Rassegna Stampa

“L’emergenza dimenticata”, Massimo Franco sul Corriere

"L'emergenza dimenticata", Massimo Franco sul CorriereROMA – “L’emergenza dimenticata”, questo il titolo dell’editoriale sul Corriere della Sera a firma di Massimo Franco:

L’idea che di fronte a una situazione in bilico un capo dello Stato sondi la possibilità di governi alternativi non deve scandalizzare, ma paradossalmente rassicurare. E il fatto che Mario Monti fu contattato per Palazzo Chigi anche quando al Quirinale c’era Carlo Azeglio Ciampi, quindi prima di Giorgio Napolitano, rappresenta una conferma: che l’Italia da tempo aveva coalizioni scelte a furor di popolo, eppure in costante affanno e incapaci di rispettare gli impegni presi con l’elettorato e l’Unione Europea; e che, agli occhi delle istituzioni italiane e continentali, a torto o a ragione, Monti era visto come una garanzia per arginare la speculazione finanziaria all’attacco del Paese.

Sulla parentesi successiva del Professore che ha voluto far politica è meglio non addentrarsi. Bisognerebbe invece tornare ai mesi un po’ lunari nei quali esisteva un governo guidato da Silvio Berlusconi, che la comunità internazionale non riteneva credibile. Tra l’altro, a quei tempi la Lega era in rotta di collisione sulla riforma delle pensioni. La maggioranza parlamentare si reggeva in piedi con la colla di pochi voti raccattati qui e là. E, soprattutto, con i mercati in ebollizione l’esposizione debitoria stava avvicinando rapidamente l’Italia al collasso.

Senza tenere a mente questo sfondo non è possibile analizzare le mosse di Napolitano di allora; e forse neanche le più recenti. La tesi, cara a una parte del centrodestra e, di colpo, a una filiera trasversale di avversari del Quirinale, secondo la quale quel governo fu vittima di un complotto, è comprensibile: permette di scaricare all’esterno le convulsioni e l’epilogo di una fase da dimenticare. Ma suona piuttosto singolare: anche perché, se ci fosse stata congiura, Berlusconi non l’avrebbe consentita. Rileggere in modo strumentale alcuni episodi avvenuti in quei mesi non basta a restituire credibilità al complotto; né a mettere sotto tiro il presidente della Repubblica .

Le reazioni dimostrano piuttosto l’avvelenamento delle relazioni politiche; l’incapacità, da parte di molti, di leggere con lenti oggettive quanto è accaduto; e la tendenza sempre più diffusa a usare il Quirinale come parafulmine di vicende nelle quali ha svolto un ruolo obbligato. Altrimenti, non si spiega nemmeno perché sia stato Berlusconi il primo a chiedere al capo dello Stato di ricandidarsi di fronte a un Parlamento lacerato: nel 2013, e cioè due anni dopo il presunto «complotto» che si cerca implicitamente di accreditare.

Non si può escludere nemmeno che l’obiettivo sia proprio il secondo settennato al Quirinale: magari sfruttando la richiesta di messa in stato d’accusa di Napolitano, avanzata dal movimento di Beppe Grillo (…)

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