“Essere secchioni? Conta più del talento”, Gianna Fregonara sul Corriere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Marzo 2014 10:15 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2014 10:16
"Essere secchioni? Conta più del talento", Gianna Fregonara sul Corriere

Steve Jobs (LaPresse)

ROMA – “Essere secchioni? Conta più del talento”, questo il titolo dell’articolo a firma di Gianna Fregonara sulle pagine del Corriere della Sera del 12 marzo:

Steve Jobs la chiamava «fame», in italiano si potrebbe dire «impegno», i ricercatori dell’Ocse l’hanno misurato come hard work. Nello slang degli studenti, è l’essere «secchione», per i quindicenni meglio tradotto in nerd.

Si tratta di una variabile visibilmente trascurata dai ragazzi italiani e che, a leggere gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Ocse-Pisa, potrebbe contribuire a fare la differenza nella scuola italiana almeno quanto i tablet , le lavagne elettroniche, la lezione non-frontale e tutte le innovazioni di cui si sente comunque il bisogno: si tratta dello studio.

Essere secchione non solo è faticoso ma, si sa, non è neppure cool , l’impegno stanca e studiare anche, meglio affidarsi al talento, come da modelli televisivi e non solo. O a un colpo di fortuna, aprendo il pacco giusto che ti cambia la vita. Lo pensa la stragrande maggioranza degli studenti italiani. Alla domanda «studiando molto potete avere risultati migliori in matematica?», solo uno studente su dieci risponde che studiare, impegnarsi, possa portare a migliori risultati. Il resto è appunto talento, fortuna, caso. O spintarella.

Inutile a questo punto aggiungere che nei sistemi scolastici migliori del mondo i ragazzi considerano lo studio e naturalmente il riconoscimento dello sforzo come una parte importante del loro impegno. Finlandia, Polonia, Canada per non dire i Paesi dell’estremo Oriente, ma anche gli inglesi e gli americani pensano che per riuscire bisogna impegnarsi ed essere un po’ secchioni.Solo argentini, colombiani, costaricani e albanesi sono più pigri di noi (…)