusconi è il 20%: se sarà sopra questa cifra o comunque vicino sarà ancora in gioco, se invece veleggerà più sui lidi del 15% (come affermano alcuni sondaggi) allora verrà spazzata via in poco tempo. Il risultato di Silvio Berlusconi, peraltro, è strettamente connesso col destino delle riforme costituzionali di Renzi: se FI vince o perde troppo l’accordo del Nazareno diventa storia e si dovrà ricominciare da capo.

ALFANO, PRIMUM VIVERE

Il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano deve solo rimanere vivo. Per farlo deve in primo luogo superare la soglia di sbarramento del 4%. Per intestarsi il dopo Berlusconi, invece, deve fare qualcosa di più: l’obiettivo è arrivare attorno al 6%, divenendo contemporaneamente un porto sicuro per profughi forzitalioti con qualche peso territoriale (leggi: un pacchetto di voti) e, soprattutto, senatori della Repubblica. A palazzo Madama, infatti, si gioca tutta la partita delle “strette intese”: più il partito di Alfano andrà bene alle elezioni contro l’ex padrone di Arcore, più aumenterà il suo potere di attrazione in Parlamento (e, conseguentemente, di ricatto rispetto a Renzi).